Sabato 18 novembre 2017, ore 1:35

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Immigrazione tra battaglie di civiltà e buon senso

Guerra tra poveri e periferie in tensione, solo per citare due titoli che la politica (ma anche i nostri giornali) sta dispiegando a piene mani dopo il fatto di cronaca del Tiburtino III a Roma, dove la popolazione italiana della zona è entrata in conflitto con la realtà degli immigrati di stanza lì, nella sede della Croce Rossa, sino ad arrivare all'accoltellamento di un eritreo. In queste ore, poi, come se non bastasse, da Rimini - un tempo riviera adriatica di Federico Fellini e dell'Italia godereccia - arriva, dopo il tragico stupro della donna polacca alcuni giorni fa, in spiaggia, da parte di quattro stranieri (che poi hanno violentato pure un trans), un'altra notizia tragica: una coppia di amici di Parma è stata aggredita con lei portata a forza in spiaggia da un marocchino, e con l’amico di lei che ha chiamato i carabinieri che son riusciti a bloccare e arrestare lo straniero. Questa la cronaca. E la politica? A Pesaro, proprio dove nei giorni scorsi aveva parlato il ministro dell'Interno Marco Minniti, è intervenuto anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Che, sul tema del rischio "per la tenuta democratica" ha spiegato: "Vedo che sta tornando un fascismo non giustificato da nessun flusso migratorio al mondo. Non credo sia in questione la tenuta democratica del Paese per pochi immigrati rispetto al numero dei nostri abitanti. Non cediamo alla narrazione dell'emergenza perché altrimenti noi creiamo le condizioni per consentire a chi vuole rifondare i fascismi di speculare". Una replica chiara e su una posizione politicamente diversa, nonostante si trovino nello stesso Governo. Minniti infatti proprio da Pesaro, dalla festa del Pd, aveva spiegato di aver temuto per la tenuta del Paese quando "il 29 giugno sono arrivati 12 mila 500 migranti in sole 36 ore su 25 navi diverse". Di lì, quindi, la stretta sull'operato delle ong con il codice di condotta introdotto dal Viminale con il placet della Ue, l'estendersi delle operazioni delle motovedette di guardia costiera libica formata e attrezzata dall'Italia e la conseguente contrazione degli sbarchi di migranti nei porti italiani. Sarebbe questa la "narrazione dell'emergenza" di Minniti che ad Orlando non piace, come quando il titolare di Viminale sempre alla festa del Pd spiegava, rispetto a quella fine di giugno, che "la situazione era davvero difficile e io quel giorno sono dovuto tornare subito dall'Irlanda. Non potevamo continuare a gestire in questo modo i flussi migratori e abbiamo agito in modo nuovo. Ora l'Europa ci ringrazia per questo. Il Mediterraneo centrale è tornato al centro dell'attenzione dell'Unione europea". Certo, su questa posizione Orlando non è solo ed infatti anche Emma Bonino, intervenendo ieri mattina ad Omnibus, su La7, ha sottolineato di vedere molto confuse e anche un po' pasticciate le politiche del Governo rispetto allo stop agli sbarchi, soprattutto per la situazione in Libia che secondo l'ex Ministro radicale diventerebbe un tappo da dove non far partire i migranti ma senza nessun rispetto dei diritti umani. Perché su nessun tema come sull'immigrazione la politica estera e la politica interna si incrociano, e tutto si tiene: dal blocco degli sbarchi al problema degli scontri al Tiburtino III a Roma, dalle paure della gente al tema che dovrebbe diventare il prossimo punto del Governo, una volta che la politica sarà tornata a lavorare dopo la pausa agostana, ovvero il tema dello ius soli. Su questo, Orlando e Minniti sembrano pensarla allo stesso modo. Sono entrambi favorevoli. Ed infatti, proprio Orlando ha spiegato in proposito: "Se c'è la volontà c'è anche il tempo per fare questa legge molto importante. Che è una legge di civiltà ed è conveniente per la sicurezza dei cittadini. Perché chi non ha cittadinanza è deresponsabilizzato". Di Ius soli ha parlato ieri pure un altro ministro, Dario Franceschini, alla presentazione del Premio MigrArti, alla Mostra del cinema di Venezia: va "assolutamente approvato entro questa legislatura" perché "è una battaglia di civiltà. C'è chi strumentalizza la paura per il consenso", ha aggiunto, ma "occorre garantire la sicurezza dei cittadini, ma anche il diritto all'accoglienza". Una posizione, questa, che la politica ha il dovere di spiegare comunque agli italiani. Prima di approvarla, Per evitare che gli italiani brava gente si trasformino in italiani intolleranti.

( 1 settembre 2017 )

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