Leggi le corrispondenze da Levico

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dai nostri inviati  Ester Crea, Carlo D'Onofrio, Giampiero Guadagni, Raffaella Vitulano

LEVICO. Responsabiità chiama responsabilità. Raffaele Bonanni chiude tavola rotonda e Festa nazionale Cisl con l'ennesima sollecitazione a maggioranza e opposizione a mettere da parte litigiosità e populismi per affrontare insieme una crisi ancora nella sua fase acuta. Il leader dela Cisl invita a prendere esempio dalla coesione sociale dimostrata in questi mesi da gran parte del sindacato e delle associazioni imprenditoriali. "Agli impegni assunti dagli uni, hanno corrisposto quelli degli altri". Un circolo virtuoso che dovrebbe coinvolgere ad esempio le Regioni, che di fronte ai tagli previsti mettono le mani avanti preannunciando il ridimensionamento dei servizi per i cittadini.
Ma l'appello di Bonanni è rivolto in queste ore anche e soprattutto alla Cgil: ad esaminare con più realismo una manovra che, pur essendo dolorosa e da migliorare soprattutto nel capitolo scuola, contiene le basi della riforma fiscale. Bonanni ha poi colto con soddisfazione le aperture di Epifani sul fronte Pomigliano, "paradigma delle attuali relazioni industriali". E ha sottolineato la necessità di cogliere la disponibilità della più grande azienda italiana ad investire ancora nel nostro Paese, con una delocalizzazione al contrario dalla Polonia in Italia. "E se investe Fiat - osserva Bonanni,- anche altri potranno farlo": A non capiro, per il momento, resta solo la Fiom.
La mattinata si era aperta con la presenza del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Tremonti, che ha iniziato l'intervento con un richiamo allo spirito libero della Cisl e polemizzando con Epifani ("ci sono uomini forti che sono liberi e uomini forti che non sono liberi"), ha difeso l'operato del Governo nel corso della crisi. Ma ha anche aggiunto che la via giusta per uscire dalla crisi "è la via dell'economia sociale di mercato, che è la via di Pomigliano".
In particolare, il ministro ha contestualizzato il quadro internazionale in cui l'economia italiana si colloca: un'economia ancora fondata sul manifatturiero piuttosto che sui servizi, che meglio di altre a retto all'onda d'urto del crollo dei mercati internazionali.
La manovra interviene per modernizzare il Paese modificando un sistema di spesa, caratterizzato da molti sprechi e nessun controllo. L'altro capitolo fondamentale, secondo il ministro, sarà il federalismo fiscale e l'intervento sulla Costituzione in direzione di una maggiore libertà d'impresa. "L'eccesso di legiferazione - ha sottolineato Tremonti - sta producendo un blocco del nostro sistema. Avremmo potuto continuare così se non ci fosse stata la globalizzazione. Ma siccome la globalizzazione c'è stata, dobbiamo intervenire per riuscire a competere. Come? Aggiungendo all'articolo 41 della Costituzione l'idea del riconoscimento della responsabilità della persona. Insieme alla modifica dell'articolo 118 sulla sussidiarietà, correggendo il Titolo V. Se non si modifica la Costituzione non si va da nessuna parte".
L'intervento del ministro si è concluso con un fuori programma: la consegna di una maglietta con lo slogan della Cisl: "Uomini liberi in libero sindacato"
Bombassei nel suo intervento ha apprezzato la manovra, ma ha chiesto anche un maggiore sforzo per rendere non solo le imprese ma tutto il territorio in cui operano più competitivo.
Spiragli dall'intervento di Epifani per il futuro di Pomigliano. Pur sottolineando alcuni punti critici all'interno del documento Fiat consegnato ai sindacati, il leader della Cgil ha infatti spiegato che laddove c'è un forte investimento come nel caso dello stabilimento campano, il sindacato può anche accettare forme di flessibilità in grado di assicurare il pieno utilizzo degli impianti. Sulla manovra, invece, Epifani mantiene un giudizio critico.
Da parte sua, il segretario confederale dela Uil Paolo Pirani ha sottolineato come il sindacato debba farsi carico di spiegare la necessità di questa manovra. Parole forti le sue: "Se ci fosse il default dell'euro, non ci satrebbe nemmeno la possibilità di festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia".
E anche per il vicesegretario del Pd Enrico Letta la priorità deve essere la difesa dell'euro ("il Governo ora è sensibile, 8-9 anni fa criticava Prodi e Ciampi"). Letta preannuncia un pacchetto alternativo del suo partito per ridurre la spesa pubblica. E intanto lancia la proposta di "eliminare le prefetture, che sono un duplicato delle questure: avremmo così un solo rappresentante dello Stato nelle province e questo portebbe importanti risparmi"..

