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Fiat. Il confronto al ministero dello Sviluppo prosegue il 5 marzo

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di Cecilia Augella

Il faccia a faccia, al ministero dello Sviluppo, tra i vertici di Fiat, governo e sindacati impegnati a discutere la vertenza a livello nazionale,  proseguirà il prossimo 5 marzo.
L'advisor per valutare le proposte per la riconversione dello stabilimento di Termini Imerese sarà Invitalia. Il governatore della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, ha annunciato che la giunta regionale approverà lunedì un atto con una proposta su Termini Imerese che presenterà al governo. L'incontro è proseguito spostandosi sui lavoratori precari dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco.
La Cisl di Palermo ha poi, in occasione dell'incontro, lanciato un appello al ministro per le attività produttive Claudio Scajola e all'amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne.
"Da giorni assistiamo a un susseguirsi di proposte per il futuro di Termini Imerese. La priorità del nostro sindacato - dice il segretario generale della Cisl di Palermo, Mimmo Milazzo - è che Termini Imerese rimanga un polo industriale di livello internazionale da sviluppare ulteriormente in futuro. Se l'amministratore delegato del Lingotto, come sembra, ha già deciso di chiudere la produzione di auto in Sicilia - osserva Milazzo - bisogna prenderne atto. Ma Fiat deve impegnarsi a elaborare con governo e sindacati un'alternativa industriale sotto l'egemonia del marchio torinese che salvaguardi i livelli occupazionali sia di Sicilfiat che dell'indotto di Termini Imerese". 
Una ventina di sindaci con la fascia tricolore e l'arciprete di Termini Imerese, Francesco Anfuso, hanno anche tenuto un sit-in davanti ai cancelli dello stabilimento.
"Fiat non può defilarsi come se nulla fosse. Per questo non molleremo fino a quando non sarà messo a punto un progetto industriale solido e fattibile, che dia certezze di sviluppo della produzione e dell'occupazione, nel polo di Termini Imerese. Non ha dubbi Maurizio Bernava, segretario della Cisl Sicilia, che ha così commentato a conclusione dell'incontro.
"Fino a quando non saranno approntati progetti industriali alternativi, che l'azienda torinese dovrà contribuire a elaborare - è la risposta del sindacalista Cisl - non è ammissibile alcun ritiro come, oltre che al sindacato, chiedono i governi nazionale e regionale". Pertanto, è la tesi di Bernava, "il governo Berlusconi dovrà pretendere, ora, il doveroso esercizio di responsabilità da parte del Lingotto". La Cisl, dal canto suo, non permetterà che il piano industriale della principale azienda italiana si traduca, per la Sicilia e i lavoratori, nel mero dramma dei costi sociali. Né consentirà che la questione si risolva in mere formule di sostegno al reddito o di accompagnamento alla pensione.
"Le soluzioni per l'impianto Fiat di Termini Imerese devono rispettare l'occupazione, la vocazione industriale del sito e la salvaguardia della professionalità dei lavoratori - ha ricordato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, a margine di una manifestazione di protesta indetta con Cgil e Uil davanti all'ambasciata iraniana". Quella di Termini Imerese, ha affermato Bonanni "è una questione delicata. La Cisl ritiene che il sito debba vivere con tutti gli occupati e qualsiasi piano che rispetta la vocazione del territorio e la professionalità dei lavoratori ci interessa. La Fiat - ha aggiunto - non può uscire come se non ci entrasse nulla in questa storia perché ne è il primo attore e anche sindacati e politica faranno la loro parte".
Quanto alla questione più generale degli incentivi, Bonanni ha osservato: "Tutti sanno che la Fiat negli anni ha ricevuto molti incentivi: non c'è nulla di male perché l'azienda è un punto di forza dell'Italia e della nostra economia. Il problema è l'equilibrio che la Fiat deve trovare a fronte dei piovosissimi contributi pubblici ricevuti e la richiesta del contribuente che ci sia attenzione al sociale e all'occupazione".
"Non voglio entrare in polemica con Montezemolo - ha poi aggiunto il leader sindacale - ma la Fiat ha sempre goduto di aiuti statali per impostare la sua produzione in Italia. E tutti gli italiani questo lo sanno". Così Raffaele Bonanni ha replicato al presidente della Fiat, Luca Montezemolo che aveva affermato di non aver ricevuto un euro dallo Stato dal momento del suo ingresso in Fiat.
