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LA NOVITÀ - Euroritenuta presto all’esame dell’Ecofin

 

di Rodolfo Ricci

La questione della tassazione dei risparmi all'estero, compreso il meccanismo dell'euroritenuta, è già da tempo all'attenzione della Commissione Ue e dell'Ecofin. Così la portavoce del commissario Ue al fisco, Laszlo Kovacs, commenta la lettera inviata da Giulio Tremonti, in cui si denuncia il malfunzionamento dell'euroritenuta che - secondo il ministro dell'Economia - non produce il gettito atteso.
"La Commissione Ue spera che si possa raggiungere al più presto un accordo" sulle modifiche da apportare alla direttiva, spiega la portavoce. Sottolineando come nel settembre 2008, in occasione dell'ultimo rapporto di Bruxelles sul funzionamento della direttiva, nessun Stato membro contestò i risultati.
"Il commissario Kovacs ha ricevuto la lettera ieri, ha affermato la portavoce. La Commissione - ha spiegato - prende nota di tutti i dati relativi alle ritenute fiscali alla fonte che sono comunicate dagli Stati membri e sta lavorando al fianco degli Stati membri e dei partner esterni per assicurare il buon funzionamento del meccanismo della direttiva risparmi. In pratica, è nell'interesse di tutti gli Stati membri che la direttiva sia attuata e tutti gli Stati membri dovrebbero puntare a un'efficace cooperazione, compresi quelli che scelgono di attuare la ritenuta alla fonte piuttosto che aderire al sistema di scambio delle informazioni.
La portavoce ha ricordato quindi come la Commissione presenta un rapporto sul funzionamento della direttiva ogni tre anni. Questo rapporto è stato presentato all'Ecofin nel settembre 2008 e allora nessun Stato membro contestò i suoi risultati.
"Dovrebbe invece essere sottolineato - continua la portavoce del commissario Koavcs - che è proprio per superare le lacune della direttiva risparmi che c'è una nuova proposta sul tavolo, attualmente in discussione all'Ecofin. E la Commissione - conclude - spera che l'accordo possa essere raggiunto molto presto".

Ma di che stiamo parlando? Il sistema dell'euroritenuta funziona negli Stati membri della Ue in cui vige il segreto bancario, e che dunque non partecipano al libero scambio di informazioni con gli altri Paesi (Austria, Belgio e Lussemburgo). È un'aliquota che si applica sugli interessi maturati dai conti bancari dei cittadini residenti in un altro Stato Ue. Una parte di questa tassazione va quindi a finire nelle casse dello Stato di cui il titolare del conto è residente. La denuncia di Tremonti - che punta il dito soprattutto su Austria e Luessemburgo - è che tale sistema non produce il gettito atteso.

(3 Febbraio 2010)

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