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Bioraffineria Eni di Venezia: primo caso al mondo di riconversione

Eni ha speso in Italia negli ultimi tre anni 15 miliardi di euro e per il prossimo quadriennio prevede di rilanciare con 21 miliardi di euro, di cui 4 miliardi per la riconversione industriale. Investimenti importanti in un percorso in profonda trasformazione che tocca tutti i settori di business, non solo la raffinazione: dall’upstream alla chimica, dalla generazione di energia elettrica alle bonifiche. L’obiettivo è quello di dare nuova vita ad asset esistenti in ottica low carbon e favorire una maggiore efficienza energetica, senza ridurre gli organici, ma investendo nelle tecnologie e nelle competenze. La visita odierna del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, insieme alla presidente Eni, Emma Marcegaglia, e all’ad, Claudio Descalzi, alla bioraffineria Eni di Venezia ha confermato l’interesse del Governo nelle strategie industriali volte all’ecosostenibilità.
La bioraffineria Eni di Venezia rappresenta, infatti, il primo caso al mondo di riconversione da raffineria tradizionale in raffineria dedicata alla produzione di biocarburanti innovativi, ottenuta grazie alla tecnologia proprietaria Ecofining concepita da Eni.
Un segnale rilevante per i sindacati la visita di Gentiloni, Marcegaglia e Descalzi a Porto Marghera, a conferma che il futuro della chimica e dell’industria è l’ecosostenibilità attraverso tecnologie che favoriscano lo sviluppo dell’economia circolare. In questa occasione Femca Cisl, Filctem Cgil e Uilcem Uil territoriali hanno però anche consegnato una lettera a Gentiloni e Descalzi dove chiedono risposte serie e concrete su due questioni.
“La prima - scrivono i sindacati - riguarda la riconversione green del cracking di Eni/Versalis”. Il 14 novembre 2014 è stato sottoscritto un accordo presso il Mise che prevedeva investimenti per 200 milioni di euro per la costruzione di una Piattaforma tecnologica di chimica verde nelle aree adiacenti il cracking. “Da allora - continuano - nessun segnale concreto. Del futuro di questa realtà nessuno ne parla più”.
“La seconda incognita - continuano i sindacati - è rappresentata dalle Grandi Navi e dalla necessità di non farle più transitare davanti il bacino S. Marco”. I sindacati concludono la lettera chiedendo il rispetto degli accordi e soluzioni in grado di rilanciare l’industria e gli investimenti a Porto Marghera.


Articolo completo di Sara Martano domani su Conquiste Tabloid

( 24 ottobre 2017 )

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