"Quando si parla di difendere posti di lavoro, cioè dell'essenza dell'azione sindacale, - ha ricordato il leader della Cisl - siamo disposti a tutto. E faremo di tutto per scoraggiare la Fiat dall'abbandonare i lavoratori. Abbiamo sempre garantito un' interlocuzione responsabile con la Fiat, la Cisl ha esultato quando Marchionne discuteva alleanze con Detroit e con la Germania perchè serve un'economia di scala per rafforzare l'azienda, ma non vorremmo che la Fiat si americanizzasse anche nei rapporti di interlocuzione con il sindacato".
Convinto della necessità di trovare una soluzione a favore del mantenimento dei livelli occupazionali anche il ministro Scajola. "È evidente che anche in Italia - ha detto Scajola - ci deve essere una riorganizzazione della produzione della Fiat: però questo non può determinare una diminuzione dei lavoratori impegnati". Per quanto riguarda in particolare Termini Imerese, il ministro ribadisce che se nella riorganizzazione non c'è spazio per lo stabilimento siciliano, "e noi insistiamo credendo che invece ci sono ancora possibilità, la Fiat deve collaborare per trovare una soluzione che dia lavoro e prospettive sul piano industriale alla Sicilia".
Volontà costruttiva anche nel resto dell'Esecutivo che sa di aver da giocare l'importante carta degli incentivi per le produzioni ecologiche, ma ancora non è stato reso noto come si intende procedere e in quale modo vincolarli al mantenimento della produzione in Italia.
"Credo che tutto il Governo voglia, comunque, un accordo alla base di ogni politica pubblica". Ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, a proposito della vertenza Fiat e, in particolare, riferendosi all'eventualità di incentivi collegati al mantenimento dei siti italiani. L'accordo auspicato da Sacconi deve prevedere che "gli storici insediamenti nel Paese su cui il gruppo è basato debbano essere i primi ad essere saturati in relazione all'andamento del mercato e anche perchè hanno caratteristiche che lo meritano".
Un "incoraggiamento" a "conservare, assicurare e accrescere i posti di lavoro" è stato espresso pure da monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, che, in una conferenza stampa, ha risposto ai giornalisti che gli domandavano la posizione dei vescovi di fronte alla prospettiva che vengano chiusi gli stabilimenti Fiat di Pomigliano D' Arco e Termini Imerese affermando: "Conosciamo il dramma delle famiglie che avevano un lavoro e ora si trovano per strada. Dobbiamo raccogliere questo grido, non possiamo rimanere insensibili".
Critiche a quella che viene definita una "strumentale rigidità" dell'azienda arrivano anche dalla Cisl siciliana. "Abbiamo il sospetto che certe provocazioni dei vertici di Fiat, alla vigilia del tavolo nazionale, puntino apertamente ad irrigidire le posizioni per far esplodere il clima di tensione". Lo afferma Maurizio Bernava, segretario generale della Cisl Sicilia, che definisce "miopi e strumentali" le affermazioni giunte dai vertici del Lingotto. "La Fiat - rimarca il sindacalista - ha il dovere, per quanto ricevuto nei decenni dalle istituzioni, di partecipare a qualunque progetto di riconversione del sito, qualora decidesse lo stop alle auto". È questo, spiega Bernava, che la Cisl ribadisce oggi al "tavolo che abbiamo conquistato, al ministero per lo Sviluppo economico. Ma se Fiat, nel momento in cui investe nel suo rilancio nel mercato mondiale, più che al confronto è interessata a esasperare la protesta per farla precipitare, è meglio che lo dica apertamente. Il 2009 è stato un anno di crisi un pò dappertutto. Eppure, nè Confindustria nè altri gruppi nè altre grandi aziende, hanno mostrato analoga chiusura e irresponsabilità".

(Aggiornato al 5 febbraio 2010)

LA CONTRAPPOSIZIONE - Berlusconi: Incentivi? ”Noi pronti, Fiat però non pare interessata”

Bonanni: disposti a tutto per difendere i posti di lavoro alla Fiat

Arriva oggi al tavolo di confronto del ministero dello Sviluppo economico il nodo dello stabilimento di Termini Imerese. L'obiettivo: approfondire misure per garantire prospettive industriali e occupazionali. Il leader della Cisl auspica maggiore responsabilità da parte dell'azienda

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