(13 giugno 2010)

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I lavori della seconda giornata - I lavori della seconda giornata della Festa Cisl si sono aperti con l'intervento di Pierferdinando Casini, intervistato da Stefano Folli.

Il ruolo del sindacato e della parti sociali si sta rivelando decisivo nella crisi. Per Casini "la Cisl ha dimostrato che si può fare sindacato senza avere nemici". Emblematico il caso Pomigliano, che ha visto ieri l'accordo separato tra Fiat e Fim e Uilm, con il rifiuto della Fiom: " Non so chi ha vinto a Pomigliano, noto che un modello di sindacato che prevede nemici e rifiuta la flessibilità rischia di far chiudere uno stabilimento.

Al leader dell'Udc il mondo politico appare in grave ritardo rispetto al dinamismo delle parti sociali. "La politica si attarda in vecchi schemi, mentre la Cisl dialoga con Confindustria e con Rete Italia Imprese", dimostrando che il "dialogo è l'unico modo per evitare che il Paese vada a picco: non è un'opzione ma una necessità, percchè altrimenti è impossibile risolvere i problemi".

Le difficoltà dell'economia italiana vengono da lontano, la crisi le ha soltanto aggravate, fa notare Casini: "Certo, l'eccesso di debito è il problema più pressante, ma tutto deriva dalla mancata modernizzazione. Qualcuno pensa che la crisi vada superata senza operare cambiamenti. Io penso che sia invece l'occasione per fare le riforme".

La decisone della Cgil di scioperare contro la manovra non convince il leader centrista: "La manovra era inevitabile, non so quante adesioni riscuoterà lo sciopero, quello che è certo è che i problemi resteranno sul tappeto. Siamo seduti su un vulcano, e Tremonti dimostra di saperlo a differenza della sua maggioranza".

A preoccupare piuttosto è l'impatto della manovra sui servizi sociali: "Tagliare è inevitabile, anche nei confronti di regioni e comuni, ma c'è il rischio che in alcune parti d'Italia si vada verso al riduzione delle prestazioni sociali". Per di più i sacrifici richiesti potrebbero non essere gli ultimi. "I 25 miliardi di correzione ai conti comprendono anche le entrate dalla lotta all'evasione, per la quale si sono adottate misure giuste: questa è di fatto parte migliore della manovra". Resta da veder se le previsioni "saranno rispettate", dice Casini, che condanna invece la marcia indietro sull'abolizione delle province. Nell'insieme, sostiene, "mi sembra che manchi un disegno, e temo che questa manovra sia solo il prologo di un altro intervento sui conti a settembre". L'Europa infatti attraversa un momento di grave inquietudine, al punto che "paesi come la Germania stanno smettendo in discussione l'euro, perché sono virtuosi e non vogliono pagare per tutti, come invece è avvenuto nel caso della Grecia".

