di Andreina Bonanni
Francoforte (nostro servizio) - Lo spauracchio della dichiarazione d'insolvenza di Opel si sta concretizzando. Per il consiglio aziendale dei lavoratori della Opel e molti esponenti politici tedeschi, non c'è dubbio che i responsabili del fallimento del vertice notturno sulle sorti della casa automobilistica sono da ricercare negli Usa. I tedeschi rimproverano ai manager di General Motors e al governo statunitense, "un cinico Poker sulle spalle dei lavoratori". La delusione e l'amarezza si avvertono dovunque negli stabilimenti. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Reuters, il prestigioso studio di avvocati Clifford Chance starebbe già preparando la dichiarazione d'insolvenza, che il sindacato voleva evitare a tutti i costi. Mentre molti esperti rimproverano la coalizione di "dilettantismo" e di aver trascurato la preparazione del vertice, e Bruxelles critica mancanza di rispetto dei regolamenti europei, il responsabile del distretto dell'Ig Metall di Francoforte, membro del consiglio di sorveglianza della società, Armin Schild, ha mostrato comprensione - come già il consiglio aziendale - per il governo Federale dichiarando: "Il governo ha ragione di non voler accettare i tentativi di ricatto della General Motors: gli americani devono capire che l'Europa non è un casinò per i giochi d'azzardo".
Anche Roland Koch (Cdu), il governatore dell'Assia, la regione in cui si trova il principale impianto della Opel (Ruesselsheim, 15.300 dipendenti), è stato critico nei confronti degli americani: "Penso che possiamo dire chiaramente che una buona parte dei problemi questa notte siano derivati da una combinazione di fattori: i nuovi numeri della General Motors e una posizione negoziale non molto d'aiuto da parte degli americani, del Tesoro Usa". Per il governo, come ha indicato il ministro dell'Economia Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu) al termine del super-vertice, rimane il nodo dell'amministrazione fiduciaria e dei finanziamenti ponte. Che non è da poco, poichè lo stallo è dovuto proprio a una richiesta di maggiore liquidità da parte della General Motors (Gm) per la propria controllata: 300 milioni in più rispetto agli 1,5 miliardi di euro che il governo federale e i quattro Laender che ospitano gli impianti della Opel erano disposti a sborsare sotto forma di prestito ponte. Un totale di 1,8 miliardi di euro, quindi, che servirebbero per mantenere in vita la Opel finchè non si troverà una soluzione definitiva, ma che verrebbero ripagati dall'acquirente della società, costringendo di fatto sia la Fiat, sia la Magna a rivedere i rispettivi piani alla luce di un indebitamento inatteso. Tutto, quindi, è rimandato a domani. "E' stata una notte notevole, una notte che ha dimostrato che abbiamo a che fare con un tema complesso", ha detto Guttenberg al termine del vertice. "Ieri ci siamo confrontati una volta di più con nuovi dati", ha spiegato, sottolineando - riferendosi alla richiesta della maggiore liquidità da parte di Gm - che, "soprattutto la General Motors, ci ha presentato delle sorprese". Una delle conclusioni di "questa notte - ha osservato da parte sua Guttenberg - è che abbiamo ancora bisogno di ulteriori verifiche". Il rappresentante sindacale Armin Schild ha ribadito la sua contrarietà all'insolvenza: "Non è un sostegno per la sopravvivenza del marchio, della produzione e die posti di lavoro, ma semplicemente eutanasia!" Anche il ministro dell' economia ha assicurato di voler evitare il procedimento d'insolvenza, Ma all'orizzonte potrebbe esserci anche un altro ostacolo: l'Antitrust europeo. Secondo il Financial Times Deutschland, infatti, Bruxelles potrebbe vincolare la concessione dei previsti prestiti ponte alla vendita o alla chiusura di alcuni impianti della Opel per controbilanciare la distorsione della concorrenza che si verrebbe a creare. Anche per una soluzione a livello europeo occorrerà attendere i vertici di venerdì.










