In questi anni, nonostante le continue sollecitazioni della Cisl Campania e di altre forze sociali, è mancata una programmazione rispondente alle esigenze di cittadini e territorio.
I risultati sono evidenti: la Campania è in fondo a tutte le classifiche per occupazione, sviluppo e qualità della vita, né gli investimenti compiuti nei trasporti e nella ricerca sono stati in grado di arrestare la caduta.
• Occupazione: 178mila posti di lavoro in meno nel 2009.
• Pil pro capite: in Campania nel 2008 è stato rilevato il più basso reddito pro capite tra le regioni italiane (16.746 euro all'anno, contro i 17.970 della media meridionale, i 26.276 euro della media nazionale ed i 30.680 del Centro Nord). Il Pil registra una riduzione di quasi tre punti percentuali (contro il -1,1% al Sud e il -1% circa in media in Italia).
• Povertà: in Campania è povera una famiglia su quattro (dati al 2008, il tasso era una su cinque nel 2007), con un'incidenza circa cinque volte superiore a quella rilevata nel resto del Paese (4,3% nel Nord e 6,7% nel Centro).
• Sommerso: nel 2008 la Campania detiene il record assoluto di persone che lavorano in nero: 329mila (una cifra di poco inferiore a quella di tutti gli abitanti dei Comuni di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno messi assieme).
• Corruzione: la Campania è in testa nella classifica per corruzione, seconda solo alla Toscana (che ha la competenza per le indagini sugli appalti del G8).
• Evasione fiscale: oltre 14 miliardi di euro in un anno.
• Tassazione: l'addizionale Irpef (1,4 punti percentuali invece dello 0,9 standard) e l'aliquota Irap (4,82% invece di 3,90%) pongono la Campania in cima alla classifica italiana per livello di imposizione fiscale.
LE PROPOSTE DELLA CISL PER LA CAMPANIA
Il metodo
Il Sindacato confederale non è stato unito perché una parte di esso ha perso la propria autonomia e la Cisl è rimasta sola nella sua opera di denuncia e di proposta, col silenzio di larga parte del sistema delle imprese, del mondo accademico e l'acquiescenza della Cgil e per lunghi periodi anche della Uil.
La concertazione vera - non certo come vuoto rituale - non è solo un "obbligo" sancito dalla normativa europea, ma rappresenta una garanzia e una occasione per migliorare e rafforzare le politiche che si vanno a definire.
1. La Sanità: no alle clientele e spostare asse da cura a prevenzione
La Sanità assorbe oltre il 60% del bilancio regionale, ciononostante i cittadini campani sono costretti ad andare fuori regione per farsi curare (seppure non mancano esperienze positive ed eccellenze sul territorio).
Il sistema che si è determinato è fitto di clientele e di sprechi: la spesa va razionalizzata e bisogna qualificare l'offerta, contro una logica di tagli puramente ragionieristici, attraverso serie relazioni sindacali.
Bisogna spostare sul territorio i servizi di cura.
Occorre rivisitare il rapporto pubblico-privato determinando in via definitiva i criteri di accreditamento e rendere i Policlinici funzionali al sistema sanitario regionale.
Nei primi cento giorni: monitoraggio mensile del Piano di rientro; immediata applicazione del Piano Ospedaliero; stabilizzazione dei precari della Sanità.
2. Centralità dell'istruzione. Formazione: reale, efficace, misurata e legata al lavoro
La scuola è in affanno perché supplisce alle carenze educative della famiglia ed alla distanza della politica dai problemi veri dell'educazione scolastica.
La parola formazione in Campania è stata svuotata del suo valore positivo ed è diventata sinonimo di affari per chi opera nel settore.
Bisogna selezionare le strutture sane che operano nel settore.
Nessuno in Campania sa quali risultati abbia prodotto la spesa impegnata.
La formazione per essere reale ed efficace deve aumentare l'occupabilità e possibilmente legarsi al lavoro e ciò comporta un serio coinvolgimento delle imprese, dei lavoratori e degli enti bilaterali.