L'Udc, garantisce Casini, si batterà in Parlamento per far entrare le sue proposte nel testo della manovra. Il primo obiettivo è quello di "recuperare risorse per un progetto a favore della famiglia", risorse che potrebbero venire dall'innalzamento della tassazione "sulle rendite finanziarie speculative, certo non sui titoli di stato". Ad offrire un contributo Casini vorrebbe che fossero anche le fondazioni bancarie: "Proporremo un prelievo del 2% per scopi sociali ben definiti" .
Quanto alle piccole e medie imprese, è necessario fissare "limiti temporali precisi ai pagamenti della pubblica amministrazione".

Intervistato a margine della Festa, intanto, Bonanni commenta positivamente la richiesta del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia a Tremonti, di istituire subito un tavolo sulla riforma fiscale. ''E' giusto - dice il leader della Cisl - è quello che chiediamo'' da tempo. Nella manovra, sottolinea infatti Bonanni, a partire da strumenti come ''la tracciabilità ed il redditometro già si mette un piedistallo, affinché si possa arrivare ad una riforma fiscale che noi richiediamo con forza, perché una parte di ciò che si carica solo su lavoratori e pensionati possa andare sui consumi''. In modo tale, dice ancora il leader della Cisl, ''che chi ha e compra di più, paghi di più. Oggi invece avviene il contrario: chi ha di meno paga di più''. E poi, prosegue, bisogna ''assumere la famiglia come riferimento di un impianto fiscale nuovo''. E' essenziale, conclude Bonanni, ''dare risposte a famiglie e imprese, perché non ce la faremo se dovessero continuare a pagare un livello di tasse così alto, mentre gli sprechi e le ruberie continuano all'ordine del giorno''.

Tra i commenti dei partecipanti, intanto, sono prevalsi l'attenzione sulla vicenda Fiat e l'accordo separato su Pomigliano.

Nel pomeriggio la tavola rotonda sui sessant'anni della Cisl, è stata conclusa dall'appello di Bonanni a lavorare per rendere la classe lavoratrice sempre più protagonista dei cambiamenti che attraversano la nostra società, recuperando lo spirito che fu prima di Pastore e Romani e poi di Ezio Tarantelli.

(12 giugno 2010 - ore 19.00)

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I lavori della prima giornata - Fiat, Piano triennale sul lavoro, manovra e altri temi stanno quest'anno caratterizzando il dibattito della Festa della Cisl a Levico. Conversando con i giornalisti prima di avviare l'incontro coi delegati Cisl del Pubblico impiego e della scuola, il segretario generale della Cisl ha parlato di Fiat, invitando Epifani ad un forte senso di responsabilità sul dibattito in corso negli stabilimenti. Raffaele Bonanni ricorda la scelta coraggiosa della multinazionale italiana, che ha dato la priorità agli investimenti e all'occupazione nel nostro paese creando premesse di tenuta e di sviluppo, ma che è pronta a chiudere anche Pomigliano e a trasferirsi altrove se incontrerà resistenze al piano Marchionne. Un appello alla responsabilità nei confronti delle centinaia e centinaia di dipendenti a rischio. Parole senza incertezze, nè flessioni alla demagogia: la chiusura di Pomigliano "è da evitare in tutti i modi. Sarebbe davvero un disastro se Fiat dovesse ritirare la sua proposta, io prego il mio collega Epifani ad esprimersi e a dare la sua disponibilià". Bonanni sottolinea come "un sindacato che ha a cuore l'interesse del Paese e dei lavoratori, deve saper fare l'accordo con l'azienda più grande d'Italia, che vuole investire cosi' tante risorse e lo fa anche in controtendenza delocalizzando dalla Polonia all'Italia", soprattutto perchè viviamo "un momento delicato per l'economia, dove - ha aggiunto Bonanni - saltano i posti di lavoro da Nord a Sud e dove le aziende delocalizzano" verso l'estero. "Non voglio neanche immaginare - sottolinea - cosa significhi il non investimento della Fiat: l'assetto industriale dell'intero centrosud ne risulterebbe sconvolto". E il countdown per i dipendenti Fiat registra un ticchettìo sempre più assordante.

