di Ester Crea
La vicenda Opel ricorda sempre più da vicino il caso Alitalia. Soprattutto a causa di un particolare: il ruolo esercitato dalla politica in corrispondenza dell'appuntamento elettorale. E' accaduto poco più di un anno fa in Italia. Sta accadendo ora in Germania. Se tuttavia è vero ciò che ha scritto il Financial Times, e cioè che Fiat rappresenta comunque "l'opzione migliore" per Opel. E che a fare la differenza rispetto all'ipotesi Magna è "la visione industriale superiore di Fiat", ci permettiamo di dare un consiglio a Marchionne. Faccia come Spinetta: giri i tacchi e aspetti. Prima o poi riceverà una telefonata da Berlino, e forse anche dalla stessa Magna. E allora la partita potrebbe risultare molto più conveniente. Tutta'altro che conveniente, invece, resta la situazione di Alitalia. In attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legittimità del decreto con il quale l'estate scorsa, modificando le norme sull'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, fu consentito che le operazione di concentrazione tra imprese operanti nei servizi pubblici essenziali (Alitalia-AirOne) fossero escluse dalla necessità dell'autorizzazione dell'Antitrust, le altre compagnie aeree ed il cosiddetto fronte del Nord per la difesa di Malpensa esultano. Per il Tar del Lazio - che ha congelato il giudizio sui ricorsi proposti da Meridiana, Eurofly e Federconsumatori, rimettendo gli atti alla Consulta - la norma avrebbe discriminato i vettori aerei prevedendo un trattamento più favorevole per le due compagnie aeree che per questo oggi beneficiano di una posizione dominante. Al riguardo il Tar arriva ad ipotizzare la violazione dell'articolo 3 della Costituzione. E intanto, nel tentativo di chiudere almeno un fronte prima di aprirne un altro, Giulio Tremonti per la prima volta ha ammesso che il ministero dell'Economia sta valutando l'aumento del rimborso per gli obbligazionisti Alitalia. Bisognerà attendere dopo le elezioni europee, quando con tutta probabilità il governo presenterà un emendamento al decreto Abruzzo. Ma questa per l'Adiconsum è già una buona notizia. "La proposta formulata nei mesi scorsi - ricorda il segretario generale dell'associazione, Paolo Landi, in una nota - di un risarcimento del 30% (contro quella dell`80% di Air France) era inaccettabile. Attendiamo, quindi, le nuove proposte da parte del governo. Ricordiamo, inoltre, che il presidente del Consiglio, si era impegnato a far ottenere un risarcimento anche ai piccoli azionisti".










