Breaking News

Guardia alta sui diritti dei lavoratori anche negli Usa

 

di Manlio Masucci

 

Legislazioni deboli e impunità diffusa per gli abusi, sistematiche campagne di disinformazione e d'intimidazione: sono questi i principali fattori che hanno permesso alle grandi aziende americane di sviluppare, in particolare nell'ultima decade, pratiche antisindacali sofisticate capaci di minare l'unità e la forza dei lavoratori. Il fatto che i sindacati coprano, attualmente, il 12,4% della forza lavoro negli Usa non è dunque fatto casuale ma è la logica conseguenza di un sistema che, soprattutto nel settore privato, impedisce ai lavoratori di aderire ai sindacati. La maggior parte degli americani, assicurano i sindacati Usa, reclamano ora i propri diritti e l'approvazione dell'Employee Free Choice Act, la nuova legge, promessa dal presidente Barack Obama, che garantirà il diritto alla libertà sindacale.
L'ultimo rapporto di Kate Bronfenbrenner, direttrice del gruppo di ricerca sul mondo del lavoro presso la scuola di relazioni industriali dell'Univesità di Cornell, denuncia l'intensificazione dell'ostilità da parte delle aziende nei confronti delle organizzazioni sindacali. Lo studio, diffuso dall'Epi (Economic Policy Institute) e dal Fondo Americano per i diritti all'educazione del lavoro, analizza una serie di problemi esplosi in tutta la loro gravità durante la compiacente amministrazione Bush.
La ricerca dimostra come i lavoratori del settore privato, negli Usa, siano sottoposti a una serie di pressioni che ne impediscono l'associazione: "I datori di lavoro - si spiega nel rapporto - stanno usando un arsenale di tattiche legali e non legali per interferire con i piani dei dipendenti che vogliono organizzarsi; tutto ciò avviene, ovviamente, in un quadro di totale impunità".
Lo studio, che si basa sui documenti del National Labor Relations Board (NLRB), fa riferimento a rapporti redatti dalle stesse compagnie, a interviste realizzate con i lavoratori e a investigazioni indipendenti su pratiche di intimidazione. I risultati sono allarmanti: il 63% delle aziende ingaggia degli addetti specializzati a investigare le predisposizioni sindacali dei singoli dipendenti attraverso colloqui obbligatori e personali. Gli stessi addetti, in molti casi, hanno anche la possibilità di organizzare delle vere e proprie sessioni antisindacali. Il 57% delle aziende, inoltre, minaccia i lavoratori paventando la chiusura delle fabbriche mentre il 47% minaccia i dipendenti con tagli di stipendio e benefit. Il numero dei datori di lavoro che usano più di dieci tattiche di coercizione è, infine, duplicato negli ultimi anni. E' interessante notare come, in generale, le compagnie si affidino a tattiche sempre più aggressive, che prevedono tagli e licenziamenti, piuttosto che promettere premi, incentivi, o anche "regali" per non aderire ai sindacati.
Le aziende insomma si trasformano nel vero Grande Fratello dei lavoratori spiandone i comportamenti e influenzandone le azioni: "Abbiamo riscontrato - ha spiegato la Bronfenbrenner - un clima di opposizione fatto d'interrogatori e di sorveglianza, di minacce e di abusi con il fine di convincere gli impiegati che aderire a un sindacato è rischioso". Investigare queste pratiche, si evince dal rapporto, non è tra l'altro facile considerando che il clima di tensione generatosi impedisce ai lavoratori di denunciare gli episodi più significativi. Si calcola che negli Stati Uniti ci siano almeno 30.000 azioni illegali da parte delle compagnie ogni anno nei confronti dei propri dipendenti. Ma è da sottolineare, al contempo, come la maggior parte delle azioni antisindacali sia perfettamente legale.
Il presidente dell'Epi, Larry Mishel, ha commentato il rapporto mettendo in risalto che il problema non è esclusivamente di giustizia ma anche di convenienza economica per il sistema paese. Negli ultimi trent'anni, spiega il professore, l'ineguaglianza fra i profitti delle aziende e i guadagni dei lavoratori è cresciuta minando il potere di acquisto delle persone. Insomma l'economia americana avrebbe puntato tutto sull'aumento della produttività mettendo in secondo piano la capacità dei lavoratori di beneficiare a livello salariale delle migliori performance industriali.

 

vai all'archivio notizie di Settembre