Sono 80 le aziende metalmeccaniche di Taranto che stanno facendo ricorso agli ammortizzatori sociali, come se non bastasse l'Ilva, che ha già collocato in cassa integrazione ordinaria 6.658 lavoratori su circa 12 mila dipendenti. Delle 80 i queste, 45 operano od operavano nell'appalto Ilva, 15 operano od operavano nell'indotto dell'azienda siderurgica e 25 operano od operavano in altri settori, come produzioni di gru, riparazioni navali, riparazioni di autoveicoli, costruzioni di moduli off-shore, produzioni di centraline, di lampade Led e piccole fonderie. L'organico delle 80 aziende è di circa 4.500 dipendenti, la metà dei quali con contratto a termine. A fotografare la situazione è la Fim-Cisl di Taranto, che auspica un incontro chiarificatore con l'Inps per definire i criteri di approvazione della cassa integrazione.
"Alle aziende già in sofferenza economica - osserva il sindacato - l'Inps chiede documenti senza i
quali non procede alla concessione del trattamento cig. La situazione sta precipitando e le condizioni economiche delle aziende che non sono più in grado di anticipare il trattamento di Cig ai dipendenti sta comportando la decisione di passare ai licenziamenti".
La Fim Cisl sollecita inoltre l'applicazione di nuovi ammortizzatori sociali e ricorda che il 27 aprile scorso è stato sottoscritto tra Regione Puglia e parti sociali l'accordo che prevede la cassa integrazione straordinaria in deroga, la mobilità in deroga e altri strumenti di sostegno al reddito per coloro che ne hanno diritto (apprendisti, contratti a termine, lavoratori ex interinali, dipendenti di aziende artigiane). Ad oggi - conclude la Fim Cisl - l'Inps non sa ancora come applicare questo accordo e mancano le disposizioni operative e i lavoratori vanno a casa senza nessuna tutela o sostegno al reddito. (cdl)










