Fiat Melfi. La vertenza dimenticata dei lavoratori dell'indotto

 

di Silvia Boschetti

Nell'onda lunga del complesso mondo di Fiat Auto c'è anche una vertenza che rischia di restare nell'ombra: quella dei lavoratori dell'indotto di Melfi (Potenza).
Un microcosmo messo a dura prova in questa settimana dopo gli annunci del mancato rinnovo di una serie di contratti interinali in scadenza per il prossimo 31 maggio e solo in parte rinnovati fino al 31 luglio. Infatti, due aziende del gruppo Magneti Marelli, dopo l'ipotesi iniziale, hanno visto rinnovare i contratti a 25 lavoratori su 38 alla Plastic Components, e tutti alla Magneti Marelli sistemi sospensioni.
Risultati portati a casa grazie all'intensa mediazione di Fim, Fiom, Uilm e Fismic, ma restano le tensioni che hanno fatto scattare la protesta con il conseguente blocco, ancora in atto, delle attività della Sata che ha messo in libertà i lavoratori.
"Pur avendo avuto notizie positive rispetto al rinnovo di una serie di contratti alcuni lavoratori sono rimasti fuori - commenta Antonio Zenga, segretario generale della Fim Basilicata - occorre fare ulteriori passi in avanti perché quanto fatto è ancora insufficiente. Da parte nostra continueremo nella ricerca di soluzioni adeguate".

Ripercorriamo le tappe salienti di questa complessa vicenda dove ci sono numerosi protagonisti. Tutto è cominciato lunedì scorso con l'annuncio da parte del Gruppo Magneti Marelli di non voler dare seguito alla scadenza contratti degli interinali di alcune ditte di componentistica che ruotano attorno allo stabilimento lucano della Fiat Sata.
A far mantenere la preoccupazione dei sindacati non sono solo i numeri dei contratti da rinnovare, ma le prospettive di sviluppo.
La Fim ricorda, infatti, come si tratti di lavoratori che vivono una condizione precaria da ben quattro anni e, in tutto questo tempo hanno visto peggiorare la loro condizione e diminuire il loro numero: hanno iniziato a lavorare con contratti a tempo determinato per rispondere alle esigenze di mercato e poi sono diventati interinali.
Altro aspetto importante è dato dalla particolare situazione che si verifica qui: mentre da un lato non si rinnovano i contratti si vede l'arrivo di lavoratori, 80, provenienti dai siti di Cassino e Pomigliano D'Arco pronti a sostituirli.
"Una situazione delicata rispetto alla quale Fim è convinta sia giusto fare solidarietà tra stabilimento - aggiunge Zenga - ma va messo in evidenza che si tratta di lavoratori da mesi in cassa integrazione da una parte e di precari dall'altra. Uno scenario che richiede un'analisi e degli interventi più incisivi".
Inoltre in Sata già da fine febbraio sono presenti circa 300 lavoratori provenienti da Pomigliano per rispondere al picco di produzione della Grande Punto registrato grazie agli incentivi sull'acquisto di nuove auto. Questi lavoratori sono stati ingaggiati fino al 31 maggio, ma oggi l'azienda ha comunicato che il loro contratto è prolungato fino al 31 luglio.

"Questo territorio ha dimostrato e continua a farlo che sa rispondere alle criticità degli altri siti - sottolinea Zenga - e non dobbiamo considerarla una risposta scontata visto che dal 2005 ad oggi abbiamo perso 700 posti tra i lavoratori precari e circa 1.000 nell'indotto. Eppure, nonostante questa situazione non abbiamo posto problemi, ma oggi non siamo più di fronte solo ad una richiesta di solidarietà, cha abbiamo ampiamente dimostrato di saper dare, bensì ci viene chiesto di rinunciare a posti di lavoro in una regione ad alto tasso di disoccupazione ed emigrazione".
Di passo in avanti, non ancora sufficiente, parla anche il segretario generale della Cisl Basilicata, Nino Falotico, che oggi ha partecipato al vertice tra Confindustria e sindacati confederali. Il vertice è stato aggiornato per l'assenza della Cgil. "Le notizie che arrivano da Melfi, pur se le proposte non sono esaustive, vanno nella direzione che il sindacato aveva auspicato fin dal primo momento", sostiene Falotico che giudica "avventata la decisione di procedere senza confronto sindacale alla sostituzione dei lavoratori interinali in scadenza con lavoratori provenienti da altri stabilimenti del gruppo Fiat" e "inopportune" le dichiarazioni espresse dal presidente di Confindustria.

vai all'archivio notizie di Settembre

Lavoro: la funzione del Coaching