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Compleanni e anniversari. Il caso Cgil

Talora gli anniversari sono occasione di approfondimenti e di riflessioni, individuali e collettivi. Talora sono spunti per operazioni culturali e politiche: talora riescono, talora falliscono. In ogni caso, trascorsa la "celebrazione" occorre fare i conti con i suoi lasciti, talora fortunati, talora infelici. Così accade anche per i sindacati italiani. Chi non ricorda la recente "operazione" della Cgil, che voleva festeggiare i 100 anni nel 2006? In quella occasione sono stati fatti studi e pubblicazioni, talora buoni, talora meno. Il compleanno centenario, però, non esisteva; la CGdL, confederazione nata nel 1906, era un sindacato prevalentemente socialista e riformista. Era forse questo il significato politico dell'evento: affermare la Cgil comesindacato socialista? O forse si voleva ancora identificare la Cgil come "il sindacato" italiano? Infine, tenendo anche conto delle ragioni della storia, il 2006 si è concluso come celebrazione della prima confederazione sindacale italiana. Come è noto, la Cgil nasce in un contesto assai diverso, attuando la "Dichiarazione di Roma" del giugno 1944 tra componenti sindacali dei partiti socialista, democristiano e comunista, per superare le divisioni prefasciste. Già. E allora occorre spiegare ai dirigenti sindacali quello che è successo dopo, le ragioni per cui sono nati altri sindacati, Cisl e Uil, dal 1950 in concorrenza con la Cgil. Infine, bisogna spiegare perché la Cgil ha dovuto chiedere alla Cisl di Storti e alla Uil di Vanni di farsi garanti per ottenere l'ingresso nel sindacato europeo. Accadeva 40 anni fa: il 25 ottobre 1974, per la prima volta esponenti Cgil parteciparono accanto alle altre organizzazioni italiane al comitato esecutivo della Confederazione europea dei sindacati. E poi ricordare anche perché alla Cisl di D'Antoni e alla Uil di Benvenuto la Cgil ha chiesto di garantire nel 1992 il suo ingresso nella confederazione mondiale "libera", che dal 1949 aveva per lunghi decenni duramente contrastato. Considerazioni storiche, si dirà. Quando, tuttavia, ancor oggi si salutano i 108 anni della Cgil (talora con l'immediatezza che è frutto dell'affetto associativo), pare che un passaggio culturale debba essere ancora compiuto all'interno del movimento sindacale, a favore delle giovani generazioni e delle attuali leadership, a partire da quelle aderenti alla Cgil. Per interpretare il presente i militanti sindacali hanno il diritto di liberarsi dai macigni della retorica del passato, tramandata da gruppi dirigenti che l'hanno abbandonata ma che non vogliono pubblicamente decretarne i limiti storici (forse per un'ultima resistenza alle culture sindacali che, sostenendo la rappresentanza sociale, hanno consentito loro l'occasione di un cambiamento). Più in generale, tutta la società italiana ha

bisogno di liberarsi dell'abitudine ad abitare l'incerta terra di nessuno che si trova al confine tra consapevolezza della realtà e tollerate finzioni.

( 21 ottobre 2014 )

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