La formazione va inserita all'interno di un sistema integrato di domanda ed offerta che privilegi quei settori e quelle figure professionali indicate dal mondo delle imprese, dagli enti bilaterali e da quelle istituzioni che monitorano i fabbisogni di manodopera.
Nei primi cento giorni: incrementare i livelli occupazionali nella scuola definiti dall'Accordo Fioroni-Regione Campania ed estendere tale previsione al personale Ata; potenziare la scuola dell'infanzia e realizzare il tempo pieno e il tempo prolungato; realizzare una mappatura delle condizioni strutturali di tutti gli edifici scolastici per definire un programma di interventi prioritari; dare corso all'apprendistato professionalizzante, anche in deroga alla legge per quel che attiene al vincolo anagrafico dei 29 anni, quale strumento "anti-crisi" per creare nuova occupazione.
3. La macchina regionale: responsabilità per ruoli e funzioni e priorità agli interni
La macchina regionale ha enormi potenzialità inespresse: vanno valorizzate le risorse interne prima di cercarne altre fuori.
In questi ultimi anni troppo spesso si è genericamente fatto riferimento alla inefficienza degli enti pubblici senza porre al centro la vera questione: le responsabilità vanno divise sulla base dei ruoli ricoperti e vanno definiti veri e propri piani di funzionamento con precise responsabilità di conduzione ed esecuzione.
Il ricorso a consulenze esterne deve avere il carattere dell'eccezionalità, come non è accaduto in questi anni. Il suo abuso ha prodotto un duplice danno: la mancata valorizzazione dei lavoratori regionali ed un intollerabile aggravio di spesa per il bilancio regionale. Questo è un meccanismo che va cancellato.
Nei primi cento giorni: creazione di un Database delle Professionalità Interne per aggiornare i curricula, anche con le competenze possedute, quale premessa di trasparenza ed efficienza.
4. Fondi europei: concentrare davvero, cronoprogramma degli obiettivi, monitoraggio della spesa
I pesanti errori del passato nella gestione dei fondi europei non devono ripetersi.
La nuova programmazione deve basarsi sul principio di concentrazione delle risorse su pochi progetti integrati di dimensioni maggiori: obiettivo che va praticato con azioni concrete nel breve, medio e lungo periodo, con un costante monitoraggio che valuti i risultati raggiunti e/o disattesi per intervenire e correggere.
La Regione Campania e le Forze sociali, inoltre, in uno con le altre Regioni del Mezzogiorno, devono farsi promotrici di un'azione autorevole di pressione verso il Governo nazionale e far sì che le risorse europee conservino la propria "addizionalità", invece di essere sostitutive di quelle nazionali, come è accaduto in passato.
Nei primi cento giorni: realizzare un elenco delle aziende che hanno beneficiato delle risorse europee e non hanno prodotto occupazione ed evitare che ricevano ulteriori finanziamenti; realizzare un elenco delle infrastrutture immediatamente cantierabili per rilanciare l'edilizia; riprogrammare il Paser per poter puntare maggiormente su settori di "seconda giovinezza" (trasporti, aerospazio, automotive); prevedere la realizzazione di un polo di eccellenza per la manutenzione per tutti i comparti del trasporto; avviare un piano di riconversione delle imprese ormai improduttive e seri programmi di riqualificazione dei lavoratori.
5. Crisi occupazionale e politiche industriali: settori strategici e politiche interassessoriali. Lotta al lavoro irregolare e piano per l'emersione delle competenze
La crisi occupazionale in Campania ha radici ben più antiche di quella derivante dal crollo finanziario statunitense. Le misure messe in atto sono state parziali e insufficienti. Gli strumenti economici di sostegno per il settore auto, per esempio, andavano estesi anche ad altri settori. Oltre all'industria che ha beneficiato di qualche attenzione, sono in grande sofferenza anche gli altri settori: artigianato, agricoltura, commercio e turismo. Ad oggi manca (e bisogna costruire) un monitoraggio attendibile sul numero di lavoratori estromessi dal posto di lavoro e di imprese che hanno chiuso l'attività.
