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Quotidiano di informazione socio‑economica

Generazione di lavoratori globetrotter per necessità

Alla ripresa delle pubblicazioni, c’è un tema che sarà costantemente al centro di questo spazio e su cui il Paese deve intervenire non più a parole. In questi giorni, sono stati diffusi i dati Eurostat e Istat sull’andamento del mercato del lavoro (europeo e italiano) che, tra le altre cose, hanno confermato quanto sia strutturale la difficile condizione lavorativa dei giovani nei paesi Ue e in Italia. Dati che, tra loro, sono pure contrastanti. Nella fascia di età 20-34 anni, a livello europeo, il 76 per cento di chi ha un titolo di studio lavora mentre, in Italia, solo il 45. Nel complesso, la disoccupazione giovanile nell’Eurozona è al 22,3 per centro mentre in Italia al 39,8. Allarmante, per l’Italia, è il tempo che un giovane ci mette a trovare un lavoro dalla laurea: oltre tre anni e un solido penultimo posto tra i paesi del Vecchio Continente. Eppure, sia Eurostat sia Istat sostengono che la disoccupazione giovanile stia migliorando anche sotto i 25 anni. Per l’Istituto nazionale di statistica, a novembre rispetto a ottobre, il tasso è sceso al 38,1 per cento (con una diminuzione di 1,2 punti) e registra il valore più basso degli ultimi due anni ma, se si confronta con lo stesso mese del 2014 e rispetto al 2005, la situazione non è rosea. E allora delle due l’una: o i nostri giovani hanno un bagaglio di competenze al di sotto degli standard richiesti (che è in parte vero seppur smentito dall’alto numero di studenti e cervelli in fuga) oppure i problemi sono altri come indicato nella Piattaforma di Cgil Cisl Uil su pensioni e occupazione giovanile: “Serve un intervento strutturale di riforma – si legge - per sbloccare il mercato del lavoro che così tanto penalizza i giovani”. Il dramma del fenomeno è tale che non ci si può nascondere dietro le sirene dei numeri perché, altrimenti, ai nostri under 30 è riservato solo un futuro con tre possibilità: inattività forzata, lavoretti malpagati o emigrazione. Durante le feste natalizie, ho conosciuto Luca, giovane biologo e ricercatore all’Università di Linköping (Svezia) dove si è trasferito con sua moglie. Hanno un bambino di dieci mesi e sono in attesa del secondo. Di tornare non ci pensano proprio. Al limite guardano altrove, possibilmente sempre a due-tre ore di volo dall’Italia. “La nostra - dice - è una generazione di globetrotter per disperazione”

( 8 gennaio 2016 )

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