Le legislazione di sua maestà è inadeguata a combattere e reprimere le nuove e più drammatiche realtà dello sfruttamento: schiavitù e lavoro forzato in Gran Bretagna, perchè di questo si tratta nel 2009. Lo affermano Liberty e Anti-Slavery International, due tra le più importanti organizzazioni britanniche di tutela dei diritti umani e delle libertà civili (Anti Slavery, fondata nel 1839, è la più antica del Regno Unito). Che imputano alla Camera dei Lords un immobilismo pericoloso sui diritti elementari dei lavoratori stranieri.
Le due onlus propongono la rubricazione di due nuovi reati specifici: detenzione in schiavitù, punibile fino a 14 anni di prigione, e lavoro forzato, con un massimo di 7 anni di reclusione. La proposta ha già trovato il sostegno di conservatori e liberaldemocratici. Anche perchè il Regno Unito rischia di essere trascinato davanti alla Corte europea per i diritti umani, in virtù di molti casi di palese sfruttamento dei lavoratori che non sono stati perseguiti. I promotori dell'iniziativa puntano l'indice soprattutto sul caso di lavoratori e lavoratrici domestiche che vengono forzosamente private del passaporto, e poi costrette ad accettare bassi salari e turni di lavoro a dir poco massacranti, senza neanche lasciare l'abitazione della famiglia presso cui sono a servizio
L'assenza di una voce di reato chiara e le carenze dell'attuale sistema legale impediscono di fatto alla polizia di assicurare gli sfruttatori alla giustizia. "In una fase in cui Westminster libera nuove tipologie di reati come coriandoli - racconta alla Bbc il direttore di Liberty, Shami Chakrabarti - la mancanza di un'efficace legislazione contro la schiavitù rappresenta un buco nero profondissimo nella tutela dei più deboli".
Pi.Ar.
(28 ottobre 2009)