Senza muovere leve fondamentali, nella realtà italiana, da questa crisi non si esce: l'evasione fiscale, ingiusta per lavoratori e pensionati, ma soprattutto - ha aggiunto Bonanni - pericolosa sul piano economico, perchè quando la gente si impoverisce non spende e non compra i prodotti e i servizi che vengono costruiti nelle fabbriche; e ancora, il funzionamento della pubblica amministrazione e delle istituzioni.

Il segretario generale della Cisl, quindi, avvia il confronto sul pubblico impiego. Francesco Scrima, segretario generale della scuola, ricorda la manifestazione annunciata per il 15 giugno, ricordando che "la gente che rappresentiamo le tasse le paga fino all'ultimo centesimo. In piazza, simbolicamente, saranno listate a lutto le busta paga con un messaggio inequivocabile: "La famiglia del pubblico impiego e della scuola, sentitamente ringrazia per le attenzioni del governo". Bonanni ricorda l'insolita simpatia che la categoria del pubblico impiego sta riscuotendo in questo periodo, sentimento che da anni non si percepiva. E un motivo ci sarà, dato che lo stesso responsabile del pubblico impiego, Giovanni Faverin, sta raccogliendo ovunque consensi alle rivendicazioni di equità e tagli agli sprechi.
Per il segretario generale della Fp Cisl, la battaglia della Cisl ha consentito di andare a stanare e colpire gli evasori: "Le mani non sono state messe in tasca ai lavoratori e ai pensionati, ma ai signori che si comprano le barche evadendo le tasse". Il sindacato del pubblico impiego, rivendica Faverin, "vuole riprendere in mano la contrattazione, fermando le pagelle di Brunetta, ma allo stesso tempo tendendo conto del merito". La Fp, ha continuato Faverin, "vuole costruire la contrattazione con i cittadini nei servizi" ma serve un incontro a breve col governo per discutere dei principali nodi del pubblico impiego, a cominciare proprio dalla contrattazione: "Entro un mese al massimo, è questo l'impegno che chiediamo alla confederazione" .

Sui tagli agli enti locali, osserva Bonanni nel primo giro di dibattito, c'è stato "solo un sindaco, quello di Torino, Sergio Chiamparino, che ha ammesso che anche nei comuni si annidano sprechi e che si può razionalizzare la spesa". Il rigore è una dura necessità, osserva il leader della Cisl, ma non si può dimenticare che "lo sviluppo si ottiene anche riformando la spesa". Di qui la sfida: "Tutti i risparmi che si possono fare nei comuni, i sindaci li impieghino nella contrattazione di secondo livello. Altrimenti le lamentele sul patto di stabilità hanno poco senso".
E sul pubblico impiego, colpito dal blocco della contrattazione, Bonanni garantisce che "la Cisl non abbandonerà mai questi lavoratori, perché sono il cuore pulsante della Cisl". Resta il fatto che le misure di contenimento della spesa varate con la manovra correttiva in Italia sono sostanzialmente in linea con quelle adottate in altri paesi europei; anzi, argomenta Bonanni, per certi versi queste ultime sono più dure. Sicuramente però "non siamo in d'accordo nel mummificare la contrattazione. Voglio prendere in parola Brunetta quando dice che vuole ridare efficienza ai servizi. Ma sono convinto che ciò non si possibile bloccando la contrattazione".
Quanto al peso della manovra sulla scuola, dice Bonanni, "è vero che il prezzo è molto alto". E promette: "Su questo non daremo tregua, ce ne occupiamo e ce ne occuperemo tutti i giorni, anche perché alla scuola è stato fatto un danno maggiore rispetto ai manager pubblici che dichiaravano di voler colpire duramente". Infine un appello al "coraggio e alla pazienza" rivolto a tutti i sindacalisti della Cisl: "Da oggi lavoriamo posto per posto, allenandoci con la politica migliore e le persone più competenti per rivoltare come un calzino tutte le amministrazioni. La battaglia - sprona Bonanni - la faremo perché è una battaglia di popolo, c'è nuova sensibilità e disponibilità nella gente a sacrificarsi e ad impegnarsi ad essere più produttivi. Non ci uniremo a populisti e demagoghi, dimostreremo di sapercela fare scegliendo come sempre gli interlocutori più affidabili".

