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GIOIA TAURO. Continua la protesta dei lavoratori portuali contro la cassa integrazione per 400

 

di Sara Martano

La politica miope del Governo continua a mietere vittime sul lavoro. Le ultime, solo in ordine di tempo, sono i 400 lavoratori del porto di Gioia Tauro, coinvolti nella cassa integrazione annunciata dalla ditta Medcenter che ha il monopolio della movimentazione del traffico dei containers all'interno del porto calabrese giustificata con un calo di commesse. Da oltre una settimana i lavoratori protestano per salvaguardare l'attività del porto e scongiurare il rischio degli ammortizzatori sociali, anticamera di probabili licenziamenti. Da martedì scorso proteste e mobilitazioni si succedono dentro e fuori l'insediamento industriale alternando la sospensione delle attività con lo svolgimento di assemblee permanenti. La situazione già molto preoccupante si fa giorno per giorno sempre più delicata anche per la protesta estrema messa in atto da otto lavoratori che da martedì stanziano su una gru posta a cinquanta metri di altezza all'interno dell'area portuale.

Lavoratori e sindacati chiedono l'immediata convocazione da parte del Governo nazionale di un tavolo di confronto per affrontare la situazione di esubero occupazionale, venutasi a creare a causa del calo delle commesse e affrontare il problema che investe tutti gli hub di transchipment del sud Italia a partire proprio dal porto di Gioia Tauro.

I lavoratori stremati, ma determinati a difendere il proprio posto di lavoro, continuano le proteste. Accanto a loro diversi rappresentanti della società civile. Insieme in difesa di un insediamento industriale unico in un panorama territoriale noto esclusivamente per fatti di cronaca nera. "A Gioia Tauro - scrive un lavoratore in una lettere inviata ad una redazione giornalistica - si sta consumando una silenziosa battaglia per il mantenimento di un posto di lavoro guadagnato attraverso il lontano Patto d'Area. Una scommessa vinta per un progetto imprenditoriale ambizioso da poche decine di lavoratori nel biennio '95-'97, fino a raggiungere oggi il numero di 1.500 lavoratori interessati nella movimentazione merci via container".

E' vergognosa la sordità del Governo - esplodono i sindacati di categoria Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Mare - che dopo giorni di proteste e tensioni ancora con convoca un tavolo per affrontare la situazione.

Eppure il porto di Gioia Tauro rappresenta per l'economia calabrese il 50% del pil privato prodotto nella regione anche se nell'ultimo anno ha registrato un calo del 17 % nella movimentazione (secondo i dati della Banca d'Italia). Secondo il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, sulla crisi pesa il monopolio della Mct che si era impegnata , anche alla luce dell'adeguamento dei fondali da parte dell'Autorità portuale a sviluppare una strategia in grado di aumentare l'occupazione. Ma, il gruppo Contschip, multinazionale che in Italia gestisce ben sei porti e di cui fa parte la Mct che subisce le strategie aziendali, ha deciso di riaprire Cagliari, spostando nel capoluogo sardo la compagnia Gran Alliance". Ed è da quel momento, per Scopelliti, che i timori del declino di Gioia Tauro, con dismissioni di mezzi operativi e perdita di posti di lavoro sono diventati una triste realtà. "La richiesta di cassa integrazione avanzata dall'azienda lo scorso 30 dicembre - continua ancora Scopelliti - è passata quasi inosservata da parte delle forze politiche e ancora oggi non sono emerse novità che diano tranquillità al personale in mobilitazione".

"L'incertezza occupazionale - afferma Paolo Tramonti - segretario Cisl Calabria - e le azioni di lotta messe in campo dai lavoratori rappresentano il segnale inequivocabile della crisi in cui versa in questo momento il porto di Gioia Tauro, importante infrastruttura portuale della nostra regione". Al riguardo va rilevato come proprio in un momento in cui per l'intera Calabria potrebbero aprirsi nuove prospettive legate alle opportunità derivanti dall'apertura dell'area di libero scambio euromediterranea, l'eventuale perdita di competitività del porto di Gioia Tauro sarebbe un colpo mortale e decisivo per la già debole economia regionale. "In questo contesto si impone una netta inversione di tendenza - continua Tramonti - verso il rilancio del porto gioiese e, in tutto questo, Governo, Regione e istituzioni non possono chiamarsi fuori ma anzi ognuno deve fare la propria parte". Da parte sua la Regione fa sapere che ha attivato una serie di misure anticrisi e di rilancio per far uscire dalle difficoltà l'infrastruttura portuale strategica per lo sviluppo dell'intera Calabria. "Sono stati messi in campo bandi di interesse regionale - assicura il presidente del governo regionale Agazio Loiero - ma calibrati anche sulle esigenze di Gioia Tauro. Abbiamo inoltre individuato misure come la formazione continua e l'incentivo per la nuova occupazione". Resta comunque la preoccupazione per l'attuale situazione di crisi occupazionale e il danno che si produrrebbe su moltissime famiglie". Oltre a Governo e Regione i sindacati chiamano in causa anche l'azienda affinchè si lavori insieme per creare quelle condizioni in grado di riportare Gioia Tauro al centro del sistema portuale nazionale ed internazionale attraverso un piano di rilancio che tenga conto delle enormi potenzialità dello scalo calabrese, che oggi si trova ad affrontare una concorrenza sempre più spietata, soprattutto ad opera di Paesi che affacciano nella stessa area, come il Marocco. Ed è proprio qui che la Contship, nella sua strategia globalizzata, possiede partecipazioni importanti nei due porti di Tanger Med e Nador, seguendo una logica di diversificazione industriale che l'ha portata a scendere da Genova a Gioia Tauro e che potrebbe, in un prossimo futuro, indurla a cercare altri lidi.

 

(9 febbraio 2010)

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