di Rodolfo Ricci
Sul tema del rinnovo degli incentivi al settore auto è intervenuto anche il presidente del Consiglio Silivio Berlusconi. "Stavamo esaminando" l'erogazione di forme di sostegno, ma "pare che il principale produttore, ossia Fiat, non sia interessato ad averlo"; in ogni caso "è ancora un capitolo aperto, stiamo discutendo con altri protagonisti del settore auto e vediamo come si metteranno le cose, noi siamo sempre aperti e pronti a dare una mano ai settori che ne hanno bisogno".
In precedenza era intervenuto anche il presidente del Senato, Renato Schifani, ma con parole più dure e incisive: "Bisogna avere il coraggio di dire basta ad elargizioni statali se non vengono salvaguardati i posti di lavoro e i presidi industriali". Il patrimonio industriale e produttivo della Fiat di Termini Imerese - ha sostenuto Schifani - deve essere salvato, non dobbiamo e non possiamo disattendere questo impegno morale.
"La chiusura di alcune realtà produttive dislocate nel territorio rappresenta un banco di prova per tutte le istituzioni, gli imprenditori, i lavoratori e le loro famiglie. Non è pensabile che a fronte di un impegno costante dello Stato nei confronti di realtà produttive, quali l'industria automobilistica e metallurgica, pur nella difficile crisi economica che attanaglia le economie di tutto il mondo, si assista alla progressiva dismissione di stabilimenti che rappresentano, in alcune aree storicamente ancora più fragili, quali la Fiat di Termini Imerese e l'Alcoa di Portovesme un vero e proprio presidio sociale. Agli operai di questi siti che rischiano il posto di lavoro - ha sottolineato Schifani - va tutta la nostra solidarietà e vicinanza nella loro battaglia per la difesa di un bene primario di così grande rilevanza sociale".
"A fronte di un impegno delle istituzioni che nel tempo hanno concesso forme di agevolazione, investimento, incentivo, non si può rispondere con il disimpegno", ha ammonito Schifani.
"Incentivi? Il governo decida. Termini è in perdita, va chiuso" - "Sono agnostico sugli incentivi: il governo faccia la sua scelta e noi la accetteremo senza drammi. Ma abbiamo bisogno di decisioni in tempi brevi e di uscire dall'incertezza, poi saremo in grado di gestire il mercato qualunque esso sia". A parlare è l'a.d. di Fiat Marchionne. Su Termini il manager non lascia speranze: "Non possiamo tenere aperto un impianto in perdita. Ma siamo pronti a farci carico dei costi sociali di questa scelta".
In una intervista al quotidiano La Stampa l'a.d. torna quindi a parlare degli aiuti statali al settore delle quattro ruote che il governo sta valutando in questi giorni se rinnovare o meno e afferma: "E' chiaro che gli incentivi non possono che essere temporanei e che prima o poi andranno eliminati per tornare a un mercato normale". Ma aggiunge che per decidere le strategie del gruppo ha bisogno di conoscere in tempi brevi le intenzioni di Palazzo Chigi. "In ogni caso Fiat sarà in grado di gestire il mercato".
La decisione del governo, comunque, non influenzerà in alcun modo la volontà di Fiat di chiudere l'impianto siciliano. "La decisione di smettere di produrre a Termini Imerese è stata presa - precisa comunque Marchionne - ma siamo pronti a fare la nostra parte, a farci carico, insieme al governo, dei costi sociali di questa scelta", "deve funzionare un dialogo a tre per trovare soluzioni valide e sostenibili". "Non possiamo più permetterci di tenere aperto un impianto che da troppi anni funziona in perdita - rileva l'a.d. - Produrre un'auto lì costa fino a mille euro in più e più ne facciamo più perdiamo". Marchionne ha sottolineato gli effetti della crisi globale, a partire dall'attesa di un calo del mercato dell'auto in Europa tra il 12 e il 16% nel 2010, sulle scelte del gruppo: "Abbiamo rimesso in piedi l'azienda ma se ora non interveniamo per risolvere i problemi strutturali derivanti dalla crisi, allora rischiamo di distruggere tutto e di giocarci il futuro". L'a.d. del Lingotto attribuisce la decisione del nuovo ricorso alla cassa integrazione esclusivamente "ai dati", che mostrano in Italia "gli ordini a gennaio crollati del 50% rispetto a dicembre e quasi del 10% più bassi di gennaio dell'anno scorso, quando il mercato era in piena crisi".
Marchionne nell'intervista ha ribadito l'impegno di Fiat all'italianità: "Assolutamente sì: in Italia vogliamo arrivare nel 2012 a fare 900 mila auto (nel 2009 sono state 650 mila). A queste bisogna aggiungere 220 mila veicoli commerciali che saranno prodotti in Abruzzo". Inoltre "Mirafiori continuerà a essere il centro dell'auto. Il nostro cervello è qui. Costruiremo i nuovi monovolume e vorremmo arrivare a produrre mille vetture al giorno". Marchionne definisce "perfetto" il rapporto con gli azionisti: "C'è una collaborazione stretta e continua, soprattutto con John Elkann".
Cisl: Marchionne scarica nodo termini su altri - "Marchionne scarica su altri il problema della cancellazione di migliaia di posti di lavoro, nello stabilimento, nell'indotto e nei servizi terziari collegati. La Fiat non può tirarsi fuori dalle conseguenze delle proprie scelte ed è chiamata ad impegni concreti finalizzati ad un ripensamento della sua strategia di dismettere il sito industriale di Termini Imerese che deve rimanere agganciato alla produzioni di vetture". Lo sottolinea in una nota il segretario confederale della Cisl, Luigi Sbarra, commentando le dichiarazioni dell'Ad di Fiat al quotidiano La Stampa. "Il punto che sfugge a Marchionne - ha sottolineato Sbarra - è che il costo sociale della ristrutturazione a Termini è ad oggi insostenibile. Il governo è chiamato ad assumere determinazioni forti e coerenti con la necessità di salvaguardare il futuro industriale e produttivo di Termini Imerese, impegnando il gruppo Fiat a tutelare e difendere tutti i livelli occupazionali diretti e dell'indotto. La Cisl è favorevole al sostegno congiunturale del settore auto con incentivi alle vendite ed allo sviluppo della produzione in Italia , tuttavia il sostegno in linea di principio deve essere collegato al mantenimento dell' occupazione e dei siti industriali".
(4 Febbraio 2010)










