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Occupazione, un accordo modello nel settore bancario

MERCATO LAVORO

 

di Carlo D'Onofrio

Una banca che di questi tempi sforna posti di lavoro è più di una notizia, è già uno sguardo oltre la crisi. Perché le 1100 assunzioni negoziate dai sindacati del credito (unica eccezione, va da sé, la Fisac Cgil) con Intesa Sanpaolo non danno solo fiato all'occupazione, ma rappresentano un caso che, dal punto di vista contrattuale, promette in un certo senso di "fare giurisprudenza". Di aprire un nuovo scenario, insomma.

Ai nuovi si applicherà per quattro anni il contratto di apprendistato, la retribuzione sarà ridotta del 20% rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale, la flessibilità di orario sarà maggiore e anche il premio di produttività verrà tagliato del 20%: ma al termine saranno tutti dipendenti a tempo indeterminato. E, soprattutto, i loro posti non verranno delocalizzati in Romania, dove Intesa ha spostato negli ultimi anni altri servizi.

"Abbiamo applicato un meccanismo contrattuale da start up - spiega Raffaele Bonanni, che siede accanto a Luigi Angeletti e ai vertici di Fiba, Uilca e Fabi durante la conferenza stampa convocata nella sede della Cisl - un tipo di accordo che già in passato abbiamo applicato, e unitariamente, in aree svantaggiate, come al Sud, per spingere le aziende ad investire". Solo che questa volta la Cgil s'è voltata dall'altra parte. "Evidentemente al momento pensa più al congresso che alle vicende sociali - osserva il leader della Cisl - O se ne occupa quando sono funzionali al congresso stesso". Il risultato è che il sindacato guidato da Epifani "ancora una volta ha perso un'occasione per dare un segnale su una vicenda positiva".

Effettivamente sarà difficile spiegare che tre nuovi centri servizi al Sud (L'Aquila, Lecce e Potenza) e uno a Torino - dove verrà utilizzato il bacino della cig e della disoccupazione - per un totale di 600 posti non valgono una firma.

Altro che "destrutturazione del contratto nazionale", la formula scelta dai bancari di Corso Italia per sottrarsi all'intesa. Un'intesa che, fa notare il segretario generale della Fiba Giuseppe Gallo, "compensa l'iniziale flessibilità con l'assunzione a tempo indeterminato e di fatto supera la segmentazione del mercato del lavoro tra garantiti e non, tra lavoratori di serie A e di serie B, per avvicinarsi al contratto unico e alla flexsecurity proposte da Boeri e Ichino". Parla di accordo "in controtendenza in un momento in cui in tanti rischiano di perdere il lavoro" Angeletti. Per il segretario generale della Uil questa è "la risposta migliore a chi per anni ha accusato il sindacato di pensare solo ai garantiti e non ai giovani".

Qualche cifra sulle retribuzioni chiarisce meglio il concetto. "Agli apprendisti - fa i conti Mauro Bossola, segretario generale aggiunto della Fabi - andranno 14mila euro l'anno, chi viene dalla cig arriverà a 14.700. Sono stipendi più alti di quelli previsti da molti contratti nazionali di categoria".

Non c'è dubbio che senza la riforma del modello contrattuale un accordo del genere sarebbe stato impossibile. Per questo ai firmatari non va giù che - Cgil a parte - l'unica sacca di resistenza alla modernizzazione si trovi laddove nessuno se l'aspetterebbe: in Bankitalia. "Una cosa inspiegabile, che spero venga chiarita presto - va dritto al punto Bonanni - Altrimenti chiederemo che se ne discuta in altra sede istituzionale". A frenare Mario Draghi sarebbero le perplessità sull'indice Ipca. "Vedo che l'ufficio studi di Bankitalia è molto attivo, anche nel proporre soluzioni sul lavoro e gli ammortizzatori sociali; e questo è un bene. Forse - suggerisce il numero uno di via Po - sarebbe ora di uno studio che confronta i risultati del nuovo modello con quelli del vecchio".

Le esitazioni di Palazzo Koch non piacciono neppure ad Angeletti: "Sono curioso di sapere perché la riforma non sia applicabile in Bankitalia. D'altronde, se non la si condivide bisogna fornire le ragioni. Ma siccome non credo ve ne siano, credo si tratti di semplice presunzione intellettuale". Per giunta, ricorda Gallo, stiamo assistendo ad un singolare rovesciamento delle consuetudini che fin qui hanno orientato la banca centrale in materia contrattuale: "Nell'aprile del '92 l'istituto chiese ai sindacati di firmare un'intesa sulla politica dei redditi che anticipava gli accordi del luglio '93. Ora è paradossale che sia proprio Bankitalia a tenere un atteggiamento ambiguo su una riforma sottoscritta da quasi tutte le parti".

(8 febbraio 2010)

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