È necessario puntare sui settori che rappresentano le eccellenze regionali: l'aerospazio (con collegamenti interregionali e internazionali), l'agroindustria (valorizzando le produzioni tipiche), il turismo (con una offerta la cui varietà rappresenta una enorme ricchezza), i trasporti (realizzando finalmente il sistema aeroportuale campano che comprenda Capodichino, Grazzanise e Pontecagnano; avviando una unica holding del trasporto pubblico che garantisca servizi armonici ed efficienti e costi ridotti per la collettività).
Contemporaneamente occorre strutturare un sistema integrato per la manutenzione di tutto il settore dei trasporti, superando l'attuale costosa frammentazione e - più in generale - favorire e sostenere le forme di aggregazione industriale e di interazione tra le imprese, come i consorzi e i distretti.
Una seria politica industriale impone un dialogo costante e una armonia tra le misure dei singoli assessori (lavoro e formazione, attività produttive, ricerca e innovazione e trasporti in primis) come non è avvenuto in questi anni. È necessario far sì che le risorse siano usate non per uscire dalla crisi, ma per evitare di entrarci.
Nei primi cento giorni: istituzione di un tavolo interassessoriale distinguendo le crisi determinate dall'obsolescenza dei processi produttivi da quelle derivanti dall'obsolescenza delle qualificazioni professionali e avvio di un piano strategico di rilancio attraverso politiche integrate che colleghino la concessione di ammortizzatori sociali a precisi piani di rilancio aziendale o di riqualificazione dei profili professionali; piano di emersione delle competenze (di quanti hanno imparato "a fare" ma operano nel sommerso); approvazione di una misura a valere sui fondi strutturali a sostegno dell'imprenditoria femminile e giovanile.
6. Ambiente ed Energia: Campania centro sperimentale, investimenti nelle rinnovabili e formazione per i green jobs
L'ambiente deve essere un punto centrale delle nuove politiche regionali per recuperare la qualità dei prodotti e l'occupazione nel settore primario e in quello agroindustriale, per migliorare la qualità della vita di chi risiede in Campania. Troppo elevato risulta il tasso di patologie tumorali legato al drammatico livello di inquinamento ambientale per la totale assenza di politiche di gestione del ciclo integrato dei rifiuti. La tutela dell'ambiente non può prescindere da una gestione trasparente del ciclo integrato dei rifiuti e delle acque. Bisogna puntare a politiche che favoriscano la green economy (un settore trasversale in grande espansione) anche attraverso la sperimentazione concreta dei risultati spesso eccellenti dei centri di ricerca presenti in Regione (a cominciare dal Cnr).
Nel comparto energia è necessario sostenere e promuovere politiche di produzione energetica locale. La Campania importa ancora troppo (oltre l'80% dell'energia che consuma) per costi medi ancora troppo elevati. Ciò determina condizioni insostenibili per la competitività delle imprese, determinate non certo dal costo del lavoro, quanto dai costi di "contesto" del fare impresa nella nostra regione. Occorrono politiche per l'energia che privilegino quella prodotta da fonti rinnovabili, con strumenti che valorizzino i risultati più avanzati nella ricerca di settore. È inoltre necessario impostare processi formativi mirati alle nuove professioni del comparto.
Nei primi cento giorni: definire tempistica ed interventi prioritari di bonifica del territorio; rendere esecutive le competenze regionali, di vigilanza e controllo, di tutto il sistema del ciclo integrato delle acque; realizzare un piano energetico regionale.
7. La ricerca e l'innovazione: più investimenti e maggiore coinvolgimento delle imprese
In tema di ricerca e innovazione la Campania ha messo a punto alcune misure di interesse ma i tempi lunghi di attuazione ne hanno ridotto l'efficacia. Uno sforzo congiunto di Regione e imprese deve favorire l'aumento degli investimenti in questa direzione (le cui basse percentuali riguardano comunque l'intero Paese) e l'implementazione dei centri esistenti.
Contemporaneamente occorre invertire l'impostazione consolidata che vede la ricerca in Campania espressa soltanto attraverso il mondo universitario, ancora senza una diffusa e costante partecipazione delle imprese.
Nei primi cento giorni: rafforzare il processo di coordinamento degli Enti Pubblici di Ricerca, istituendo una regia regionale; favorire la ricerca applicata e gli investimenti in grado di produrre innovazione; prevedere la presenza dei ricercatori anche all'interno degli Enti Bilaterali.
