di Sara Martano
Ancora uno sciopero con manifestazione per i lavoratori del sito chimico di Porto Marghera che chiedono l'apertura di un tavolo locale e di un tavolo nazionale per trovare soluzioni idonee che accompagnino l'area industriale di Porto Marghera verso una vera e propria riqualificazione.
Oggi, infatti, nonostante gli accordi sottoscritti e i progetti messi in campo, esistono molte situazioni di crisi aperte: da Vinyls a Montefibre, da Dow Chemical a Sirma, da Spm alla Nuova Pansac. Queste e molte altre aziende fanno parte di una vertenza infinita, di cui si parla da oltre venti anni e per la quale si stenta a trovare soluzioni decisive. "A Porto Marghera serve un vero e proprio piano di rilancio - sostiene Massimo Meneghetti, segretario generale della Femca di Venezia - che punti su un'industria innovativa ed ecocompatibile affrontando sia il nodo delle bonifiche sia quello relativo ai costi dell'energia senza dimenticare di attuare scelte politiche mirate al mantenimento dei livelli occupazionali e alla ricollocazione dei lavoratori espulsi dal mercato del lavoro".
Circa un migliaio i lavoratori che con bandiere e fischietti hanno messo in atto un corteo pacifico che si è snodato da Marghera lungo le vie della cittadina di Mestre per sostenere occupazione, innovazione e sviluppo. "Basta con la politica degli annunci a cui assistiamo da anni - continua Meneghetti - quello che serve oggi è passare alla politica dei fatti, risolvendo le questioni aperte e dando così risposte concrete ai lavoratori occupati". La piattaforma dei sindacati individua nell'accelerazione delle pratiche per la bonifica delle aree inquinate un primo passo verso il rilancio. Anche perchè tali aree, una volta bonificate, potrebbero essere collocate sul mercato a prezzi competitivi e dare un'opportunità concreta a chi vuole investire. Altro tassello da affrontare è l'abbattimento dei costi dell'energia (oggi le aziende del territorio la pagano il doppio rispetto ai maggiori competitors a livello europeo) per permettere un prodotto sempre più competitivo. I sindacati puntano a realizzare centrali innovative che sostituiscano quelle esistenti, dando priorità a quelle a cogenerazione, a biomasse e puntando su fonti alternative.
L'obiettivo è quello di dare un assetto stabile all'intera filiera nazionale del cloro e dei derivati prodotti a Porto Marghera. Una filiera vitale per il rilancio di tutta la chimica italiana che avrebbe effetti devastanti non solo a Marghera, ma anche a Ferrara, Mantova, Ravenna e Porto Torres in Sardegna. Sempre ieri, infatti, gli operai sardi della Vinyls hanno effettuato una manifestazione di protesta a Sassari davanti ai cancelli del deposito dell'azienda dei trasporti regionale.
Il tempo passa ma gli impianti non vengono messi in marcia e gli operai sono da circa tre mesi senza stipendio. Per questi motivi i sindacati chiedono l'intervento decisivo del Governo nazionale e delle Istituzioni locali, con la convocazione del tavolo nazionale, al fine di favorire eventuali cordate che fossero intenzionate ad investire nel progetto. All'Eni, i sindacati chiedono di sostenere gli impegni assunti con la firma degli accordi di programma. "Da tempo incalziamo il Governo e il ministro Scajola ad affrontare i problemi strutturali del settore - ribadisce Gianluca Bianco, segretario nazionale Femca - ma ancora non abbiamo ricevuto risposta. Anzi sembra che il ministero dello Sviluppo Economico si sia trasformato nel ministero delle emergenze, senza che però queste trovino soluzioni, mentre aumentano cig e mobilità, amministrazioni straordinarie e contratti di solidarietà, senza nessuna soluzione industriale".
(15 febbraio 2010)










