di Costantino Corbari
Non si allenta la morsa della crisi sull'industria metalmeccanica lombarda. Con 108.537 lavoratori sospesi negli ultimi sei mesi e un incremento allarmante della cassa integrazione straordinaria, i prossimi mesi si annunciano particolarmente difficili per l'occupazione. Nell'ultimo anno sono cresciute del 545% le aziende in difficoltà (8.366 nel 2009 contro le 1.298 del 2008) e del 305% il numero dei lavoratori coinvolti (246.326 contro i 60.800 del 2008). E' quanto emerge dal 27° Rapporto semestrale dell'Osservatorio regionale sulla crisi e occupazione della Fim Lombardia, presentato oggi a Milano. L'Osservatorio rileva sistematicamente la situazione nelle 5.700 aziende industriali insediate nella regione che contano circa 550mila addetti.
Nel periodo 1° luglio-31 dicembre 2009 sono state interessate dalle crisi 3.954 aziende (contro le 4.412 del semestre precedente), con 147.729 addetti (174.605 precedenti), con un totale di 108.537 lavoratori direttamente colpiti dalla crisi (137.989 i precedenti). E' solo apparente però la leggera flessione semestrale, perché invece il raffronto del 2009 rispetto al 2008 mostra la crisi in tutta la sua crudezza e le proiezioni, se possibile, sono ancora peggiori. Unioncamere Lombardia, presentando proprio ieri i risultati della sua indagine congiunturale trimestrale, ha evidenziato come il tasso di disoccupazione, cresciuto nel 2009 al 4,2% sia destinato quest'anno ad aumentare al 5,2% e al 5,5% nel 2011. E gran parte dei posti di lavoro saranno persi nell'industria manifatturiera, in particolare quella metalmeccanica.
"Nel settore si continua a registrare una situazione molto preoccupante di fermo produttivo - ha affermato il segretario generale della Fim Cisl Lombardia, Nicola Alberta, nel presentare il Rapporto -, di utilizzo diffuso della cassa integrazione e di accentuazione del rischio occupazione per migliaia di lavoratori".
Le difficoltà riguardano tutte le dimensioni di impresa e i diversi settori merceologici, mentre si registra la costante impetuosa crescita delle sospensioni congiunturali (cassa integrazione ordinaria, + 338% di aziende e +175% di lavoratori), accompagnata dall'allarmante incremento della cassa integrazione straordinaria (in sei mesi +967% di aziende e + 344% di lavoratori sospesi).
"I segnali di allarme del 2008 si sono purtroppo concretizzati in entità e generalizzazione ai diversi settori, manifestando oggi tutta la gravità della crisi - ha aggiunto Alberta -. Occorre difendere e rilanciare il sistema industriale, con politiche pubbliche di sostegno agli investimenti e all'accesso al credito, oltre a sostenere l'occupazione generalizzando i contratti di solidarietà, che sono solamente dieci e che le imprese continuano a non volere, e attuando politiche attive del lavoro e della riqualificazione".
I territori maggiormente coinvolti sono quelli di Bergamo (21% degli interventi), Milano (19%), Brianza (10%), Lecco (10%), Brescia (9% degli interventi), seguiti da Varese, Legnano e Mantova. Queste aree vedono la presenza di insediamenti industriali importanti, sia nei comparti tradizionali che in quelli innovativi del settore metalmeccanico, con una presenza cospicua di grandi imprese di livello nazionale e internazionale. La realtà delle imprese di medie-piccole dimensioni, storicamente radicate sul territorio, vede un coinvolgimento significativo nei territori di Milano, Varese e Lecco, che mostrano le difficoltà di un elevato numero di tali realtà.
L'analisi della situazione della crisi per classi di dipendenti mostra come il numero dei lavoratori colpiti sia molto elevato proporzionalmente nelle aziende medio grandi (il 45% dei lavoratori colpiti sono collocati nelle aziende oltre i 100 dipendenti). Pure non va sottovalutato il dato della distribuzione della crisi che nelle diverse classi risulta incidente in modo rilevante e coinvolge moltissime piccole aziende: ben 3.684 realtà, il 93% del totale delle unità locali coinvolte.
La cassa in deroga risulta concentrata soprattutto nelle realtà fino a 16 dipendenti (3.516 i lavoratori interessati in queste realtà, su un totale di 4.397 lavoratori sospesi con la cigs in deroga), come era peraltro prevedibile, data la preesistente scopertura di queste aziende rispetto agli interventi degli ammortizzatori sociali.
(3 gennaio 2010)










