La crisi in Veneto c'è e continua a cancellare lavoro. Il saldo assunzioni-cessazioni dava a marzo, rispetto ad un anno fa, un saldo negativo di 61 mila occupati. E' legittimo supporre - afferma la Cisl del Veneto - che ad aprile come a maggio questo valore negativo sia aumentato. Altro lavoro perso è quello degli oltre 14 mila occupati delle piccole aziende per i quali il reddito di lavoro è stato sostituito con quello del sussidio in deroga per i sospesi a cui si deve aggiungere il non lavoro di chi è stato posto in Cig (le ore autorizzate corrispondono ad altri 20-25 mila occupati nei diversi settori della produzioni). Sono più di 100 mila, dunque, le persone ferme, forzatamente inattive. Un non-lavoro che prende le forme del cassaintegrato, del sospeso, del disoccupato. Che prende le forme di reparti produttivi vuoti, merci non prodotte, servizi inutilizzati, cantieri nemmeno tracciati. Si sta forse concretizzando "l'ottimismo" di Tremonti che a gennaio commentava che se le previsioni di Bankitalia (Pil -2%) si fossero avverate si sarebbe tornati al 2006 e non al Medioevo: per il Veneto a 160 mila occupati in meno rispetto al 2008. Per il Veneto 100 mila persone che non lavorano sono altrettanti redditi individuali ridotti, che pesano sulle condizioni di vita di decine di migliaia di famiglie, che allargano le differenze sociali, che, nelle situazioni peggiori (monoreddito, famiglia numerosa, disagio) fanno scivolare normalissime famiglie di lavoratori verso la povertà. Centomila persone che non lavorano sono investimenti produttivi fermi, interessi bancari che corrono, debiti che si allungano, imprenditoria avvilita, aziende che si auto-consumano. A questi fatti, indipendentemente dalla loro progressione ascendente o discendente, vanno date risposte nell'immediato e nella prospettiva. Nell'immediato perché il fermo del lavoro, la mancata assunzione, le macchine ferme non si prolunghino verso un finale fatto di licenziamenti, inoccupazione, distruzione d'impresa. Nella prospettiva perché la ripresa dello sviluppo non può essere, e non deve essere, la semplice riedizione di ciò che è stato fatto fino ad oggi, non solo nella finanza ma anche nelle produzioni. La Cisl del Veneto ha ribadito questi concetti nel suo recente congresso regionale con argomenti che hanno trovato conferma nell'appena concluso XVI congresso nazionale: uscire dalla crisi con un modello di sviluppo nuovo, compatibile con l'uomo, compatibile con l'ambiente, compatibile con il mondo intero e non solo di una sua parte.










