di Andrea Mone
Il 13 febbraio scorso la Presidenza Spagnola è entrata in carica, la Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha elaborato un contributo che proietta l'azione del sindacato nella prima nuova presidenza del Trattato di Lisbona e che indubbiamente evidenzia le sfide dell'Europa nella costruzione di una sua dimensione competitiva e sociale.
Nelle premesse del documento viene richiamato un importante concetto, promosso dalla Ces già durante la conferenza di Parigi dello scorso maggio, teso ad affermare l'esigenza di un New Social Deal per un reale sviluppo della Ue.
Un programma di azione che sia in grado di mantenere e creare occupazione in linea con i nuovi processi di produzione e riconversioni industriale in atto (anche mediante la destinazione del 1% del Gdp in favore di investimenti per l'innovazione), che rifiuti il principio del laissez faire quale ispiratore del mercato e realizzi il passaggio da una economia di libero mercato ad una economia sociale di mercato , assumendo come obiettivi innanzitutto quello della piena occupazione.
E' con queste premesse che la Ces rivolge il suo appello alla presidenza spagnola, da sempre impegnata per la costruzione di una Europa Sociale, ribadendo l'inopportunità di strategie di uscita dalla crisi orientate all'esclusivo al consolidamento finanziario (mediante una rigida applicazione del patto di stabilità) in luogo di più lungimiranti sostegni ed implementazioni ai servizi pubblici ed in generale alla domanda aggregata.
Gli effetti della crisi in Europa sul versante occupazionale, seppur mitigati da azioni di riduzione di orario, ammontano a circa 4 milioni di posti di lavoro (25 milioni sono i disoccupati totali con un altissima percentuale di giovani). Molti i punti strategici che secondo la Ces dovrebbero permeare l'azione dell'Ue ed essere al centro dell'attenzione della nuova presidenza:
* preparare e gestire la transizione all'economia verde:
* valorizzare le componenti di giustizia sociale e qualità del lavoro nonché di solidarietà europea a protezione dagli effetti del capitalismo finanziario
* regolamentare il sistema finanziario
* redistribuire equamente la ricchezza
* incrementare la spesa sociale (mediante il fondo sociale europeo e il fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione )
*contrastare la competizione tra i sistemi di tassazione derivata dalla deregolamentazione del mercato
* consolidare un sistema sociale che dia sicurezza ed eviti l'esclusione sociale anche mediante i processi formativi
* rafforzare la contrattazione e i salari (evitando congelamenti e tagli salariali)
* coinvolgere la Bce nello sviluppo e nella crescita facendola uscire dal mero controllo della stabilità dei prezzi
Nello specifico:
- In materia di regolamentazione del sistema finanziario, finora la discussione sulla direttive in materia di architettura e controllo finanziario ha dimostrato che non tutti gli stati membri hanno compreso la necessità di ridare fiducia e stabilità al sistema. La regolamentazione finanziaria intesa come implementazione dei sistemi di garanzie, tuttavia, non è sufficiente per ripristinare la giustizia sociale. Occorrono norme di responsabilizzazione come la tassa sulle transazioni (applicata direttamente ai soggetti che agiscono nel mercato), politiche tese a prevenire l'evasione fiscale (e chiudere i paradisi fiscali) e di codici di condotta per la fiscalità aziendale, specie per le imprese transnazionali .
- relativamente all'Europa sociale, viene evidenziata la proposta di adottare il "Protocollo per il progresso sociale" per l'affermazione di un mercato non fine a se stesso ma guidato dalla dimensione sociale. Questo protocollo, elaborato dalla Ces, potrebbe essere adottato in occasione dell'allargamento alla Croazia del 2010 e la sua applicazione potrebbe fornire delle linee guida di azione per tutte le istituzioni europee. Tali orientamenti si mostrerebbero opportuni anche in relazione alle sentenze della Corte di giustizia europea che, in materia di mobilità, ha posto alcuni limiti all'esercizio dei diritti sindacali nel momento in cui si discute la revisione della direttiva sui lavoratori distaccati.
L'emersione di nuove forme di esclusione sociale (e rischio povertà) generate dalla crisi, rende necessaria una forte azione di contrasto, già intrapresa con il rinnovo, l'anno scorso, dell'agenda sociale e le conseguenti azioni di inclusione , attraverso la costruzione di efficaci sistemi di sicurezza sociale che la Ces rivendica quale fattore di sviluppo dell'Unione stessa.
- la morte di 160.000 lavoratori ogni anno per la scarsa qualità dei sistemi di sicurezza sul lavoro, la diversità di attuazione della normativa europea ed il pericolo che la crisi induca ulteriore disattenzione alla qualità del lavoro, riporta la fondamentale questione della garanzia della salute e sicurezza sul lavoro. Nella strategia per la salute e sicurezza 2002-2006 i processi relativi alle proposte legislative sulle implicazioni dei lavori precari e l'esposizione agli agenti cancerogeni e sostanze tossiche si sono dimostrati lenti. L'appello alla presidenza è volto a rinvigorire queste proposte agendo anche sulla revisione della direttiva sui campi elettromagnetici nonché a conferire maggiore attenzione alle implicazioni di sicurezza sociale, tasse e paghe connesse al sistema degli appalti.
