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Atitech, ok al contratto. Strappate condizioni migliorative rispetto a Cai

Raggiunto nella tarda serata di vernerdì anche l'accordo sul contratto di lavoro per Atitech, condizione che era stata posta per confermare l'accordo per la cessione dell'azienda di manutenzione pesante della vecchia Alitalia a Meridie.

L'accordo quadro era stato sottoscritto il 13 ottobre scorso da Meridie, la Nuova Alitalia e Finmeccanica (che partecipano rispettivamente con il 75%, il 15% e il 10%), a palazzo Chigi con i sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil-Trasporti, Ugl-Trasporti e Sdl.

Con la sottoscrizione del contratto sindacale con le rappresentanze campane sulla nuova organizzazione del lavoro, in linea con le esigenze di Atitech, manutenzioni aeronautiche - la Newco che racchiude Meridie, Alitalia e Finmeccanica - ha, dunque, il via libera a rilevare il cento per cento del polo di manutenzione che ha sede a Napoli Capodichino, che dà lavoro a circa 650 lavoratori più altri 150 dell'indotto.

Soddisfatti i sindacati. Giovanni Aruta, segretario Rsa Cisl di Atitech, osserva che "l'accordo consente di salvare in un momento di crisi tanti post idi lavoro in Campania".

Tra le condizioni strappate alla cordata, la riduzione dello stipendio dei lavoratori del solo 10 per cento, molto più favorevole di quello applicato da Cai, aggiungono. Un esempio: un lavoratore Atitech che prende 1.600 euro al netto degli assegni familiari, riceverà 1.440 euro, contro i 1.300 euro di un addetto di pari livello di Cai. Tra le altre condizioni, si lavorerà sei giorni su sette in due turni di sei ore e quindici minuti. Prevista la chiusura ad agosto in caso di assenza di lavoro. Dei 653 lavoratori, 360 inizieranno a lavorare nella nuova Atitech tra circa un mese. Secondo l'intesa, a regime (nel 2014) saranno 500 gli addetti impiegati. Quindi, 140 circa andranno in cassa integrazione da giugno 2010. Altri 60 lavoratori saranno assorbiti da Finmeccanica attraverso la controllata Alenia Aeronautica e 70 andranno in prepensionamento grazie allo scivolo dei sette anni previsto dagli ammortizzatori sociali.

E.C.

(26 ottobre 2009)

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