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Infrastrutture

Tav, Cinque Stelle sempre più isolati

Lo scontro tra Cinque Stelle e Lega sulla Tav si accende con l’avvicinarsi delle elezioni. Tuttavia, in attesa del famoso dossier ministeriale sui costi-benefici dell’opera, regna l’incertezza e dunque il blocco. Nonostante il fronte favorevole allo stop sia minoritario sia tra i partiti che nel Paese, l’opera resta ostaggio dell’attendismo dei grillini. Ad accendere ulteriormente lo scontro è l'Unione Europea che minaccia il blocco dei fondi in caso di ritardi e anche la restituzione di quanto già versato. “Non possiamo escludere, se ci sono ritardi prolungati, di dover chiedere all'Italia i contributi già versati” per la Tav, oltre al “rischio che, se i fondi non sono impiegati, possano essere allocati ad altri progetti” europei. Lo ha ricordato un portavoce della Commissione Ue, ribadendo la posizione sulle incertezze che gravano sulla realizzazione della Torino-Lione. La Ue ha ricordato inoltre che l’attuale analisi costi-benefici su cui lavora il governo italiano “non è stata richiesta dalla Commissione”, poiché era stata presentata nel 2015.

Il pressing sale anche dal mondo produttivo e sindacale. “Fare le infrastrutture è assolutamente indispensabile - ha ribadito ieri Annamaria Furlan in un’intervista al Il Messaggero -. Abbiamo bisogno di collegare molto meglio il Sud con il Nord e tutto il Paese con il resto dell’Europa. È inspiegabile questo blocco, significa non utilizzare investimenti per decine e decine di miliardi già stanziati e spendibili da subito e tenere bloccati oltre 400mila posti di lavoro”. La segretaria generale della Cisl ha ricordato che il governo ha fermato Tav, Gronda, Pedemontana, tunnel del Brennero”. “Bloccare i cantieri - ha aggiunto Furlan - è una scelta politica sbagliata, che vede nelle infrastrutture qualcosa di negativo. Dopo la crisi, negli ultimi due anni, finalmente si vedeva l’inizio di un’inversione di tendenza: erano cresciuti gli investimenti privati e davanti al Pil e alla produzione industriale erano tornati i segni più. La Finanziaria avrebbe dovuto cavalcare quest’onda, rilanciare la crescita rendendo strutturali quei deboli segni più che stavamo registrando. Invece, toglie risorse agli investimenti e il Governo blocca le infrastrutture: è evidente che si torna indietro. Serve un’azione economica molto diversa”.

( 4 febbraio 2019 )

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