di Pierpaolo Arzilla
La Confederazione europea dei sindacati (Ces) et la Federazione europea dei metalmeccanici (Fem) condannano la decisione di Gm di chiudere lo stabilimento Opel di Anversa, licenziando 2600 persone e mettendone a rischio altre 5mila nell'indotto. Un vero e propria scure sulla produzione industriale belga, ha commentato John Monks. Il segretario generale della Ces invita Gm a riconsiderare la decisione e di fare tutto ciò che è in suo potere per salvare lo stabilimento di Anversa. La scelta di Gm, afferma Peter Scherrer, "si fonda più su considerazioni politiche che su una sana logica economica". I due modelli di mini-Suv che Gm aveva promesso di fabbricare nelle Fiandre, spiega il segretario generale della Fem, "verrà invece prodotto in Corea del Sud.
Dalle direttive di Opel Anversa prova a smarcarsi anche il numero 1 di Opel Europa, Klaus Franz, che si scaglia contro la rottura dell'accordo quadro che prevedeva la produzione nelle Fiandre dei due modelli di mini-Suv e che ora viene trasferita in Corea del Sud. I sindacati (Csc, Fgtb e Cgslb)stanno organizzando per venerdì 29 a Bruxelles una grande manifestazione, per chiamare in causa l'aiuto pubblico a favore dei lavoratori che hanno perso il posto a causa delle ristrutturazioni aziendali.
La Commissione europea è pronta a fornire un sostegno finanziario al Belgio per aiutare i 2600 dipendenti che a giugno perderanno il posto di lavoro. Lo ha annunciato Pia Ahrenkilde, portavoce di Barroso. "Siamo pronti - ha detto - ad utilizzare tutti gli strumenti possibili". I fondi, spiega la Commissione, saranno prelevati probabilmente dal fondo Ue per la globalizzazione, creato nel 2006 per dare contributi a stati membri nel caso in cui almeno 1000 lavoratori di una singola impresa, di una regione o di un settore, si trovino in esubero in seguito a grandi cambiamenti strutturali legati alla globalizzazione.
Dal Belgio rimbalzano voci di aiuti di Stati per 2,7 miliardi di euro che la General Motors punterebbe a incassare da vari stati membri in cui si trovano stabilimenti Opel. Ma la commissaria uscente alla Concorrenza Neelie Kroes, precisa però che Bruxelles non è informata di aiuti di Stato da parte del Belgio o di altri stati membri Ue. La Commissione ricorda che da Gm "non ha avuto alcuna nuova informazione sui piani di ristrutturazione di Opel".
Gm Europa ha ufficializzato giovedì scorso al termine di un consiglio d'azienda straordinario la chiusura al 30 giugno dello stabilimento Opel di Anversa. Una decisione che comporterà il licenziamento di 2600 persone, che attualmente lavorano sull'assemblaggio della Opel Astra. In un comunicato Opel sottolinea che la sua stessa sopravvivenza è legata alla necessità di ridurre del 20% la produzione in Europa. Il presidente della regione delle Fiandre Kris Peeters, preoccupato per il futuro occupazionale dell'area, ha convocato i sindacati.
Nel momento massimo della sua produzione, nel 1981, Opel Anversa occupava oltre 12mila persone. Nel 1991 i lavoratori scesero a 10mila, per arrivare a 5mila nel 2005. General Motors ha aperto il suo stabilimento ad Anversa nel 1924, quando produceva le Chevrolet. Nel 2009, dal sito fiammingo sono uscite oltre 87mila esemplari della Astra
"Siamo nel dramma totale", racconta Walter Crop. segretario nazionale della Csc (Confederazione belga dei sindacati cristiani). "Siamo considerati come degli oggetti vecchi da buttare via", dichiara un lavoratore, da 22 anni alla Opel, al quotidiano belga Le Soir . Tra gli operai c'è scoramento, nessuno sembra ancora credere a una soluzione di ripiego che possa mettere al riparo l'occupazione ("è una speranza senza fondamento", dicono).
I sindacati denunciano "l'arroganza" dell'azienda, che avrebbe deciso di chiudere il sito di Anversa per esclusivamente ragioni politiche e non economiche. Secondo la Csc è il governo tedesco infatti ad aver fatto pressioni su Opel: meglio sacrificare Anversa piuttosto che chiudere un sito in Germania (dove tuttavia restano a rischio almeno 4000 lavoratori). Ieri sera, i lavoratori avevano minacciato di bloccare l'uscita delle vetture nuove già pronte. E così sta accadendo in queste ore ("è il nostro bottino di guerra", commentano alcuni operai).
I sindacati belgi fanno appello alla solidarietà dei lavoratori Opel del resto d'Europa e degli operai inglesi di Vauxhall (gemella della Opel). Tre gli obiettivi delle confederazioni: oltre a scongiurare la chiusura di Anversa e ad evitare licenziamenti forzati, i sindacati chiedono in sostanza a tutti gli stabilimenti Opel d'Europa di condividere insieme la gestione della crisi. Con restrizioni divise equamente su tutti i lavoratori, piuttosto che sacrificare grossolanamente il futuro di 2500 lavoratori in Belgio.
Nelle Fiandre poi, la regione che ospita lo stabilimento di Anversa, ci sarebbero altri 5mila posti di lavoro a rischio nell'industria, secondo Agoria, la federazione dell'industria tecnologica, anche se non sarebbero, per ora, in pericolo i fornitori, che dovrebbero dirottare le lore commesse su altri stabilimenti europei del gruppo e anche su altre case automobilistiche. Ma sul medio e lungo periodo, afferma all'agenzia Belga Renè Konings, portavoce di Agoria, l'indotto subirà forti ripercussioni occupazionali, a causa di una riduzione della produzione e del giro d'affari che si attesta sul 40%.
I primi lavoratori ad essere direttamente minacciati dalla chiusura di Opel Anversa, potrebbero essere, secondo la Csc, i circa 300 operai della Johnson Controls di Geel, che fabbrica sedili per automobili. "L'azienda chiuderà sicuramente", spiega Luc Weyns, "poichè il suo unico cliente è Opel Anversa. E anche per il Fgtb, il sindacato socialista, l'addio di Opel ad Anversa avrà "seri impatti" su Johnson Controls. Che vivrebbe così la sua seconda forte scossa occupazionale in pochi anni, dopo la crisi causata dalla chiusura di Volkswagen Forest, poi rimpiazzata da Audi. La Johnson infatti, prima di Opel, fabbricava sedili per la Volkswagen Polo.
La Commissione Ue intanto si dice "preoccupata" per la decisione di Generale Motors di chiudere Opel Anversa e chiede al gruppo automobilistico di mantenere gli impegni presi, inviando a Bruxelles il piano industriale definitivo prima di passare alla sua attuazione.
Il portavoce della commissaria alla concorrenza, Neelie Kroes, ha sottolineato che "Gm si era impegnata a dicembre a presentare il piano di ristrutturazione di Opel definitivo prima di prendere
decisioni. Lo stiamo ancora aspettando - ha aggiunto - perchè in mano abbiamo solo il piano provvisorio che ci fu inviato informalmente a inizio novembre". Piano provvisorio che prevede un taglio del 20% della capacità produttiva di Opel, circa 350.000 vetture in meno all'anno, con un taglio 8.300 posti di lavoro in tutta Europa.
(26 gennaio 2010)










