di Mauro Cereda
Aumentano gli stranieri in Italia e cresce l'integrazione fra le persone che vivono da più tempo nella Penisola. Al 1° gennaio 2009 gli immigrati sono oltre 4,8 milioni, circa mezzo milione in più rispetto al 2008, ma ben 3,5 milioni in più di dieci anni fa. Tra le comunità spiccano i romeni (968mila), seguiti dagli albanesi (538mila) e dai marocchini (497mila); mentre per quanto riguarda le confessioni religiose, i musulmani (1,2 milioni) superano i cattolici (860mila). Dati contrastanti in materia di lavoro: crescono gli occupati (222mila unità), ma aumenta il tasso di disoccupazione (+1%), che si attesta al 10,5%. Sono questi alcuni fra i principali risultati del XV Rapporto nazionale sulle migrazioni 2009, elaborato dalla Fondazione Ismu, presentato oggi a Milano. Secondo le previsioni, da qui al 2030 la popolazione straniera dovrebbe raddoppiare, con una probabile contrazione dei flussi provenienti dall'Europa dell'Est e un incremento di quelli in arrivo da Sud America e Asia. Sulle presenze si è però fatto sentire il peso della crisi economica.
"La crisi - ha spiegato, illustrando il Rapporto, il sociologo Vincenzo Cesareo - ha rallentato i movimenti migratori di manodopera verso i Paesi dell'Unione Europea in seguito ai cambiamenti dei mercati del lavoro nei diversi contesti nazionali. Si registrano infatti una minore richiesta di manodopera da parte delle aziende, minori opportunità di lavoro e politiche migratorie indirizzate verso una maggiore chiusura e a incentivare il rimpatrio".
Tornando ai dati, emerge che sono in calo gli irregolari, che passano da 651mila nel 2008 a 422mila nel 2009 (dal 16,1% al 9,1%), mentre aumentano le seconde generazioni: nell'anno scolastico 2007/2008 si registrano 200mila allievi senza cittadinanza italiana, ma nati in Italia. La questione delle seconde generazioni è strettamente legata al problema dell'integrazione. L'Ismu ha condotto un'indagine ad hoc, che ha coinvolto 12mila immigrati in tutta Italia, da cui è emerso che i più integrati sono le donne; i soggetti coniugati (specie se con italiani) che hanno figli; coloro che hanno un'istruzione elevata e redditi abbastanza alti; quelli che sono in Italia da molto tempo (in buona parte da oltre 15 anni); gli stranieri che vivono con i loro familiari e in autonomia abitativa e che mantengono ormai pochi legami di relazione e di aiuto economico (rimesse) con il Paese d'origine. Il governo della presenza degli stranieri è da tempo al centro del dibattito politico, il problema riguarda in particolare le modalità di aperture-chiusura delle frontiere.
"E' ormai un dato di fatto - ha notato ancora Cesareo - che la disciplina dell'ingresso dei lavoratori extracomunitari è inadeguata rispetto alle logiche del mercato del lavoro italiano. Numerose sfide rimangono aperte: oltre al governo dei flussi migratori, pensiamo per esempio alla normativa sull'asilo e sulla protezione umanitaria. Da anni la Fondazione Ismu insiste sul ruolo delle istituzioni europee. Ritengo infatti si debba optare per una più ampia armonizzazione delle politiche migratorie in Europa, perseguibile anche grazie a una più forte solidarietà tra gli Stati membri. E' necessario e urgente un più incisivo intervento dell'Unione europea nel governo delle migrazioni".
Venendo ai dati sul lavoro, i ricercatori hanno scoperto che mentre l'occupazione italiana perdeva su base annua 426mila unità, quella straniera ne guadagnava 222mila (confermando l'idea che esistano mercati almeno in parte separati). Su 2.662mila soggetti stranieri censiti dall'Istat in età attiva (15-65 anni), nel primo trimestre del 2009 gli occupati sono 1.741mila (1.029mila uomini e 712mila donne). Un milione e centomila lavorano al Nord (63%), 441mila al Centro (25%) e 201mila al Sud (11%). I dipendenti sono 1.504mila. Circa l'80% ha un impiego a tempo pieno. La maggior parte ha un posto nel terziario (985mila), seguono l'industria (405mila), le costruzioni (288mila) e l'agricoltura (64mila). Ma sono tanti anche gli immigrati che si "mettono in proprio": nel 2009 le imprese attive che fanno capo a imprenditori stranieri sono 15mila, mentre i titolari di imprese individuali nati al di fuori dei confini dell'Unione europea sono 240.594. La regione dove è più alta la concentrazione di aziende multietniche è la Lombardia, mentre tra le nazionalità spiccano cinesi, marocchini e albanesi.
(14 dicembre 2009)










