L'Europa sta affrontando un ritorno massiccio della disoccupazione. Il numero dei posti di lavoro destinati a scomparire nel corso dell'anno è tale che dobbiamo ritornare agli anni '30 per trovare cifre comparabili. Eppure, a tutt'oggi, la risposta delle autorità nazionali ed europee non è all'altezza del problema.
Il forte aumento della disoccupazione è il risultato del modello neo-liberalista che ha dominato negli ultimi 30 anni, un modello che si poi è sgretolato provocando la catastrofe economica che stiamo sperimentando oggi. Troppi apprendisti stregoni si sono dedicati a moderne alchimie nell'intricato settore dei servizi finanziari. A Wall Street, a Londra e in tutte le principali piazze finanziarie la prudenza delle valutazioni di lungo periodo è stata messa da parte a profitto della cupidigia e della speculazione. Prima del crollo, abbia assistito ad un forte aumento delle diseguaglianze, alla crescita di impieghi precari e a pressioni perché si riducessero sia la forza dello stato sociale, che i diritti dei lavoratori e il ruolo della contrattazione collettiva. Bisogna aggiungere, oggi, l'esplosione della disoccupazione, la riduzione della spesa pubblica e il crollo della domanda in molti paesi.
I cittadini si rivolgono ai governi chiedendo che il settore pubblico intervenga e ai sindacati perché sia ristabilito un ordine democratico che è stato spostato tutto in favore dei mercati. La CES chiede che MAI PIU' il capitalismo finanziario possa scaricare una simile crisi sul mondo, sull'Europa, sui lavoratori e che MAI PIU' la diseguaglianze crescenti suscitino gli entusiasmi, l'indifferenza o la negligenza dei governi democratici.
La CES sostiene pienamente l'azione del movimento sindacale internazionale contro la crisi. L'Europa ha un ruolo importante e specifico da giocare in questo contesto. Al mondo, solo l'UE è un soggetto capace di sviluppare un'azione diretta e coordinata in un mondo che è ormai una sola ed unica entità economica globale. Pertanto, deve indicare la strada, non restare in seconda linea: l'impressione è che, finora, si sia accontentata di seguire le piste dei grandi paesi. Ma se l'UE non è capace di sviluppare un'azione concertata al suo interno, le sue conquiste principali, dal mercato interno, alla moneta unica, all'allargamento saranno sottoposte ad una pressione crescente perché gli Stati membri cercheranno di attuare proprie strategie in materia commerciale, monetaria e nelle relazioni internazionali. L'UE deve assumere le sue responsabilità nei confronti degli Stati membri che subiscono pressioni centrifughe fortissime e deve agire in modo che gli Stati membri non debbano dover dipendere dalle politiche del Fondo Monetario Internazionale (FMI). L'intervento dell'FMI deve, in ogni caso, mirare a preservare la coesione sociale invece di insistere sul taglio della spesa e dei servizi pubblici.
L'UE deve adottare un approccio convincente sulla disoccupazione. La CES chiede che si realizzi un "nuovo patto sociale" nell'UE, che sia motore di giustizia sociale, promuova posti di lavoro più numerosi e migliori e, pertanto, rivendica:
Posti di lavoro più numerosi e di miglior qualità: investire in un vasto piano europeo di rilancio per dare nuovo impulso alla crescita e all'occupazione. La CES chiede al Consiglio europeo e alla Commissione di definire un piano europeo di investimenti corrispondenti all'1% annuo del PIL dell'UE per offrire posti di lavoro più numerosi e di miglior qualità, incoraggiare l'innovazione, la ricerca e lo sviluppo, favorire l'occupazione in settori strategici, investire nelle nuove tecnologie verdi e sostenibili, assicurare servizi pubblici di alta qualità.
Sistemi di protezione sociale più forti, in grado di garantire più sicurezza e più uguaglianza e di evitare l'esclusione sociale. La CES rivendica un'Agenda sociale significativa e di forte impatto che permetta alle persone di mantenere un lavoro ben remunerato e che garantisca una tutela e una formazione adeguata dei lavoratori, tenendo conto delle diversità e della necessità di preservare la coesione sociale e l'accesso ai servizi pubblici per tutti. In tutta l'Europa, la politica sociale e i servizi pubblici non devono essere indeboliti a causa di una rigida applicazione del Patto di stabilità che costringa gli stati a ridurre in modo prematuro e drastico il deficit di bilancio nel momento cruciale in cui l'attività economica smette di diminuire.
