Dai sindacati europei via libera alla "Dichiarazione di Parigi"

di Raffaella Vitulano

Parigi (dal nostro inviato) - Una Dichiarazione per rilanciare il ruolo dei sindacati europei nel contesto della crisi e per scuotere governi, istituzioni ed imprese affinché si rimbocchino le maniche e si assumano le loro responsabilità di fronte ad una fase senza precedenti: oggi i sindacati europei riuniti nella Ces hanno varato un documento in cui spingono - tra le altre cose - per una forma di definizione sicura dei minimi salariali nei vari paesi (possibilmente per via contrattuale); per il rafforzamento alla lotta contro i paradisi fiscali; per una maggiore partecipazione dei lavoratori, che hanno pagato, stanno pagando e ancora pagheranno il conto di una crisi non voluta da loro, ma da speculatori senza scrupoli.  

La voce del padre del Dialogo Sociale

Jacques Delors - attuale presidente di Notre Europe e già presidente della Commissione europea - non ha mai abbandonato i legami con le organizzazioni sindacali, ma rivederlo oggi sul palco della Conferenza Ces di medio termine, dedicata appunto alla crisi, ha risvegliato nella platea le sue parole profetiche mai dimenticate, alle quali istituzioni ed imprese non hanno mai dato corso.
La sua voce ferma non è cambiata, né il suo carisma, da quando lanciò il Dialogo Sociale a Val Duchesse nel 1985, e la sua fiducia e la sua fede nell'Europa sembrano incrollabili: "Sembra impossibile applicare regole al mercato padrone ed onnipotente, ma dobbiamo farlo. Serve un Consiglio di sicurezza economico dell'Onu accanto a quello già esistente". Un appello rilanciato dopo 15 anni, che mantiene tutta la sua drammatica attualità.
Ai tempi della Thatcher, Delors pose l'Ue a difesa di lavoratori, creò un equilibrio virtuoso che l'allora segretario generale della Ces, Emilio Gabaglio, seppe cogliere e rafforzare, tessendo pazientemente la trama di un'Europa che solo con troppo pessimismo si sarebbe immaginata sfilacciata, tirando i fili della sregolatezza dei mercati. L'allora presidente della Commissione preferiva piuttosto il Genio dell'Europa federale, il sogno di Altiero Spinelli, di Jean Monnet, di Robert Schuman e di Alcide De Gasperi. Delors, a fine anni ‘80 ha rappresentato la punta massima del processo sociale europeista. Frantumata sullo scoglio dei nazionalismi e della crisi, oggi la Ue a 27 sconta una debolezza democratica che rappresenta un costo enorme per l'Europa sociale. Stamattina Delors non ha avuto mezzi termini. "Nelle nostre società il capitalismo sregolato ha malmenato il principio sano del mercato unico. Le libertà fondamentali dei lavoratori sono attaccate da sentenze della Corte di giustizia Ue, che mettono in discussione lo stesso contratto collettivo".
L'ottantatreenne ex presidente della Commissione europea affronta la questione dell'individuo, dell'operaio, del disoccupato, del precario, del pensionato, sostanzialmente soli di fronte alla mondializzazione e degli strumenti che lo Stato fornisce per affrontarla, puntando sulla dimensione sociale, sul legame fra solidarietà collettiva e responsabilità individuale. Nel gennaio del 1985, quando divenne presidente della Commissione europea, aveva definito con cautela i passi successivi come l'allargamento dell'Europa comunitaria a nuovi membri, la ratifica dell'Atto unico europeo, entrato in vigore nel 1987, la riforma della politica agricola, l'accordo di Schengen.
Nel 1989 aveva diretto la stesura del cosiddetto "Libro bianco", che forniva un piano dettagliato per il raggiungimento dell'Unione monetaria europea. Oggi la vecchia Uem sembra impazzita, e lui tiene a sottolineare come invece avesse previsto paletti e gradualità.
La radice del male sta anche nel deficit di dialogo tra i paesi: "La crisi non é l'unica responsabile: ogni potere che non ha limite tende ad abusarne, con la tirannia del breve termine e la perdita della coscienza del rischio". Regolamentazione delle banche (che devono mantenere una sostanziale divisione tra depositi e investimenti), piano industriale europeo, armonizzazione ed equità sociale, riduzione del dumping fiscale, rilancio del dinamismo del dialogo sociale in ogni settore, rispetto dei contratti collettivi, bando ai dumping salariali: ecco alcune altre proposte di Delors, che ha concluso il suo intervento sostenendo la Dichiarazione di Parigi e lanciando un appello ai sindacati: "Dovete esistere, siete una garanzia per i cittadini".

