CINA: la propaganda non risolve i problemi dei lavoratori

 

di Manlio Masucci

Il nuovo anno è iniziato all'insegna delle buone notizie per i lavoratori cinesi ma, spesso, le informazioni provenienti dai canali ufficiali tralasciano di raccontare molti aspetti importanti delle questioni. A rilevare la significativa campagna intrapresa da molti media, è il China Labour Bulletin (Clb) che lancia un avvertimento: dietro le entusiastiche "aperture" dei giornali locali sul miglioramento della condizione dei lavoratori in Cina si nascondono, purtroppo, i problemi di sempre.
Gli argomenti particolarmente a cuore ai media cinesi sono, soprattutto, quelli relativi alla sicurezza sui luoghi di lavoro, all'occupazione e all'eliminazione del lavoro forzato: tre aspetti su cui, secondo la stampa cinese, si sarebbero registrati miglioramenti estremamente importanti ma non tali, nell'opinione del Clb, da far pensare a una pronta risoluzione dei problemi. Al contrario, la campagna mediatica in corso potrebbe ostacolare il reale miglioramento della condizione lavorativa generale in Cina.
Secondo l'ultimo rapporto governativo relativo alla sicurezza nelle miniere di carbone cinesi, il numero di incidenti sarebbe diminuito del 20% nel 2009 confermando così un trend positivo attivo da quattro anni. L'altra faccia della medaglia, sottolinea il Clb, è, però, quella che vede ancora un numero elevatissimo di vittime nelle miniere: nel corso dell'anno passato, 2.631 minatori sono morti sul luogo di lavoro, circa sette decessi al giorno, non considerando, in questi numeri, la gran mole di incidenti mortali non riportati nelle tabelle ufficiali. La diminuzione relativa del numero dei decessi e' dovuta all'acquisizione da parte delle grandi compagnie di proprietà dello Stato delle piccole miniere dove le norme di sicurezza sono, tradizionalmente, particolarmente blande. Nonostante questi miglioramenti, rivela il Clb, la grande richiesta di carbone potrebbe portare le imprese ad aumentare i ritmi produttivi pregiudicando ulteriormente la sicurezza dei propri lavoratori.
Un'altra fonte di preoccupazione per le autorità cinesi è il grande numero di disoccupati fra i neodiplomati. Secondo gli ultimi dati governativi il tasso di occupazione relativo si attesterebbe, a fine 2009, all'87%. Una proiezione molto ottimistica che tralascia, purtroppo, di specificare come la maggior parte dei lavori a cui un diplomato può accedere siano di scarsissima qualità: stage non retribuiti o malpagati, nessun contributo e nessuna garanzia di assunzione sono, puntualizza il Clb, la normalità per un diplomato in cerca di un posto.
Per quanto riguarda l'occupazione irregolare, le autorità cinesi hanno annunciato iniziative, prontamente riprese dai media locali, per contrastare l'informalità e i comportamenti criminali di molti imprenditori che fanno uso di lavoro forzato. Anche in questo caso, i problemi sono ben lungi dall'essere risolti come dimostrano molti casi di lavoro imposto soprattutto a persone non integre dal punto di vista fisico o mentale costrette a lavorare per salari da fame.
L'ultimo fronte aperto, rispetto al quale si può notare una netta discrepanza fra la versione ufficiale propagandata dai media e la versione del Clb, è quello relativo al diritto all'educazione per i figli dei lavoratori migranti. Nonostante la legge garantisca il diritto all'educazione dei minori, si registrano ancora molti casi in cui i genitori vengono invitati a rispedire i loro figli al luogo di provenienza.
Insomma, nonostante gli impegni e le rassicurazioni provenienti da Pechino e le campagne mediatiche relative a presunti miglioramenti, i problemi per i lavoratori cinesi rimangono, per il momento, ancora irrisolti.

(9 Febbraio 2010)

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