di Rodolfo Ricci
Una riforma fiscale in Italia, nel quadro di un progetto a dieci anni per il Paese, deve andare anche nella direzione di rafforzare obiettivi finalizzati a rendere il paese più forte. Mentre provvedimenti spot non portano da nessuna parte. La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, lo ha detto spiegando a margine del forum di Davos che "proprio da ieri Confindustria ha varato un gruppo di lavoro al suo interno per presentare le nostre proposte".
Per la leader degli industriali intervenendo sul fisco bisogna tener conto anche di famiglie e lavoratori. Ma è comunque necessario puntare a sostenere i veri driver dell'economia: la ricerca, l'efficienza energetica, la scuola, l'esigenza delle imprese di essere più capitalizzate e di crescere con aggregazioni.
Per la leader degli industriali l'Italia deve guardare al futuro a medio termine puntando "su pochi e chiari obiettivi". Anche la riforma fiscale "che è uno strumento potentissimo per cambiare le cose deve essere disegnata calandola in questa logica. Bisogna valorizzare le caratteristiche distintive che ha il Paese, come un sistema imprenditoriale che riesce ancora a stare in piedi perchè questa è poi la vera forza dell'Italia. Anche la riforma fiscale deve andare in quella direzione".
Per Emma Marcegaglia c'è sicuramente da considerare anche il problema di un abbassamento delle tasse per i lavoratori, le persone, le famiglie, ma la leva fiscale deve essere usata anche per rafforzare quello che di buono abbiamo.
Il gruppo di lavoro che si è insediato ieri a Confindustria definirà le proposte di viale dell'Astronomia "dopo uno studio che deve essere attento e profondo perchè - ha detto Emma Marcegaglia - la riforma fiscale non è una cosa semplice, richiede uno studio intenso".
Sul fronte delle imprese l'esigenza di incentivare con lo strumento fiscale le aziende che devono crescere, si capitalizzano, si aggregano. "E le aziende che fanno ricerca seriamente. È venuto il momento di darci degli obiettivi: pochi, chiari, a medio termine per utilizzare gli strumenti di politica economica e industriale".
Tesoro: pressione fiscale scende al 42,5% nel 2010 - La pressione fiscale si attesterà al 42,9% nel 2009 per poi scendere al 42,5% nel 2010, al 42,1% nel 2011 e al 42,1% nel 2012. È quanto si legge nell'aggiornamento del programma di stabilità approvato oggi dal Consiglio dei ministri. Le entrate totali in rapporto al Pil, si legge, sono stimate in aumento di 0,4 punti percentuali rispetto al 2008, specialmente per effetto del maggiore gettito derivante dai contributi sociali e dalla altre entrate correnti a cui ha corrisposto, per effetto della crisi, un ribasso del gettito tributario principalmente concentrato sulle imposte indirette.
L`incidenza della spesa complessiva, prosegue il documento, è stimata in aumento di circa 3,0 punti percentuali di Pil rispetto al 2008 anche per effetto della caduta del Pil, a seguito del conseguente incremento delle principali componenti di spesa corrente in rapporto al Pil, in particolare per trasferimenti sociali in denaro e redditi da lavoro dipendente, e della spesa per investimenti fissi lordi. L`incidenza della spesa primaria sul Pil risulta in crescita di 3,3 punti percentuali mentre quella della spesa per interessi passa dal 5,1 al 4,8%.
(29 Gennaio 2010)