- la Ces chiede inoltre che le iniziative positive tese ad alleggerire il carico amministrativo per le imprese non si trasformino in una riduzione degli obblighi dei datori in tema di valutazione dei rischi o di consultazione e partecipazione dei lavoratori.
- l'accresciuta mobilità dei gruppi multinazionali ed i fenomeni di fusione, delocalizzazione e localizzazione, incrementati dalle crisi, non solo nel settore automobilistico ma anche in quello bancario, edile e tessile, hanno evidenziato l'importanza della contrattazione transnazionale. Questo tema, tuttavia, pur essendo stato incluso dalla Commissione nell'agenda sociale del 2005, può vantare solo timidi risultati ottenuti nella costituzione di Comitati di monitoraggio, seminari e analisi sullo sviluppo di tali accordi. La Ces rivendica la priorità di conferire a detti accordi un preciso status legale europeo (relativamente agli attori, alle procedure di vertenza, ecc).
Alcune proposte di direttive (o di revisioni), secondo la Ces, meritano una particolare attenzione:
* Orario di lavoro: persiste lo stallo dopo il fallimento della procedura di conciliazione tra Parlamento e Consiglio sulla revisione della direttiva. La Ces chiede un rafforzamento della direttiva (condiviso da Parlamento) teso, tra l'altro, ad eliminare le clausole di opt out individuale e l'annualità dell'orario come riferimento senza dovuti accorgimenti in termini di salute e sicurezza; chiede inoltre di inserire clausole di adattamento per i servizi di cura prestasti dalle donne e di conferma del tempo di lavoro a chiamata come tempo di lavoro, così come rilevato dalla Corte di Giustizia.
* Portabilità dei diritti pensionistici: pur essendo un tema fondamentale per la mobilità dei lavoratori, finora i risultati raggiunti in termini di revisione della direttiva risultano scarsi. La Ces chiede dunque che vengano inserite clausole relative alla diminuzione del periodo di franchigia per acquisire i diritti di portabilità (massimo 2 anni) e della soglia di età di inizio portabilità (non superiore ai 21 anni) e che sia previsto un sistema di monitoraggio delle parti sociali.
* Conciliazione tempi di lavoro e famiglia: anche in relazione ai processi di trasformazione demografica, l'attenzione rispetto al tema è stato alto. A conferma di ciò le parti sociali hanno negoziato un accordo sulla revisione dei congedi parentali, mentre la Commissione ha proposto una revisione della direttiva maternità in termini di durata eretribuzione. La Ces chiede alla presidenza spagnola di trasporre l'operato delle parti sociali in direttiva, appoggiando inoltre l'iter della Commissione ed investendo sugli aspetti infrastrutturali di cura (asili nido ed altro) per garantire il mantenimento del lavoro delle donne.
* Migrazione. Il programma di Stoccolma fissa delle priorità in tema di immigrazione per i prossimi 5 anni: è prioritario per la Ces promuovere un codice di diritti (uniformemente applicato a tutte le tipologie di migranti) oltre ad un'inversione di tendenza nell'approccio valutativo del fenomeno (incentrata su politiche di sviluppo e integrazione più che di repressione del lavoro irregolare e di ordine pubblico ). Al di là dell'adozione di questa proposta sui "Diritti", emerge la necessità di incoraggiare gli Stati membri ad assistere e proteggere i cittadini dei paesi terzi che lavorano sul loro territorio, realizzando sistemi di protezione sociale anche per non generare lavoro irregolare (relativo ai soggetti che hanno perso il lavoro).La Ces auspica infine la discussione da parte della Commissione di altre proposte di direttive come la temporanea ammissione degli stagionali (9 mesi) e il trasferimento di lavoratori interno ai stabilimenti di una stessa impresa e la formazione remunerata degli apprendisti in mobilità (anche a seguito delle implicazioni della direttiva lavoratori distaccati), le quali dovrebbero comunque essere adottate in un ottica di sistema.
* Non discriminazione. I mutamenti demografici della popolazione implicano un'assunzione del tema della diversità come componente fondamentale che non lasci spazi ad una gestione emotiva, ed eventualmente conflittuale. A tal fine occorre il massimo sforzo per assicurare che non vi siano discriminazione razziali e religiose non solo dentro ma anche fuori il luogo di lavoro .
