Due ore e mezza di discussione, ieri sera, non sono bastate a far cambiare idea alla Fiat più che mai intenzionata a chiudere lo stabilimento Cnh di Imola ed a trasferire la produzione delle terne a San Mauro Torinese ed a Lecce. Il provvedimento interessa 431 lavoratori già in cassa integrazione ordinaria che con l'avvio della procedura entreranno in regime di cassa integrazione straordinaria per 12 mesi.
L'unica disponibilità offerta dall'azienda è per la ricerca di alternative per il mantenimento del punto produttivo e dei posti di lavoro. Le produzioni alternative non sarebbero però di Fiat, anche se il Lingotto - rappresentato ieri al ministero per lo Sviluppo economico dal responsabile delle relazioni sindacali, Paolo Rebaudengo e dall'amministratore delegato del gruppo Cnh, Vincenzo Retus - si dice disponibile a sondare fornitori e collaboratori eventualmente interessati a investire su un progetto industriale in terra imolese.
"Delle promesse non scritte sono dubbioso a prescindere, occorre un accordo - commenta il sindaco Daniele Manca, a Roma ieri con il presidente della Regione, Vasco Errani -. E' quindi più che mai necessario che la questione nazionale del gruppo Cnh venga riportata a Palazzo Chigi, dove Fiat aveva assicurato che non avrebbe chiuso i suoi stabilimenti in Italia".
La Cisl parla di un "nulla di fatto" e, assieme alla Fim, rilancia alla Fiat la richiesta di "rivedere la propria posizione e a ritirare la procedura di chiusura per aprirne una nuova riguardante tutto il settore movimento terra della Cnh per crisi aziendale". A questo scopo, oggi è stata spedita unitariamente una richiesta di incontro urgente al ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola", per capire se le intenzioni dichiarate dal Ministro, anche con una dura presa di posizione nei giorni scorsi, sono rimaste le stesse".
Stefano Franceschelli, della Cisl di Imola, è netto: "Si deve trovare una soluzione per Imola, anche attraverso una diversa missione produttiva, ma Fiat in questo percorso deve svolgere un ruolo da protagonista". Di certo, "le iniziative di mobilitazione proseguiranno- avverte Leonardo Burmo, segretario nazionale Fim Cisl- perche' la sensibilizzazione attorno a questa vicenda deve rimanere alta e deve indurre le parti a costruire un passo indietro".
E.C.
(31 luglio 2009)










