Pd, Chiamparino rinuncia

 

Il terzo uomo non sarà lui. Chiamparino toglie il disturbo. Meglio Torino, con i suoi problemi, problemi che già conosce, piuttosto che le magagne del Pd. L'annuncio arriva in serata. ''Come fin dall'inizio avevo temuto - spiega - sono stati sufficienti due giorni di ritorno all'attività amministrativa piena come sindaco, per rendermi conto che una campagna elettorale fatta come necessario sarebbe incompatibile con l'impegno quotidiano che richiede una città come Torino, senza contare la presidenza dell'Anci a cui sono stato chiamato in modo unanime da tutta l'Associazione''. Il sindaco di Torino dice di aver riflettuto a lungo sulla possibilità di candidarsi, alla luce di "uno schema congressuale insufficiente". Ciò nonostante, non ci sarà la possibilità di incidere su un testa a testa che non ha mai lo ha mai convinto. Ma non lo hanno convinto neanche i numerosi attestati di stima di questi giorni, e soprattutto chi nell'area diessina vuole uscire dalla logica D'Alema vs Veltroni.

Ma è possibile che la spiegazione più logica, e più scomoda, sia un'altra. Forse è giusto che il gioco delle parti affidi la soluzione alla concorrenza. Chiamparino si è "finalmente reso conto che nel partito non avrebbe ottenuto il consenso necessario alla propria elezione", osserva mnaliziosamente Enzo Ghigo, coordinatore del Pdl in Piemonte. "Questo tira e molla dimostra una volta di più l'incertezza e il caos all'interno del Pd, in cui la lotta correntizia intestina regna sovrana". Secondo Ghigo, il primo cittadino di Torino è "troppo abituato ai consensi bulgari", per poter accettare una sfida dilaniante e come quella per la leadership del Partito democratico. "Si è accorto che nello scontro fra titani che si stava profilando ne sarebbe uscito con le ossa rotte".

Pi.Ar

 

(30 giugno 2009)

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