di Ester Crea
Tra le proposte arrivate sul tavolo del ministro Scajola per la riconversione dello stabilimento di Termini Imerese, quello di cui più spesso si è parlato nei giorni scorsi è l'avvio di un centro di produzione di auto elettriche. Il progetto del Fondo Cape di Simone Cimino potrebbe partire subito, in modo da poter sfruttare l'accordo con l'indiana Reva e iniziare l'investimento nel mese di aprile.
L'opportunità di creare in Sicilia il maggior hub italiano e mediterraneo di mobilità elettrica via solare, "grazie alla tecnologia di Reva è un'occasione da non perdere" ha spiegato in una recente intervista il finanziere. Secondo Cimino per Termini ci sarà spazio per più progetti legati all'auto e che un solo progetto non darebbe al governo ed ai sindacati la serenità di reimpiego dei futuri ex dipendenti Fiat nei tempi e nei modi previsti. Il progetto andrà così avanti in parallelo alla decisione sulla riconversione anche perché a Cape, nota Cimino, basterebbero 30.000 metri quadrati sui 160.000 della fabbrica Fiat di Termini.
L'indiana Reva esporta gli autoveicoli in 24 Paesi ed ultimamente ha palesato interesse per il mercato europeo. Recentemente ha concluso una joint venture con General Motors per la produzione della minicar Chevrolet Spark in versione elettrica.
Intanto già domani sarà presentata nel cortile di palazzo d'Orleans, al presidente della Regione, siciliana Raffaele Lombardo, la prima auto elettrica interamente progettata e costruita in Sicilia, frutto della collaborazione fra la Società SicilianaEnergia e la Effedì Automotive.
Ma quanto piacciono le auto ecologiche in Italia? Secondo i dati Unrae, l'associazione che rappresenta le case estere in Italia, nel 2009 rispetto al passato c'è stato un boom di vendite, quadruplicate (+202,6%) rispetto al 2008, soprattutto di vetture a Gpl, poi metano, quindi ibride, ad etanolo, e una minima parte di elettriche. Per avere un vero e proprio impatto sul parco circolante di auto ibride, secondo gli esperti, si parla di aspettare almeno dieci, quindici anni. E le elettriche? Manca ancora una rete di ricarica. E questo è il primo ma non l'unico problema da affrontare.
Secondo uno studio commissionato alla CE Delft da Greenpeace, Amici della terra Europa e Trasporti&Ambiente, - pubblicato in occasione della riunione informale dei ministri dell'Industria Ue in corso oggi e domani a San Sebastian, e che dovrebbe annunciare un piano di azione Ue per le auto elettriche - se le vendite di vetture elettriche aumentassero fino a raggiungere quota 10% del totale, questo potrebbe portare ad una crescita del 20% del consumo di petrolio e delle emissioni di CO2 del settore auto dell'Ue. La ricetta degli ambientalisti prevede allora di correggere la legislazione sui super-crediti, che consente ai costruttori di mettere sul mercato 3,5 auto più inquinanti per ciascuna auto elettrica venduta. Perchè mettere sulle strade più elettriche senza nuove regole verdi significa aumentare la produzione di elettricità da carbone e da nucleare. Per questo, secondo gli ambientalisti, occorre anche che ciascun Paese ritocchi al rialzo i suoi obiettivi di produzione di rinnovabili, per assicurarsi che le nuove auto in circolazione siano effettivamente a emissioni zero.
Ma il problema delle auto elettriche è anche quello dei ritorni economici. Nel 2009, in tutta Italia, sono state immatricolate 53 auto elettriche, con un calo del 59,83% rispetto al 2008, anno in cui ne ne furono vendute 132. Bisogna partire da questo dato per capire il futuro di Termini Imerese perché se tra le possibilità legate al salvataggio dello stabilimento c'è la trasformazione del centro in un impianto produttivo di autovetture elettriche per mano di Reva, casa produttrice indiana, d'intesa con Cape, la strada da percorre è lunga e non del tutto facile per i limiti tecnologici imposti dalle batterie.
Dati alla mano, Gian Primo Quagliano, direttore del Centro studi promotor (Csp), in un'intervista rilasciata a Mf-Dow Jones spiega che, in Italia, c'è attenzione verso il mercato elettrico che di certo non inquina ma non fa fatturato.
I problemi di questo tipo di autovetture sono note. "Batterie pesanti e tempi di ricarica lunghi. Molte speranze sono riposte nella batteria a litio", che ad ogni modo "non sono comunque molto più leggere". Le auto verdi che si propongono come un'alternativa al petrolio "costano troppo, perché sono prodotte in serie limitata", aggiunge l'esperto. E a proposito di costo Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, in sede di Cda aveva fatto notare ai consiglieri che la 500 elettrica costa negli Usa 16 mila dollari in più, portando il prezzo della piccolina di casa Fiat al di fuori di ogni ragionevole prezzo di mercato per auto di quelle dimensioni.
Gli addetti ai lavori si chiedono se al piano di Cimino, che, secondo la stampa, richiederebbe investimenti per 930 mln euro, un intervento dallo Stato di 480 mln con una produzione di 30.000 o 60.000 autovetture elettriche, non dovrebbe precedere la creazione di un polo di ricerca e sviluppo che permetta di superare i limiti della tecnologia verde.
Insomma, non una fabbrica in quanto tale ma un vero e proprio polo di ricerca e sviluppo, unico in Italia.
(8 febbraio 2010)















