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Tsipras, le banche e il ricatto degli armatori

di Ester Crea

In fila davanti ai bancomat, nel tentativo di mettere in salvo 60 euro al giorno. E poi in fila negli uffici di polizia, per richiedere un permesso d’espatrio. Il tempo trascorso tra il referendum dello scorso fine settimana e l’Eurosummit a 28 che questa domenica decreterà il salvataggio o il fallimento della Grecia, ad Atene è un tempo sospeso. Si aspetta di capire cosa contiene davvero il pacchetto da 12 miliardi tra tagli e tasse proposto dal governo. E se questo basterà a convincere i creditori a concedere un nuovo programma di aiuti. Finora le pressioni dell’amministrazione Obama per un’intesa che comprenda anche una ristrutturazione del debito greco, non hanno scalfito la rigidità teutonica di Frau Merkel. Anche perché la Cancelliera deve fare i conti con l’opinione pubblica tedesca e una buona parte della maggioranza di governo che la sostiene, entrambe ostili all’ipotesi di fare concessioni al governo Tsipras dal quale, a torto o a ragione, si sono sentite prese a schiaffi un giorno sì e l’altro pure. Certo, a vederlo tuonare nell’Europarlamento contro le banche francesi e tedesche che tutti noi (parlo dei cittadini italiani con le loro tasse) abbiamo contribuito a salvare, il premier ellenico l’altro giorno faceva una certa simpatia. E però, sono anatemi che a questo punto della partita non costano più nulla. Piuttosto, vedremo se tra le misure del governo greco, attese oggi a Bruxelles, ci sarà finalmente quell’intervento mirato a far pagare le tasse agli armatori che persino il Fondo monetario internazionale a richiesto a gran voce. Lo stesso Tsipras, all’indomani della sua elezione l’aveva promesso. E invece, prima che un solo centesimo in più di contributo per le esangui casse elleniche fosse richiesto agli armatori, sono arrivate le dimissioni del funambolico Varoufakis. In realtà, il povero Tsipras ci avrebbe anche provato a rivedere la norma che rende gli armatori greci una casta intoccabile e indistruttibile, introdotta dai colonnelli all’indomani del colpo di Stato del 1967. Il problema è che gli armatori usano, su questo come sui precedenti governi, il ricatto della salvaguardia dei 250mila posti di lavoro dei loro dipendenti. Se le banche tedesche e francesi hanno strozzato il popolo greco, cosa si potrebbe dire di costoro? Che sono dei benefattori? A quando un referendum anche su questo? Sarebbe interessante capire cosa ne pensa la maggioranza dei cittadini greci a proposito di questi loro illustri concittadini.

( 10 luglio 2015 )

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