CILE. Il diario dei 33 minatori

MONDO

 
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Lo scavo del pozzo per liberarli è in corso. Intanto, si è attivata la macchina degli aiuti da parte dei familiari e delle autorità cilene. Un nuovo video realizzato dai lavoratori imprigionati è stato diffuso attraverso YouTube. Lo scavo del pozzo per soccorrere i 33 minatori intrappolati nelle gallerie della miniera di San José, nel nord del Cile, dovrà raggiungere i 700 metri di profondità. Risolti alcuni problemi tecnici, una potente scavatrice ha iniziato la realizzazione del canale che dovrebbe permettere, tra tre o quattro mesi, di riportare gli uomini in superficie. Si prevede che la scavatrice proceda al ritmo di circa 15-20 metri al giorno. Una corsa contro il tempo che dovrebbe concludersi entro Natale.

(2 settembre 2010)

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di Raffaella Vitulano

Di disastri in miniera Conquiste ha scritto diverse volte. Abbiamo raccontato storie cinesi, sudamericane, italiane. Ma la storia di queste ultime settimane ha davvero dell'incredibile.
La televisione cilena ha diffuso finalmente le prime immagini del gruppo di 33 minatori bloccati da 23 giorni nella miniera di rame di San José, nel nord del Cile: le immagini, trasmesse da Tvn ed estratte da un video della durata di circa 45 minuti, mostrano i minatori in buone condizioni e sono già state visionate dai familiari.
"Siamo molto organizzati", spiega uno dei minatori, petto nudo e barba folta, mostrando un angolo farmacia fornito di alcool, medicine, deodoranti e dentifricio in pasta. "Da qui prendiamo l'acqua per lavare i denti e il viso", ha aggiunto il minatore, mostrando un bidone. "E qui c'è un angolo per il divertimento, dove ci riuniamo tutti i giorni, dove facciamo progetti (...). E poi c'è anche un luogo dove preghiamo", ha proseguito il minatore, mostrando alle telecamere ogni angolo. Le immagini sono state filmate da una microcamera arrivata fino a loro tramite una sonda. "Saluto la mia famiglia", dice uno dei 33 minatori. "Saluto tutto il mondo", gli fa eco un altro, aggiungendo: "Saluto tutti, specialmente coloro che si stanno adoperando per concludere con successo" le operazioni di soccorso.
I minatori sono bloccati a 700 metri di profondità dal 5 agosto scorso, a causa di una frana. I soccorritori sono riusciti a entrare in contatto con loro, accertandosi che sono tutti in buona salute. Tuttavia, le operazioni per tirarli fuori dalla miniera potrebbero durare anche quattro mesi. Intanto i familiari di uno dei 33 minatori hanno annunciato che denunceranno i proprietari della miniera di San José e tutti i responsabili "che non hanno fatto il loro lavoro".
"Non penso a un risarcimento finanziario, ma voglio mettere di fronte alle loro responsabilità non solo i proprietari della miniera, ma anche tutti coloro che non hanno fatto il loro lavoro", ha detto alla stampa Carolina Narvarez, la moglie di Raul Bustos, uno dei minatori. Il giudice del Tribunale di Copiapò, Mirta Lagos Pino, ha intanto accolto la richiesta avanzata da un avvocato che rappresenta 26 delle 33 famiglie degli operai e disposto il congelamento di 1,8 milioni di dollari della società San Esteban, proprietaria della miniera San José, in misura precauzionale. Il gruppo minerario intanto ha dichiarato nei giorni scorsi di essere sull'orlo del fallimento a causa dell'incidente che ha bloccato la produzione nella miniera e di non poter più pagare gli stipendi ai minatori.
Dopo il danno, la beffa.
L'unico modo per comunicare con i minatori intrappolati è ora un foro, attraverso cui ricevono cibo, generi di prima necessità, telecamere e aria fresca. O quello che può assomigliarci.
All'esterno, il presidente cileno Sebastián Piñera ha fatto sapere che "non risparmieranno nessun sforzo e faranno tutto quello che è umanamente possibile per salvare la vita ai minatori". La vita, prima di tutto. Poi, il salario, per loro e le famiglie, disperate. "Dio è grande e ci aiuterà a uscire da qui", ha detto Mario Gomez, sessantatrè anni, il più anziano del gruppo. Uno dei proprietari della compagnia San Esteban, che possiede la miniera, ha intanto affermato che il rifugio dove i trentatrè si trovano è "grande e ben attrezzato". Come a voler frenare eventuali responsabilità. Al momento dello smottamento, i minatori erano riusciti a raggiungere uno dei rifugi allestiti lungo le gallerie, con provviste e ossigeno. Ora, una nuova sonda di diametro maggiore sarà fatta scendere per rifornirli di cibo, luce e aria. Dovranno resistere ancora a lungo.
Il ministro della Salute, Jaime Mañalich, ha confermato di avere già parlato con esperti dell'agenzia spaziale statunitense Nasa: a 700 metri di profondità, oscuri e con scarsa ventilazione e accesso agli alimenti, la situazione in cui si trovano i 33 minatori è simile a quella in cui si trovano gli astronauti nello spazio.
La collaborazione con la Nasa sarebbe infatti riferita soprattutto ai cibi, ridotti a piccole dosi con alimenti condensati e molto ricchi di proteine.
Per Wolf Dombrowsky, esperto in catastrofi della scuola Siperiore Steinbeis, di Berlino, quello che stupisce della miniera cilena è che il rifugio non è dotato di telefono di emergenza. Uno dei rischi è che le vittime dell'incidente in miniera perdano il controllo psichico della situazione. In Germania ricordano ancora l'esperienza nell'ottobre 1963 a Lengede, (di 129 lavoratori al momento dell'esplosione, 29 morirono e 100 restarono bloccati). Sopravvissero perché sapevano che qualcuno li stava cercando.

(27 agosto 2010)

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