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Insegnanti in sovrannumero? Il ministro Bondi ha già la ricetta: nei musei

SCUOLA

 

Non passa una giornata che la scuola non ricade nelle polemiche. L'ultima è di poche ore fa. Nel fine settimana, ci ha pensato il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, che pensa a un impiego dei docenti in soprannumero nei musei e per la valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale italiano. Bondi ne discuterà con il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, e pensa pure che "gli insegnanti in esubero potrebbero essere utilizzati anche come dirigenti di strutture se non addirittura di muse", previo consenso del ministro Gelmini e ovviamente degli interessati.
Con i tagli apportati e la riforma del quadro orario del resto, dal prossimo anno scolastico, potrebbero esserci insegnanti in soprannumero rispetto alle esigenze di composizione delle classi e dell'insegnamento.

Un'idea, quella degli insegnanti nei musei, che ha fatto saltare sulla sedia il segretario della Cisl Scuola, Francesco Scrima. "E' stupefacente che si discuta già ora, come fa il ministro Bondi, su dove piazzare gli insegnanti in esubero, dando per scontato che la scuola possa farne a meno".
Per il sindacato, "i docenti non sono un peso, ma la fondamentale risorsa del sistema di istruzione, specie in tempi di cambiamenti e innovazioni. Per questo bisogna insistere nella richiesta di rivedere l'entità dei tagli agli organici: questa è la priorità".
"Se poi si vuole affrontare seriamente la questione del possibile passaggio volontario di docenti ad altre mansioni in altre amministrazioni, si prenda in considerazione quanto già è contemplato nel contratto nazionale - aggiunge Scrima - che per responsabilità non nostre non si è mai concretizzato in una disciplina della mobilità verso altri comparti, da concordare fra le parti. Non basta un colloquio tra Bondi e la Gelmini, le questioni vanno affrontate nelle sedi giuste e non con estemporanee sortite. Nel frattempo diciamo no a questa avvilente tratta dei soprannumerari: sull'istruzione e la formazione servono investimenti, non tagli, e il primo investimento è quello sulla professionalità di chi nella scuola vive e lavora".

(8 febbraio 2010)

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