di Raffaella Vitulano
Roma (nostro servizio) - L'aula della facoltà di Economia a "La Sapienza" è gremita di studenti. Molti leggono Conquiste, distribuito all'ingresso. Sembra l'attesa per un'ora di lezione, ma quel che colpisce in questo sabato mattina è che quei ragazzi sono qui, in attesa dell'avvio delle celebrazioni in ricordo di Ezio Tarantelli - l'economista ucciso esattamente venticinque anni fa all'uscita della facoltà - piuttosto che a fare shopping come tanti coetanei. E' il segno di un'Italia ancora viva, il segno di un impegno sociale che ha nei giovani la sua massima fecondità culturale. La radice di un gesto d'accoglienza per parole scolpite nel tempo, sui libri appena ingialliti, e ancor oggi di strettissima attualità.
E quei volti in aula li scruti per l'intera mattinata, li vedi attenti, emozionati, commossi ed impietriti.
Ezio Tarantelli, Marco Biagi e Massimo D'Antona sono "eroi del lavoro, che hanno subito violenza perchè contrastavano il conservatorismo sociale". Così il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ricorda dal palco quelle vite spezzate dalle Br in occasione della commemorazione di Tarantelli a La Sapienza. Quello dell'economista Tarantelli, in particolare, è "un insegnamento che va molto al di là di oggi. Spero che il suo sacrificio, insieme a quello di Biagi e D'Antona, indichi a tutti che c'è bisogno anche oggi di maggiore responsabilità e coraggio".
I ragazzi annuiscono, qualcuno scatta foto con lo smartphone. Altri applaudono. Attenti, poi, si confronteranno fuori su quanto ascoltato. Li vedremo all'uscita in gruppetti a sfogliare il materiale distribuito, a difendere con l'impeto ventenne le rispettive tesi, a celare in un muto riserbo l'impressione di quell'aula coraggiosa.
Nella seconda parte della mattinata, il confronto tra i tre leader sindacali Bonanni, Epifani ed Angeletti ed Alberto Bombassei - vice presidente di Confindustria - squarcia il ricordo di venticinque anni fa in una lucida e vigorosa analisi contemporanea.
"Quello che sta avvenendo è preoccupante, ci si concentra sul niente, siamo di fronte a un teatrino". Alla vigilia delle elezioni regionali, Bonanni richiama così il governo ad agire contro la crisi economica, le cui conseguenze si faranno sentire ancora "per molto tempo". L'economia italiana è "un'economia malata", bisogna agire con risolutezza per rilanciare l'occupazione, per sostenere la domanda alimentando i consumi e redistribuire la ricchezza utilizzando la leva fiscale.
L'attualità del pensiero di Ezio Tarantelli su temi come l'occupazione, le relazioni industriali e il capitale umano, la sua predilezione nel ruolo delle parti sociali, spinge Bonanni a lanciare un appello all'unità alla Cgil: "Bisogna recuperare le ragioni per stare insieme. Nella storia della Repubblica il sindacato ha avuto alti e bassi, ha avuto momenti di ricongiunzione per evitare che la rottura diventasse irreversibile. Ora dobbiamo invertire il modo di fare, di agire e di pensare. Questo è il vero nodo da sciogliere. Dobbiamo avere più coraggio e non avere paura nell'assumerci le responsabilità, anche quando le soluzioni sono impopolari e sgradevoli".
E di nuovo, di fronte ai ragazzi nell'aula gremita - come quella da cui uscì l'economista per recarsi nella sede del comitato per il "No" per l'allora referendum sulla scala mobile quella mattina sciagurata - richiamando la lezione di Tarantelli sulla concertazione, Bonanni aggiunge che piuttosto "sono lo scambio, la partecipazione e non la fuga, il ribellismo, la strada da seguire". Una mano tesa, dunque; e l'invito a toni più pacati riprende lo spunto lanciato qualche minuto prima dal ministro Sacconi. Un messaggio schietto ed onesto alle giovani generazioni: la strada del dialogo, del confronto e del rispetto, è l'unica che si può costruire.
Le idee non si crivellano. Il legittimo dissenso non diventi mai, conflitto esasperato, padre di ingiustificabili proiettili. Screanzate utopie devono lasciare il posto al dialogo, alla concertazione. Cocciute ambiguità cedano il passo alla sensatezza, alla flessibilità contrattata dell'uso del lavoro e al decentramento contrattuale. Temi cari a Tarantelli, il professore che nelle sue acute analisi non dimenticò mai lo scenario europeo nel quale si muove la lotta alla disoccupazione, e che da solo curò lo studio delle relazioni industriali in ben 16 casi di altrettanti paesi.
Quando ancora di parlava di Sme e di Cee, l'economista lanciò dall'Italia l'idea di uno scudo per i disoccupati europei, quelli la cui vita di tutti i giorni potesse venire depredata dall'assenza di lavoro. Quelli erano anni di intensa attività per l'allora Comunità Europea. Al rilancio dava un contributo decisivo il presidente della Commissione Cee, Jacques Delors, promotore dell'incontro che a Val Duchesse, proprio nel 1985, avviò poi una efficace politica per sviluppare il dialogo sociale tra i rappresentanti delle parti sociali europee. Si trattò essenzialmente di uno scambio di opinioni tra le parti sociali promosso dall'autorità comunitaria per la ricerca di posizioni convergenti su argomenti di interesse comune. Nulla di più, ma il germe era ormai stato lanciato. Dalle intuizioni di uomini come Tarantelli e Delors, l'Europa sociale ricevette uno slancio impressionante, inversamente proporzionale al magma stagnante di oggi.
"Salvando i disoccupati di oggi si salverebbe forse, alla lunga, anche l'Europa" diceva Tarantelli. Il suo pensiero resta lucido nelle menti dei riformisti di oggi. Coraggio, responsabilità: parole chiave dell'azione sindacale promossa da Bonanni contro l'antagonismo parolaio inconcludente.
Alla mano tesa da Bonanni, al suo appello all'unità, agli accordi interconfederali, Epifani sembra tristemente ritrarre la sua, proprio nel giorno in cui si invita ad evitare le polemiche. Gli eroi del lavoro non sarebbero stati uccisi se la società italiana avesse avuto una risposta unitaria e avesse mostrato responsabilità, conclude Bonanni.
L'aula si svuota lentamente. Le ultime parole di corridoio evocano ispirazioni geniali apparentemente recise, in quei luoghi, venticinque anni fa. Ed è tremendamente positivo accorgersi che, dopo tanti anni, sopravvivono alla barbarie.
(27 marzo 2010)