Rafforzamento dei diritti dei lavoratori, eliminazione della logica di un mercato che cerca solo profitti a breve. Diritti più forti sono necessari per fermare la tendenza all'aumento delle diseguaglianze. La CES rivendica un Protocollo di Progresso Sociale che dia priorità ai diritti sociali e alle azioni collettive e un rafforzamento della direttiva "lavoratori distaccati" che si fondi sulla parità di trattamento e il rispetto delle norme che sono di applicazione nel luogo di prestazione. La CES chiede anche una partecipazione effettiva dei lavoratori e la democrazia economica. E' particolarmente urgente rafforzare i diritti dei lavoratori per metter fine all'uso sempre più ampio di forme di lavoro atipico e precario.
Salari migliori: rafforzare la contrattazione collettiva. Bisogna respingere il congelamento dei salari e l'abbassamento dei salari reali. In un momento in cui la domanda crolla, è essenziale proteggere il potere d'acquisto. La CES chiede, pertanto, un rafforzamento della contrattazione collettiva e strumenti di formazione dei salari che abbiano0 come obiettivo la garanzia di aumenti dei salari reali a sostegno della ripresa economica. Anche la Banca Centrale Europea (BCE) deve impegnarsi a perseguire la crescita e a realizzare il pieno impiego con posti di qualità: non può limitarsi a tutelare la stabilità dei prezzi. La BCE, inoltre non deve cercare di influenzare e indebolire la contrattazione salariale, aumentando prematuramente i tassi di interesse proprio nel momento cruciale in cui il peggio della crisi sembra terminato. La CES chiede di instaurare un Consiglio Consultivo delle parti sociali presso la stessa BCE.
La solidarietà europea come difesa contro gli eccessi del capitalismo finanziario: è essenziale stabilire una regolamentazione efficace dei mercati finanziari e creare strumenti di redistribuzione equa della ricchezza per evitare che ci sia un ritorno al capitalismo finanziario selvaggio o una ripresa, come se niente fosse, dei modelli e delle dinamiche finanziarie degli ultimo 20 anni. La CES rivendica un aumento significativo della spesa sociale in Europa che permetta l'ampliamento delle attività dei Fondi strutturali e del Fondo europeo per l'adeguamento alla globalizzazione. Ma bisogna anche lottare contro la concorrenza fiscale che viene dai mercati deregolamentati perché minaccia l'Europa sociale. L'Europa deve prendere un'iniziativa in materia di imposizione fiscale sulle transazioni finanziarie.
A breve, la CES elaborerà ulteriori proposte politiche specifiche per far fronte alle enormi sfide attuali, in particolare per promuovere una politica industriale fondata sull'innovazione, la ricerca e lo sviluppo sostenibile.
E' fondamentale rafforzare l'integrazione delle questioni sociali in tutte le politiche europee e introdurre clausole sociali negli appalti pubblici, in modo che siano riconosciuti i contratti collettivi di riferimento e che ci si assicuri che la concorrenza non introduca nelle dinamiche economiche elementi perversi di dumping sociale o politiche deflazioniste, che siano invece protette le pensioni e i contributi, nonché rafforzati i minimi salariali e la copertura dei contratti collettivi. La dimensione sociale dell'Europa è stata troppo penalizzata e per troppo tempo. E' ora di rafforzare l'Europa e di restituirle le sue ambizioni sociali.
Questa dichiarazione ha due obiettivi: combattere la crisi e conquistare il futuro. La sue affermazioni devono essere diffuse ampiamente perché la crisi finanziaria ha colpito molto duramente l'Europa. Il movimento sindacale europeo, però, è in grado di cogliere l'occasione e di conquistare una società più giusta, e un'Europa più forte, più integrata e sociale. Mobilitiamoci tutti sugli obiettivi della Dichiarazione di Parigi della CES!










