Salute e sicurezza: peggioramento in tutt'Europa

 

di Manlio Masucci

La crisi economica sta producendo un peggioramento delle condizioni di sicurezza e salute sul posto di lavoro in tutta Europa: ne è convinta la maggior parte dei cittadini comunitari che hanno così risposto a un sondaggio dell'agenzia europea per la sicurezza e la salute (Osha) che dedica una settimana, dal 19 al 23 ottobre, alla sensibilizzazione di datori di lavoro, dipendenti, autorità e opinione pubblica. La sicurezza sul posto di lavoro è una questione che riguarda, dunque, tutti i lavoratori europei che, nonostante l'implementazione della legge quadro del 1989, continuano a correre molti rischi durante lo svolgimento delle loro mansioni. La campagna dell'Osha si basa, quest'anno, sul tema della valutazione del rischio, considerata la chiave per una sana gestione della sicurezza e della salute. Il rapporto licenziato per l'occasione, "Valutazione, eliminazione e sostanziale riduzione dei rischi sul posto di lavoro", analizza una serie di casi in cui aziende europee hanno ridotto il numero d'infortuni attraverso una corretta politica di prevenzione. Una politica reputata necessaria dalla maggior parte degli europei che ritengono che la crisi economica abbia danneggiato pesantemente la loro situazione lavorativa generale. Ma è in particolare sul tema della salute e della sicurezza che il 60% degli intervistati ha espresso preoccupazione denotando un calo degli standard abituali. Un dato confermato anche dagli italiani: il 26% degli intervistati reputa che la crisi abbia inciso pesantemente sulla sicurezza mentre il 43% pensa che abbia inciso in buona parte.  Insomma, il rischio che di fronte alle ristrettezze economiche si vada a risparmiare sulla sicurezza è ben presente in tutta Europa e i lavoratori ne sono consapevoli, così come conferma il direttore dell'Osha, Jukka Takala: "La crisi finanziaria può portare le imprese a ignorare o minimizzare l'importanza della sicurezza sui posti di lavoro e a tagliare gli investimenti sui programmi d'implementazione; il ruolo della nostra agenzia è di ricordar loro che è inutile cercare guadagni a breve termine su problemi a lungo termine e che più i luoghi di lavoro sicuri risultano essere più produttivi". La crisi sta quindi influenzando le politiche di sicurezza sul lavoro ma non solo a livello dirigenziale. Anche i lavoratori, infatti, di fronte all'incertezza occupazionale, considerano con sempre meno attenzione le questioni relative alla salute e alla sicurezza che, nel rapporto dell'Osha, si collocano, nella scala di priorità degli europei, esattamente dopo la stabilità, il salario e gli orari. E' comunque la Svezia a guidare la classifica dei paesi più esigenti: il 53% dei lavoratori scandinavi considera salute e sicurezza fattori decisivi nella ricerca di un nuovo posto mentre in ultima posizione ci sono i lavoratori romeni con un preoccupante 16%. In questa speciale classifica, gli italiani si collocano al terzo posto con il 50%, percentuale incoraggiante soprattutto in considerazione della media totale Eu che non va oltre il 36%. I lavoratori europei si considerano, in tutti i casi, informati sull'argomento e ben il 57% reputa che ci siano stati effettivamente dei miglioramenti sotto questo aspetto negli ultimi anni. Nonostante ciò la situazione generale appare essere molto complessa, considerando che ben il 75% degli europei si dichiara convinto che il proprio lavoro sia la causa principale di condizioni di salute precarie o avverse. Più equilibrata la situazione in Italia dove il 55% degli intervistati si reputa ben informato: il 39% degli italiani rileva un miglioramento delle condizioni di sicurezza e il 38% un peggioramento. Lo studio dell'Osha individua, infine, interessanti differenze di genere, lasciando supporre che la situazione sia più difficile per le donne che per gli uomini. Nella scelta di un lavoro, il salario è la priorità per il 61% degli uomini e per il 53% delle donne mentre la stabilità dell'impiego è fondamentale per il 55% degli europei e per il 51% delle europee. Ma è proprio sulla questione della sicurezza che il gap si approfondisce: per il 62% degli uomini ci sono stati miglioramenti negli ultimi anni, opinione confermata solo dal 52% delle donne, mentre il 72% dei lavoratori si reputa informato sui temi della sicurezza a confronto con il 61% delle lavoratrici. E' un segnale, secondo Takala, di come ci sia ancora molto da fare per implementare la sicurezza delle donne sul luogo di lavoro. 

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