Bonanni: dalla crisi un'opportunità

E il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, prendendo poco dopo la parola sul palco ha raccolto il passaggio: "Il potere finanziario ha reso eccentrica la realtà del lavoro. L'economia da casinò ha dettato legge nel mondo e il lavoro d'impresa é purtroppo diventato un fatto secondario. Ora abbiamo una grande chance di ridare vigore al movimento sindacale europeo, restituendo al lavoro una centralità basata sulla partecipazione dei dipendenti ad ogni livello, anche attraverso la partecipazione azionaria": il messaggio lanciato dal segretario generale della Cisl parte dall'esperienza Fiat-Chrysler per spiegare come per sfide nuove servano soluzioni innovative. "I lavoratori della Chrysler hanno avuto coraggio", ha aggiunto rivolgendosi alla platea dei sindacalisti di ogni parte d'Europa, ed ha quindi concluso auspicando che il sindacato europeo possa restare coeso nel fornire proposte di governo comune, evitando di perseguire logiche nazionalistiche di breve respiro.

(Intervista audio a Bonanni)

Serve un New Deal sociale

Per combattere la crisi, i sindacati europei propongono un New Deal sociale che preveda per l'economia reale lo stesso sostegno concesso alle banche. Lanciando la Dichiarazione di Parigi, il segretario generale John Monks invita i governi a spendere per compensare il calo della domanda, che ha colpito il settore finanziario ma soprattutto i lavoratori e le loro famiglie, svuotate nel loro potere d'acquisto. Governi e istituzioni devono coordinarsi a livello europeo consentendo l'emissione di eurobond soprattutto in quei paesi troppo fragili per aumentare la loro spesa. Monks cita il pessimo esempio dei paesi anglosassoni ("I miei nipoti pagheranno il debito fino al 2032"), e focalizzandosi proprio sul Regno Unito spiegato come abbia deregolato i mercati, venduto le sue industrie - dal nucleare al football -, tagliato la produzione, imponendo profitti annuali di almeno il 20%, ponendosi al centro globale dei servizi finanziari ed annullando la sua storia: "Meno Gran Bretagna, culla della rivoluzione industriale, più City londinese simile ad una grande Monte Carlo". L'economia casinò sbanca sul banco degli imputati. Monks rivendica regole, investimenti a lungo termine accompagnati da un'imposizione progressiva, non da aliquote uniche, di cui hanno beneficiato soprattutto i ricchi. Segnali negativi stanno delineandosi: la fiducia dei banchieri nello sfuggire nuove regole, l'indebolimento della già modesta proposta della Commissione Ue per regolare hedge funds e private equity, l'orientamento a mantenere i paradisi fiscali (e la Dichiarazione di Parigi la contrasta duramente), l'affievolimento dei contratti da parte della Corte di Giustizia: "In termini calcistici, siamo per ora battuti 4 a 0", spiega Monks alla vigilia dell'incontro Manchester-Barcelona.

Contro la crisi misure ancora inadeguate

La crisi economica continua intanto a peggiorare e le previsioni asseriscono che vi saranno contrazioni della crescita pari al 4.2 %. Uno dei documenti Ces analizzati oggi rivendica la necessità dei governi di fornire risposte adeguate per sostenere la domanda aggregata, mitigando i rischi della spirale deflativa e alleviare i costi sociali, evitando al contempo misure protezionistiche.
La Ces compara, attraverso un report, le prospettive dei pacchetti fiscali messi in campo dai governi, specie evidenziandone la loro efficacia sul mercato del lavoro e l'impatto sui diversi gruppi di lavoratori (settoriali, di genere, etc). Lo studio - segnala a Conquistedellavoro.it una sintesi realizzata dal Dipartimento organizzativo Cisl congiuntamente con il Dipartimento Europa - ha evidenziato non solo il dato quantitativo delle misure ma anche la distribuzione all'interno dei Paesi ed il coinvolgimento delle parti sociali.
Un resoconto del report porta ad evidenziare un'insufficienza dei pacchetti fiscali: le misure annunciate dai governi non sono sufficienti ed ammontano ad uno stimolo del 1% della crescita complessiva; insufficienza delle misure di stabilizzazione; problematicità relativa alle competizioni di sistemi fiscali (a ribasso), associata a restrizioni di molti paesi dovuta a condizioni di deficit e debito che pregiudicano i necessari stanziamenti per arrestare la congiuntura; azione di taluni Paesi orientata verso politiche di contrazione anziché supportati da leva fiscale; inadeguatezza misure "a con ridotto impatto ambientale" (green measures); insoddisfacente coinvolgimento delle parti sociali, ad eccezione di talune eccezioni.

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Progetto di "Dichiarazione di Parigi"

Il documento originale della Ces in italiano

Proselitismo e organizzazione, il ruolo delle affiliate

Sintesi dei risultati del questionario realizzato dalla Ces

Europa

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