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Giornalisti e cyberdissidenti sotto attacco

 

di Manlio Masucci

Violazione delle libertà sindacali e d'informazione. Un binomio che caratterizza molti paesi dove i diritti fondamentali sono oggetto di costanti e gravi attacchi. La Birmania è, di fatto, uno di questi paesi come rileva il nuovo Rapporto sui diritti globali 2009. Secondo le organizzazioni Reporters sans frontieres (Rsf) e International Federation of Journalist (Ifj), si sta assistendo a una vera ondata liberticida legata alle nuove tecnologie di internet e al fenomeno dei blog. E' appunto il caso della Birmania, dove la giunta militare sta usando il pugno di ferro nei confronti dei cyber-dissidenti. Secondo i dati di Rsf, nel 2008, il settore dell'informazione ha contato, in tutto il mondo, 60 uccisioni, 673 arresti, 29 sequestri, 929 casi di attacchi fisici o minacce e 353 media censurati. La nuova ed emergente categoria dei bloggers merita un conteggio a parte: nel 2008 un blogger è stato ucciso, 59 sono stati arrestati, 45 hanno subito attacchi fisici e ben 1.740 siti web sono stati bloccati, chiusi o sospesi. Le censure web sono state registrate in 37 paesi, soprattutto in Cina (93 siti censurati), Siria (162) e Iran (38). Mentre le voci dei dissidenti vengono soffocate nei paesi di origine, molti paesi occidentali, che pure non avrebbero problemi relativi alla censura, non sembrano voler riempire questo drammatico vuoto con un'informazione puntuale. Un recente rapporto di Medici Senza Frontiere (Msf), dedicato a come i media italiani affrontino alcune crisi internazionali, denuncia una colpevole e generalizzata disinformazione: monitorando i principali telegiornali nazionali, lo studio rileva come sia in costante calo lo spazio dedicato alle crisi umanitarie, passate dal 10% del totale delle notizie del 2006 al 6% nel 2008. Secondo l'organizzazione Human Rights Watch (Hrw) non ci sarebbe molto da stupirsi di questa situazione. Ipocrisia e opportunismo sono oramai caratteristiche imprescindibili delle relazioni internazionali. A sessant'anni dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo, la risposta dei governi sulle condizioni delle persone in altri paesi è spesso "anemica" e decisamente influenzata dai tornaconti economici e politici. 

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