di Rodolfo Ricci
Responsabili della peggiore crisi finanziaria dal 1929, le banche anticipano la ripresa, con utili in netto rialzo per due "big" europee come Deutsche Bank e Santander. Ma le borse non si fidano: anzichè festeggiare sono in netto calo, e puniscono i titoli bancari su entrambe le sponde dell'Atlantico.
Torna il periodo delle grandi acquisizioni e dei dividendi per Deutsche Bank. Il gruppo tedesco ha annunciato a Francoforte un utile di 1,3 miliardi di euro per il quarto trimestre, mandando in soffitta la maxi-perdita di 4,8 miliardi di un anno prima. L'utile netto 2009 è di cinque miliardi (contro il rosso di 3,9 miliardi dell'annus horribilis 2008). Risultati in chiaroscuro: l'utile trimestrale è quasi doppio rispetto alle previsioni, e Deutsche Bank si è concessa il lusso di smentire aumenti di capitale. Ma sul trimestre l'istituto è aiutato da 554 milioni di benefici fiscali. E l'investment banking delude.
L'amministratore delegato Josef Ackermann, davanti ai giornalisti, ha parlato del 2009 come di un "anno cruciale" per la banca, che è tornata "velocemente all'utile" e sta riducendo i rischi. Ad esempio tagliando drasticamente il trading fatto in proprio. E agendo, sopratutto, sui bonus: saranno ridotti come percentuale dei compensi, commisurati ai risultati di un arco di tempo più ampio e ai rischi presi.
"Valuteremo acquisizioni strategiche", ha detto Ackermann, e il dividendo torna a salire, a 75 centesimi per azione. La borsa, però, non si è lasciata convincere, e ha punito la banca con un sonoro calo di oltre il 4% in chiusura a Francoforte.
È andata ancora peggio al Santander, in caduta libera assieme al listino di Madrid sui timori che la Spagna possa essere contagiata dalla crisi greca. La banca ha perso quasi il 10% ed è stata sospesa dagli scambi nonostante i 2,2 miliardi di utile trimestrale, superiore alle stime, tanto da far dire al presidente Emilio Botin che si tratta "del miglior risultato nella storia della banca, tenendo conto della difficile situazione operativa". È un bagno di sangue per il settore bancario e finanziario in generale, con gli indici di settore in picchiata su entrambe le sponde dell'Atlantico. A Londra Barclays perde quasi l'8%, a Parigi Societè Generale il 5,7%, a New York Citigroup il 3,6%. Scottati dalla crisi finanziaria, gli investitori non si fidano.
E temono che le banche siano le più vulnerabili di fronte al rischio-Paese di Grecia, Spagna, Portogallo e di tutti gli anelli deboli di Eurolandia.
(4 Febbraio 2010)