* Cambiamento climatico. L'ambizioso obiettivo di ridurre del 30% l'emissione di gas per il 2020 è condiviso dalla Ces, secondo cui il pacchetto clima rappresenta sicuramente un passo doveroso e meritorio. Occorre tuttavia concentrarsi anche sui nuovi lavori e su norme sociali in grado di gestire il cambiamento, correlando il pacchetto con regole idonee a garantire una giusta transizione. Per tali ragioni la Ces chiede l'adozione di un libro bianco sul cambiamento climatico, competenze e lavori, la creazione di un fondo di adeguamento per gli investimenti in poveri di carbone, strumenti partecipativi per anticipare la transizione come i consigli settoriali e il dialogo sociale, una maggiore valorizzazione dei temi della contrattazione a livello territoriale ed una valutazione dell'impatto del cambiamento sul prezzo dell'energia e sull'occupazione. Riguardo all'esito della conferenza di Copenhagen, secondo la Ces, occorre lavorare per una riduzione delle emissioni, entro il 2050, dell'85% (rispetto ai dati del 1990), nella quale i Paesi più sviluppati devono farsi carico responsabilmente , impegnandosi a sostenere la parallela riconversione nei paesi in via di sviluppo. Anche il ri-orientamento del sistema di tassazione e fiscale si manifesta quale fattore strategico per una corretta gestione della transizione. Riguardo al settore energetico, la Ces evidenzia la necessità di politiche ed azioni a sostegno di investimenti nelle piattaforme intelligenti, di politiche di partecipazione democratica nella regolamentazione della gestione e di protezione dei consumatori.
* Mercato unico e dimensione sociale. Nonostante la promessa della Commissione annunciata nella comunicazione sul mercato unico di concentrarsi sulla dimensione sociale attraverso una strategia per i servizi di interesse generale, l'approccio utilizzato è stato di natura settoriale generando problematiche relative all'equo accesso ai servizi specie nei settori della salute e sicurezza e sociali. Al dì la delle promesse della Commissione, anche in relazione alla valorizzazione dei principi di pari opportunità e dialogo sociale, ad oggi, la gestione e le attenzioni del mercato interno sono state rivolte quasi esclusivamente ai processi di liberalizzazione e privatizzazione trascurandone la dimensione sociale. La Ces rivendica pertanto l'inclusione (e attuazione), in ogni legislazione del mercato unico, della clausola Monti che secondo cui le quattro libertà fondamentali non devono pregiudicare l'affermazione dei diritti sociali e di contrattazione, in un ottica integrata di competitività e welfare.
* Salute e servizi sociali. Nel concetto del Nuovo Patto Sociale è insita una gestione della materia della sicurezza sociale non relegata alle fluttuazioni del mercato. La Ces si aspetta dunque che la presidenza spagnola confermi l'impegno per una valorizzazione della competenza dei paesi membri ad organizzare il proprio sistema sanitario in modo efficace, garantendone l'accesso indiscriminato e salvaguardando la parità di trattamento per i pazienti nazionali ed immigrati, in linea con l'art. 168 del Trattato (garanzia della salute). In tal senso degna di nota è la proposta in materia di salute relativa ai lavoratori transfrontalieri presentata al Consiglio.
* Direttiva sullo statuto della società europea. In netto contrasto con la proposta di revisione della direttiva elaborata dalla presidenza svedese, la Ces chiede maggiori garanzie per i diritti dei lavoratori attraverso delle modifiche in materia di partecipazione e requisiti dimensionali e finanziari
Allargamento e Politica estera
In riferimento alle relazioni esterne la Ces riafferma la necessità che il principio sotteso ai processi di allargamento sia di creare opportunità di diffusione del modello sociale europeo ed in nessun caso di destabilizzarlo. In tal senso la Ces rivendica la necessità che i candidati posseggano tutti i requisiti richiesti in termini di democraticità delle istituzioni, di rispetto per i diritti umani e sindacali nonché di protezione delle minoranze, condividendo nel caso specifico la comunicazione della Commissione che impone alla Turchia la cessazione delle violazioni in materia sindacale al fine di un suo ingresso nella Ue.
In merito alla politica estera, l'impegno che la Ces chiede alla presidenza (ed all'Ue) è quello di rinnovare il proprio impegno nel combattere ogni forma di discriminazione e violazione di diritti umani e sindacali ovunque essi abbiano luogo. In tal senso le innovazioni del Trattato (in primis relative alla carica di Alto Rappresentante) devono servire all'Ue e non riflettere un approccio intergovernativo nella gestione della politica estera. La Ces sostiene lo sviluppo di integrazioni regionali associate a garanzie sociali, d in particolare gli accordi di associazione dell'Ue con il Centro America e la Comunità Andina; chiede tuttavia, la sospensione dei negoziati con la Colombia per le persistenti violazioni ai diritti sindacali. Riguardo l'amministrazione Americana ed il Wto, la Ces evidenzia rispettivamente l'importanza di una collaborazione per il cambiamento climatico e di contrasto alla crisi e, in caso di ripresa dei negoziati di Doha, la verifica da parte del Wto del livello di connessione tra commercio, lavoro dignitoso e standard di lavoro.
Queste dunque le rivendicazioni del sindacato europeo alla presidenza spagnola, che contribuiranno senza dubbio alla costruzione di un'Europa più sociale oltre che competitiva, conferendole una maggiore legittimazione basata sul metodo partecipativo e negoziale, che potrà svilupparsi ulteriormente lungo le direttive ed innovazioni previste dal nuovo Trattato.
(19 Gennaio 2010)










