di Andrea Mone
L'esperienza di Copenhagen, dove la posizione europea, seppur molto ambiziosa non ha avuto la dovuta considerazione da parte degli altri paesi (Bric e Usa), ha lasciato un senso di grande sfiducia nell'Europa ed ha reso evidente il rischio di un suo soffocamento tra le misure di paesi emergenti (India e Cina) e le difficoltà degli Usa di compiere delle scelte.
Cause di questa sfiducia sono rintracciabili, come sostenuto da Rutelli1 e altri relatori, anche dalle mancate promesse costituenti dell'Europa, e cioè un patto di stabilità e crescita orientato esclusivamente sulla stabilità, un'unione economica e monetaria sbilanciata sul versante monetario ed un allargamento e integrazione orientato ad un allargamento privo di struttura.
Il trattato di Lisbona offre delle grandi potenzialità ma sia pone in funzione di "cantiere" la cui realizzazione si fonda sull'impegno concreto degli Stati che, come rilevato da Lafond2, risultano ancora divisi anche e soprattutto sulle tematiche di carattere internazionale (Turchia3, Iraq4, Medio Oriente5, Afghanistan6, Russia e Nato7). Sempre sul versante internazionale, problematicità crescenti si pongono nel rapporto con gli Usa, portatore di differenti priorità (terrorismo Vs clima) e nei cui confronti i singoli paesi si mostrano eccessivamente compiacenti. Sottovalutato, ad un livello comunitario, appare infine l'importanza della Russia quale partner strategico di sviluppo.
Anche sul versante interno, alcune problematiche sembrano minare la realizzazione delle innovazioni previste dal trattato: "incompetenze" delle nuove cariche, divergenze tra la presidenza Spagnola e il presidente del Consiglio europeo e tra gli stessi Paesi nel trovare una linea comune (come evidenziato, dalla Bindi8, nel Coreper dove spesso ad una convergenza franco tedesca si se associa una alternativa nordica e centro europea)
La nostra capacità di azione appare senza dubbio influenzata dalle carenze in materia di Bilancio (pari a circa l'1 % del GDP europeo di cui il 40% indirizzato alla politica agricola), creando una riduzione della nostra credibilità e paventando lo spettro di uno scenario economico giapponese (deflazione associata alla recessione) sul nostro continente (Lanfond)
Il Mercato interno, per definizione incompleto, si mostra pervaso da ottiche difensive (prive di strumenti di innovazione, infrastrutturali e verdi) ed il tema della cittadinanza (Strategia di Stoccolma ), strettamente correlato, non sembra essere supportato da un clima favorevole.
La Conferenza ha posto l'attenzione anche sul sistema italiano, dove nella gestione della politica estera si è sempre affermata una supremazia del ministero degli esteri (Mae). Oggi un coordinamento ministeriale riconosciuto dal Mae, secondo la Bindi, ha migliorato la situazione, in termini di partecipazione alle riunioni del Consiglio di esperti, tuttavia non si riscontrano ancora i processi avutisi negli altri Paesi dove la riduzione del peso del ministero degli esteri è stata bilanciata dal progressivo affermarsi di altri ministeri.
Un'Europa ancora caratterizzata da decisioni prive di un confronto interno a livello di singoli Paesi. Occorre riaffermare, secondo Gozi9, il ruolo dei partiti nel reintrodurre l'Europa nell'agenda politica italiana. A tal riguardo i parlamentari italiani stanno esaminando le potenzialità del trattato prefigurando taluni meccanismi come sessioni di bilancio e azioni di coordinamento anche attraverso una riaffermazione della Presidenza del Consiglio in luogo del ministero degli affari esteri.
I partiti, secondo Gozi, dovrebbero riappropriarsi anche della capacità di mobilitare gli europei, stante il grave deficit in materia: questione che Cox10 ha ripreso molto sapientemente quando, esaltando le potenzialità del Trattato, ha parafrasato Cavour dicendo che "l'Europa è fatta è ora di fare gli europei".
Per sviluppare dei percorsi "oltre Lisbona" e agire in maniera efficace in un contesto polarizzato tra il G2 e il G20, occorrerà innanzitutto, come sostenne Altiero Spinelli, respingere il dilemma tra la lotta per le istituzioni e i contenuti, tentando cioè di agire contemporaneamente sull'elaborazione di politiche efficace (anche attraverso il meccanismo delle avanguardie) ed il rafforzamento delle istituzioni; contrastare la discrasia tra policy e politics, le prime decise a livello internazionale le seconde ancora troppo territoriali, nonché equilibrare la sovraesposizione dell'Europa nelle sedi internazionali (Onu, G8, Banca Mondiale) con delle performance europee di livello e rafforzare l'identità e capacità di sentirsi europei.
In conclusione, alla domanda se il Trattato semplifichi o meno l'azione dell'Eu rendendola più efficace, al di là delle posizioni di quanti pongono l'accento sul basso profilo delle nuove cariche o sulla sovrapposizione strutturale delle nuove istituzioni, la speranza, come osservato da Cox, risiede nell'accettare queste inefficienze quali elementi di un processo di transizione del Trattato che una volta completato potrà finalmente produrre i suo benefici.
Legenda
1)Presidente di Alleanza per l'Italia,
2)Direttore Ufficio di Parigi The German Marshall Fund of the US
3)Parigi teme che l'ingresso della Turchia possa modificare gli equilibri dell'Ue sia in termini economici (ingenti trasferimenti economici) sia decisionali
4)Inefficienza del negoziato Franco-Tedesco
5)L'UE contribuisce considerevolmente alla ricostruzione del Paese (Palestina) ma con scarso potere politico: nessuna soluzione appare possibile senza il coinvolgimento degli USA
6)Necessità di maggior chiarezza e impegno nella costruzione della democrazia
7)Chiarezza sul suo ruolo dopo la caduta del muro in termini di alleanza politica o militare.
8)Federiga Bindi, direttore Cattedra Jean Monnet , Università di Tor Vergata
9)Membro Commissione Politiche EU, Camera Deputati
10)Presidente Movimento Europeo Internazionale










