di Rodolfo Ricci
Il Governo studia una nuovo fisco? Con aliquote più basse e meno agevolazioni, magari. L'obiettivo (non secondario): un sistema fiscale molto più semplice di quello attuale. Anche nel suo intervento di qualche giorno fa al Meeting di Cl il responsabile dell`Economia ha tracciato le linee della riforma fiscale cui il governo inizierà a lavorare dal prossimo autunno. Come ha ricordato lo stesso Tremonti, il cantiere avrebbe dovuto aprire prima; già alla fine dello scorso anno era stato riproposto sul sito del ministero il Libro Bianco messo a punto nel `94, ai tempi del primo governo Berlusconi; ma poi nei mesi scorsi c`è stata la crisi greca e dei mercati europei che ha assorbito l`attenzione e l`impegno del Tesoro. Adesso si riparte, sempre turbolenze politiche permettendo.
L`approccio del ministro è lo stesso che era già emerso nei mesi scorsi, ispirato alla massima prudenza. Ma esistono della richieste ormai consolidate: "Sul fisco - ha chiesto il leader della Cisl, Raffaele Bonanni da tempo - chiediamo che vengano abbassate le tasse a lavoratori dipendenti, pensionati e alle imprese che investono reperendo le risorse con il trasferimento delle tasse dalle persone fisiche ai consumi e con la lotta all'evasione fiscale". La prospettiva dunque non sarebbe quella di una riduzione generalizzata del carico fiscale, ma piuttosto di una riorganizzazione dell`intero sistema, messo a punto negli anni Settanta e poi sottoposto nel corso degli anni a revisioni ed aggiustamenti dettati dall`esigenza del momento più che da un disegno coerente.
La parola d`ordine dunque è "semplificazione". E in questa logica vanno lette anche le indicazioni date da Tremonti. È presto per capire come questa impostazione si tradurrà in concreto in interventi su imposte e aliquote. La clausola di salvaguardia che permette di conservare le vecchie regole dovrebbe mettere il governo, almeno in parte, al riparo dalle proteste che inevitabilmente accompagnano la soppressione di questo o quel regime di favore.
D'altreonde, negli ultimi 10 anni le entrate fiscali a livello centrale sono diminuite dell'1,5%, quelle degli enti locali, invece, sono aumentate del 25,2%. I dati della Cgia di Mestre, sottolineando come la crescita delle tasse locali sia comunque molto più contenuta di quanto avvenuto in precedenza quando l'incremento, rispetto al decennio precedente, toccava punte superiori al 100%: "Grazie alla stabilizzazione degli importi richiesti dagli enti locali ai propri cittadini - ha spiegato il segretario dell'Associazione degli artigiani di Mestre Giuseppe Bortolussi - e all'abolizione dell'Ici sulla prima casa avvenuta nel 2008, la crescita ha subito una brusca frenata".
In termini assoluti, precisa la Cgia, l'Amministrazione centrale ha diminuito gli incassi passando dai 344,29 miliardi di euro del 1999 ai 339,24 del 2009. I dati, ricordano gli artigiani di Mestre, sono a prezzi costanti, ovvero al netto dell'inflazione e, per avere un raffronto con la crescita economica del Paese, basta osservare che il Pil nello stesso periodo è cresciuto del 9,1%. Le imposte locali, invece, sono passate dai 74,98 miliardi di euro del 1999 ai 93,88 miliardi del 2009.
Pur costituendo solo il 21,6% del gettito complessivo, le tasse locali mantengono una crescita di tutto rispetto, anche se tra il 2008 e il 2009 (a fronte dell'abolizione dell'Ici sulla prima casa) sono diminuite dell'11,1%. "Sicuramente molte amministrazioni locali continuano a mantenere alte le tasse sui propri cittadini - commenta Bortolussi - e non sempre alle imposte pagate corrispondono dei servizi qualitativamente e quantitativamente accettabili. Tuttavia va ricordato che negli ultimi anni, soprattutto i Comuni hanno assunto un gran numero di nuove competenze e di nuove funzioni senza ricevere in cambio un corrispondente aumento dei trasferimenti, anzi".
(30 Agosto 2010)










