L'APPROFONDIMENTO - Una finestra su scuola e lavoro

 

di Andrea Benvenuti

L'accordo firmato sulla formazione professionale rappresenta l'impegno ad affrontare la crisi, rafforzare l'occupabilità e andare oltre lo strumento degli ammortizzatori sociali. E' un accordo che arriva in aiuto del rilancio del mercato del lavoro, pensa alle donne, ai giovani e a chi lavora e deve riqualificarsi per vincere la sfida del mantenimento del posto di lavoro e della riqualificazione. E la scuola? Come si inserisce tra le righe di questa importante intesa? C'è un punto di contatto tra questo accordo e il sistema dell'istruzione e dell'obbligo scolastico? Nelle linee guida dell'intesa, si parla di scuola (anche se non direttamente), al punto 2, laddove si fa riferimento al "sistema" formativo nazionale e si sottolinea il valore dell'istruzione tecnica e professionale nel quadro di interventi tra le parti sociali, datoriali e istituzionali. Sono chiamate in causa le Regioni per la competenza sulla formazione professionale, anche se già impegnate sull'emergenza del momento e su tipologie di attività formative già programmate sul territorio. Punto di contatto tra l'accordo siglato e il mondo della scuola è lo strumento dell'apprendistato. Istituto che il ministro dell'Istruzione ha proposto facendo approvare un anno di apprendistato al lavoro per i ragazzi di 15 anni che intendono uscire dalla scuola. Anno che dovrà valere come assolvimento dell'obbligo di istruzione. Finora, il nostro sistema scolastico fissava l'obbligo a 16 anni, così come stabilito da una norma contenuta nella Finanziaria 2007 (e proposta dall'ex ministro Giuseppe Fioroni). Ora si cambia e si anticipa l'uscita dalle aule per entrare nelle imprese. Ma l'accordo sulla formazione non entra nel dettaglio del raccordo tra mercato del lavoro e scuola. Ora, come detto, l'emergenza è la crisi, l'occupabilità, il sostegno ai profili esistenti sul mercato del lavoro. Gli studenti in uscita e l'alternanza scuola-lavoro non sono parte centrale di questa intesa. Su questi temi si dovranno aprire, a livello regionale, tavoli di concertazione sul diritto-dovere e l'integrazione scuola e lavoro, anche se la parola d'ordine è lavorare sulle esperienze avviate a partire dai Poli formativi. La posizione della Cisl è "garantire interventi formativi omogenei" e "il richiamo agli standard formativi internazionali".
L'apprendistato a 15 anni non sarà operativo finché non si firmeranno intese tra le parti. Critiche sono state fatte dalla Cisl Scuola che punta il dito contro "l'inerzia delle Regioni; la resistenza dei beneficiari e l'incuria di tante imprese che sognano una manodopera giovanile gratuita e sottomessa".

(18 Febbraio 2010)

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