GATORADE. 120 lavoratori in mobilità

VERTENZE

 

di Sara Martano

Una spada di Damocle incombe sul futuro dei 120 lavoratori dello stabilimento Gatorade di Silea, a quattro km da Treviso. La scorsa settimana, infatti, il consiglio di amministrazione della società, la Pepsico Beverage Italia, ha annunciato la decisione di voler cedere a terzi l'attività di produzione e di chiudere lo stabilimento mettendo di fatto i lavortori in mobilità.
Ad oggi lo stabilimento non è in crisi, ma - secondo i vertici aziendali - il sito è utilizzato al 60% della sua capacità producendo in un anno 50 milioni di litri di Gatorade e 30 milioni di litri di Lipton Ice Tea, bevande tipicamente estive con la conseguenza che la maggior parte del lavoro è concentrata da febbraio a giugno, lasciando di fatto le linee produttive sottoutilizzate per buona parte dell'anno.

Molti gli sforzi effettuati dai lavoratori e dalla direzione per ridurre i costi di produzione, dall'ottimizzazione delle risorse idriche al risparmio energetico, ma nonostante tutto si è registrato un rallentamento della crescita dei volumi e una conseguente riduzione della produzione.
Per questo la decisione di cedere a terzi l'attività che forse, secondo indiscrezioni, verrà assorbita dal vicino stabilimento di imbottigliamento della San Benedetto di Scorzè.

Ma i sindacati non ci stanno e contestano questa scelta imprenditoriale che manda il conto ai soli dipendenti con chiusura dello stabilimento e lavoratori in mobilità. "Contestiamo vivamente questa decisione - sostiene Franco Lorenzon, segretario generale della Cisl di Treviso - che si riflette in maniera negativa sul futuro di 120 famiglie. Del resto, lo stabilimento è uno dei pochi considerati all'avanguardia in Europa, per questo crediamo che possano esserci alternative praticabili alla chiusura".

Il sindacato, che oggi in Prefettura ha incontrato il ministro Maurizio Sacconi, ha avanzato l'ipotesi di prorogare di un anno la decisione della chiusura dello stabilimento che dovrebbe avvenire il 31 dicembre. "Questo - continua Lorenzon - permetterebbe di trovare concrete alternative che tengano conto del destino dei lavoratori e dello stabilimento". 

E una prima alternativa in sei punti è già stata stilata dai sindacati e dai sindaci dei comuni di residenza dei 120 lavoratori (più 30 dell'indotto) che hanno messo in piedi un coordinamento da cui è nato un documento in sei punti. Al momento è solo una bozza ma le richieste sono chiare: ferma contrarietà al piano industriale presentato da Pepsico, sospensione del processo di esternalizzazione della produzione delle bevande, nuovi investimenti sulla rete commerciale e realizzazione di nuovi prodotti non stagionali da inserire nei periodi di bassa produzione. Un piano industriale alternativo che cancelli in un colpo quello presentato dall'azienda e che prevede la dismissione del sito di Silea entro fine anno.

Intanto il ministro Sacconi, che oggi ha incontrato anche i vertici dell'azienda ha fatto sapere che o si riapre il negoziato a livello locale e si trovano soluzioni adeguate per garantire l'attività produttiva dello stabilimento, oppure la vertenza approderà sui tavoli romani.
I lavoratori che già il 13 agosto avevano effettuato una mobilitazione di protesta perchè avevano fiutato le non buone intenzioni della società oggi sono in mobilitazione continua con scioperi articolati per turno.

E la tensione sale anche perchè questa vertenza è solo l'ultima di una lunga serie che nell'ultimo anno ha portato il ricco Nordest a fare i conti con licenziamenti, mobilità e casse integrazioni. "E' ora di dare un sostegno al sistema produttivo del trevigiano - conclude Lorenzon - aiutando quelle attività imprenditoriali che ancora resistono e puntano alla qualità del prodotto".

(30 agosto 2010)

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