8. Le politiche sociali ed abitative: legge e fondo per i non autosufficienti, recepire legge nazionale su cooperazione sociale, riformare mercato degli affitti e edilizia pubblica
La Cisl ritiene essenziale ripensare le politiche sociali come politiche di sviluppo per elevare livelli di protezione e crescita economica.
Occorre:
superare strumenti quali il reddito di cittadinanza che ha favorito giovani di età tra i 20 e i 35 anni (in piena età di lavoro, cui meglio sarebbe destinare interventi che portino a inserimenti o reinserimenti occupazionali) invece che anziani e non autosufficienti;
superare la programmazione regionale per comparti stagni e puntare su interventi integrati/interassessoriali (analisi del contesto e successiva suddivisione delle risorse per misure di sostegno e misure di sviluppo);
superare l'immobilismo della politica che non ha dato corso alla proposta di legge regionale sulla non autosufficienza e di istituzione di un fondo regionale ad hoc, integrativo rispetto a quello nazionale, per i quali la Cisl ha promosso e realizzato una petizione sottoscritta da oltre 120mila persone;
superare l'ipocrisia politico/istituzionale nella gestione delle politiche sull'immigrazione: dei 160mila stranieri in Campania sono troppi quelli che vivono in situazioni di degrado in nome di una presunta politica dell'accoglienza;
superare la drammatica assenza di politiche abitative, con una puntuale analisi, un monitoraggio del patrimonio abitativo esistente e relativo fabbisogno per riequilibrare il mercato dell'affitto, impedire la deriva speculativa e salvaguardare gli inquilini. Non è più rinviabile una riforma delle leggi regionali per la gestione degli Istituti di Edilizia Residenziale;
definire una legge regionale sulla cooperazione sociale privilegiando la cooperazione anche come strumento di "autoimpiego" per le giovani generazioni.
Nei primi cento giorni: immediata approvazione e relativo finanziamento della legge per la non autosufficienza e della legge per la cooperazione sociale; avvio di un tavolo sulla casa che tenga conto anche del numero spesso assai elevato di vani sfitti; verifica del reale funzionamento degli osservatori sulle politiche abitative; dotazione di uffici casa da parte dei comuni campani medio-grandi.
9. Fisco: lotta al federalismo fiscale egoistico, riduzione addizionali Irap e Irpef
Il fisco va sicuramente riformato, partendo dalla principale e vera discrasia: il prelievo automatico in capo a lavoratori e pensionati, i livelli inaccettabili di evasione ed elusione fiscale di tantissimi tra coloro che non rientrano in queste categorie, oltre alla differenza inconcepibile di tassazione sul lavoro (circa il 45%) rispetto a quella, per esempio, sulle rendite finanziarie (circa il 12,5%).
Contemporaneamente, riducendo sacche enormi di inefficienza e di sprechi, si deve provvedere a una riduzione delle addizionali Irpef ed Irap, che portano la Campania in testa alle classifiche nazionali per livello di imposizione fiscale complessiva a fronte di servizi di qualità spesso scadente.
Nei primi cento giorni: formalizzare l'impegno alla riduzione delle addizionali Irap e Irpef, definendo i tempi, e avviare un tavolo delle Regioni del Mezzogiorno e delle Forze sociali per proporre l'applicazione di un Federalismo Fiscale che non penalizzi i cittadini campani e meridionali.
10. Territori: risorsa per uno sviluppo integrato
I territori della Campania, con le loro peculiari vocazioni, rappresentano una risorsa senza eguali, specie se inserite in un progetto integrato di sviluppo economico.
Altro tema che deve sollecitare risposte in tale direzione è come la necessaria integrazione tra l'economia delle zone costiere e di quelle interne possa fronteggiare quella che oggi possiamo considerare con allarme la "desertificazione demografica" di molte comunità, specie quelle delle aree montane.
Nei primi cento giorni: restituire al Tavolo di partenariato sociale la sua legittima funzione, attraverso confronti di merito costanti con le forze sociali dei vari territori provinciali.










