di Luca Tatarelli
Nostro servizio. Pagano sempre gli stessi: lavoratori e pensionati. L'ordine del Governo di riportare nel Lazio i conti della sanità ha prodotto una serie di errori che hanno causato una sostanziale riduzione della qualità dei servizi erogati. Cgil, Cisl e Uil di Roma e Lazio e le rispettive federazioni dei pensionati e della sanità, ieri nella Capitale, nel corso di una conferenza stampa hanno puntato il mirino sugli innumerevoli ritardi.
Questa una piccola mappa della situazione. Chi vive a Latina e ha bisogno di fare una visita oculistica all'Asl deve attendere 333 giorni prima di essere ricevuto. Duecentodieci giorni per una visita ortopedica. All'Asl Rm G (che comprende i comuni di Tivoli, Monterotondo, Palombara Sabina, Palestrina, Colleferro, Subiaco, Valmontone) l'attesa per un'ecodopplergrafia è di 403 giorni. Per una mammografia all'Asl Roma B (interessati i quartieri popolari a Nord e Sud della Capitale) i tempi di attesa sono di 257 giorni.
All'Asl di Frosinone ne servono 242 per una risonanza magnetica e 241 per un elettrocardiogramma Holter alla Asl. Altri esempi: 146 giorni per una Tac alla testa alla Asl Roma H (interessati i Castelli e Ciampino, Pomezia, Ardea, Nettuno, Anzio), 127 per una visita cardiologica alla Asl Roma D (che comprende il comune di Fiumicino ed i quartieri di Ostia, Acilia, Portuense e Gianicolense, Maccarese, Castel di Guido, La Pisana) e 105 per un elettrocardiogramma alla Asl Roma F (Civitavecchia).
"Tutto questo - evidenzia Tommaso Ausili, segretario regionale della Cisl del Lazio - a dispetto degli accordi presi con le organizzazioni sindacali". Nel luglio 2006 erano, infatti, stati stipulati intese Cgil, Cisl e Uil per ridurre entro a 30 giorni i tempi d'attesa delle visite specialistiche (entro 60 per la diagnostica) e potenziare il Recup (servizio unico per la prenotazione telefonica). Tutto questo è finito però nei cassetti. Ecco così proliferare la richiesta di analisi e prestazioni in strutture o medici privati, pagando cifre salate. Si sa che per curarsi nessuno bada a spese. Compreso "emigrare" in regioni dove i servizi sono più rapidi.
Ausili lancia la proposta della Cisl laziale per cercare di superare questi blocchi. "Chiediamo - spiega a Conquiste - la riduzione da 8 a 4 o 5 Aziende sanitarie locali (Asl). Con queste modalità: ogni Asl deve comprendere un pezzo del territorio romano ed un pezzo della provincia. Cosiddetto sistema a raggiera. Le Asl devono gestire i presidi territoriali, facendo committenza e verifica". La politica, poi, deve fare un passo indietro. Per questo il sindacalista propone di costituire un'Autorithy a disposizione del Consiglio regionale con compiti di verifica sulle appropriatezze. Infine, in ogni Asl ci deve essere un ospedale capofila che gestisce tutti gli altri sul territorio.
Il 1° aprile entrerà in vigore nel Lazio il pagamento di nuovi ticket. Cgil, Cisl e Uil propongono la certificazione Isee. Un sistema più obiettivo per dare ai cittadini i loro diritti. In modo che ad essere esentati dal pagamento non siano furbi ma chi ne ha veramente bisogno. A fare le spese di questi aumenti sono per lo più gli anziani. Mario Menditto, segretario generale della Fnp del Lazio, punta il dito contro il commissario straordinario Elio Guzzanti. "Ha adottato due delibere", spiega.
In una inserisce il ticket per le cure fisioterapiche ai portatori di handicap, nell'altra lo ripristina per le spese farmaceutiche per coloro che sono a basso reddito, ovvero pensionati e lavoratori disoccupati". Sempre dal 1 aprile sono previsti pagamenti per le prestazioni di fisioterapia riabilitativa. Per ogni riabilitazione il costo è di 35 euro al giorno. Altri ticket sono previsti sulla farmaceutica e sulla specialistica, ai pronto soccorso e per 22 nuove prestazioni ambulatoriali.
"Ci continuano a chiedere i soldi - insorge Menditto - e poi chiudono gli ospedali, pensando di realizzare le Rsa (Residenze sanitarie assistite). Ma poi nella nostra regione ne mancano 8.000". Sono stati assunti impegni per mille entro la prossima primavera. Intanto, molti ospedali chiusi vanno in malora. Come, ad esempio, quello di Priverno (Latina). Ottanta posti letto che dal 2006 non sono più disponibili. I costi per rimetterlo a nuovo e per ospitare una Rsa sarebbero troppo alti.
A Rieti di Rsa neanche a parlarne. E mentre i soldi dei cittadini vengono buttati al vento, i lavoratori insorgono. Nella sanità pubblica, ma anche in quella privata proliferano i precari. Nella sanità pubblica laziale in 3.820 attendono ancora un contratto a tempo indeterminato. Tra personale medico, infermieristico e amministrativo sono il 6-7% degli addetti.
"Chiediamo - dice Paolo Lumaca, segretario Cisl Fp di Roma - il ritiro dei provvedimenti sul personale contro il risparmio sul costo del lavoro, la riduzione dei salari e la diminuzione della qualità e della quantità dell'assistenza attraverso il taglio del personale; lo sblocco del turn-over, con un'attenta verifica a livello regionale dei fabbisogni del personale per profilo e utilizzo delle deroghe in relazione ai Lea (Livelli essenziali di assistenza) e non per assegnazione aritmetica per azienda".
Inoltre, va applicato in tutte le aziende il protocollo sulla stabilizzazione dei precari, l'apertura della contrattazione regionale sui criteri per la definizione degli standard del personale. Vanno rispettati i contratti collettivi nazionali garantendo l'intangibilità dei fondi contrattuali, l'apertura della contrattazione regionale sulla redistribuzione delle risorse regionali. Il servizio mensa non va messo in discussione. Infine, vanno riorganizzati i servizi ospedalieri a favore di quelli territoriali.
Cgil, Cisl e Uil il 18 febbraio a Roma hanno organizzato una fiaccolata per rendere pubblico al Governo il malumore dei cittadini nei confronti del dissesto della sanità laziale.
(9 febbraio 2010)










