SARDEGNA verso la mobilitazione

VERTENZE

 

di Mario Girau

Entro settembre Cgil, Cisl e Uil, in accordo con le associazioni dei comuni e delle province sarde, organizzeranno una manifestazione sul problema delle entrate e delle risorse finanziarie dovute alla Sardegna e sul rilancio del confronto tra Stato e Regione. Nella lotta contro la disoccupazione, infatti, la certezza di poter investire su lavoro e sviluppo e avere più ampi margini di autonomia è una precondizione di sviluppo. La crisi economica non va in vacanza e d'estate, molto spesso, i problemi della disoccupazione si accentuano. Il sindacato lo sa e perciò, a costo di togliere la sacralità pagana al mese di agosto, chiama nuovamente tutti a mobilitarsi per dare una svolta alle politiche economiche e del lavoro. Se ancora qualcuno non l'avesse ben compreso, la Sardegna è sull'orlo del precipizio. Un'ulteriore conferma viene dalla pagella sociale messa a punto dal "Sole 24 ore" e dal centro studi "Sintesi", che assegna all'isola l'ultimo posto, e con un punteggio negativo, tra tutte le regioni del Paese. Cgil, Cisl e Uil ieri, nel corso di una conferenza stampa, hanno sollecitato adeguate politiche di promozione del lavoro, di sostegno reale alle imprese, il rafforzamento delle tutele sociali per le categorie più deboli.
".Sui problemi del lavoro, delle tutele sociali, e sui ritardi dello sviluppo influiscono certamente - hanno detto ai giornalisti i segretari generali Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca - gli effetti della crisi finanziaria ed economica internazionale, ma in termini più consistenti l'inefficacia delle politiche regionali e l'assenza sempre più consistente dello Stato nella soluzione dei problemi dell'Isola". Il sindacato, dunque, prima di mettere sul banco degli imputati globalizzazione e mercati internazionali guarda dentro la casa italiana e sarda e segnala "un'inconsistente capacità attuativa e un ritardo nella spesa che penalizzano l'Isola in tutte le dinamiche dello sviluppo". Cgil, Cisl e Uil chiedono, perciò, un deciso cambiamento di rotta su tre versanti: sulla qualità ed efficacia delle politiche di settore e territoriali, sulle politiche delle entrate e sull'accelerazione della spesa.

"E' evidente l'urgenza - spiega Mario Medde - di aumentare gli investimenti per lo sviluppo e il lavoro e dunque l'incremento delle entrate da finalizzare a questo scopo. La Regione deve rivendicare il diritto della Sardegna di avere le risorse che le spettano e di scegliere la migliore modalità per acquisirle e di disporne a seconda delle proprie scelte". Ci sono in ballo 4 miliardi e 700 milioni: 2 miliardi 500 milioni attesi dalla Stato per maggiori quote di compartecipazione all'Ire e all'Ires, che si sommano ai fondi dovuti e non ancora incassati dalla Regione di 2 miliardi e 200 milioni di euro.
"Si è di fronte ad inadempienze gravi da parte dello Stato che condizionano negativamente - aggiunge Medde - le risposte utili a fronteggiare la crisi economica e sociale. Inoltre, a ciò si aggiungano i vincoli del Patto di stabilità che limitano ulteriormente le risorse spendibili".
Il sindacato confederale sardo sollecita ancora una volta la Giunta regionale ad adottare una strategia d'alto profilo. Contenuta, per altro, nell'accordo Regione- Sindacati del 4 giugno scorso di cui Cgil, Cisl e Uil sollecitano l'attuazione. Quell'intesa centra la gran parte degli obiettivi necessari per far decollare definitivamente l'economia dell'isola. Prevede, infatti, l'adozione di un piano di sviluppo regionale realmente attento al mondo del lavoro e ai giovani attraverso un piano straordinario per l'occupazione; un programma per le aree rurali e interne che sostenga l'economia di queste zone e l'abitabilità ora minata dallo spopolamento; un piano industriale pluriennale per rilanciare le attività produttive e manifatturiere. Non mancano gli interventi di lotta alla dispersione scolastica e di governo dell'istruzione utilizzando i poteri necessari a una migliore programmazione della rete scolastica; l'attuazione dei programmi per la formazione professionale e il rafforzamento della lotta alla povertà e per l'inclusione sociale. Fondamentale diventa anche per questi obiettivi l'approvazione entro questa legislatura del nuovo Statuto Speciale per la Sardegna.

(31 agosto 201I0) 

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