Al suo arrivo alla festa, il ministro del Welfare Sacconi viene fermato dai giornalisti e da alcuni delegati. Tra loro una donna che chiede al ministro di esprimere un augurio nei confronti della Cisl. "Il mio è sempre un augurio affettuoso nei confronti della Cisl: una grande confederazione libera, di uomini liberi da ideologie ma saldamente ancorati a valori", risponde Sacconi.
Affrontando invece gli argomenti di stretta attualità il ministro sostiene che per lo stabilimento Fiat di Pomigliano, "siamo in presenza, temo, del solito problema. Questa però - ha aggiunto - è l'ora non della polemica ma della speranza per quel territorio, perché si possano davvero creare le condizioni per lo sviluppo. E' chiaro - ha detto ancora Sacconi - che c'è qualcuno che fa fatica ad abbandonare un impianto ideologico che se dovesse prevalere potrebbe farci perdere un'occasione importantissima per quell'economia e quel territorio".  "Mi auguro - ha aggiunto - che ci sia l'accordo con tutti e che prevalga il buonsenso in tutti. Buonsenso, che già vedo in alcuni sindacati che guardano ai problemi con molto pragmatismo". Il ticchettìo batte il ritmo.


Altro tema, il federalismo fiscale. Il ministro dice che serve soprattutto al Mezzogiorno." In regioni male amministrate - ha sottolineato - introduce la responsabilità, che deve tradursi anche in atto politico: vale a dire in commissariamento. Questo è il federalismo: la fine della cattiva gestione".
Quanto al tavolo del 16, infine, Sacconi commenta: "Apriamo un processo che forse non si concluderà tutto in quella giornata, che è fatto di ammortizzatori sociali, di servizi pubblici e privati per l'impiego e soprattutto di formazione, una formazione che formi e renda occupabile le persone".

Sacconi, in tema di mercato del lavoro, lancia l'affondo: "Dobbiamo lavorare non solo per costruire la crescita, ma una crescita con occupazione, guardando alle componenti deboli del mercato del lavoro, cioè i giovani e le donne. In particolare, per quanto riguarda le donne abbiamo sollecitato un tavolo sull'orario di lavoro, con un'attenzione particolare alla conciliazione tra i tempi di lavoro e i tempi dedicati alla famiglia. Nello stesso tempo abbiamo un programma di diffusione dei nidi familiari e di strutture pubbliche e private per la cura dei minori, puntando insieme su una politica integrata dei servizi socioassistenziali, liberando spazi per i servizi domiciliari per la non autosufficienza. Tutto questo per consentire alle donne di entrare e rimanere nel mercato del lavoro". ''Il piano triennale sul lavoro ormai è pronto e presto verrà proposto alle parti sociali come premessa di una serie di azioni normative e non'', aggiunge il ministro. L'intervento è accolto dagli applausi dei delegati in particolare quando il ministro parlato del ruolo degli enti bilaterali, della trattativa su Pomigliano d'Arco e della lotta al lavoro nero e al caporalato. Il Piano triennale ha ''l'ambizione - dice - di liberare il lavoro per liberare i lavori ed ha anche un contenuto di crescita accompagnata dall'occupazione, di cui la legalità è il presupposto''. Quanto allo Statuto dei Lavori ''è un sistema di regole da una parte inderogabili, immutabili e dall'altra di regole che possono essere derogate dalle parti sociali, se lo vogliono, in azienda o in territorio'', sottolinea.

Allla fine della traversata nel deserto della crisi ci saranno molti morti e molti disidratati con bisogno di cure. Non vede certo rosa Alessandro Ambrosi, presidente della commissione credito di Confcommercio, nella tavola rotonda serale ("A casa mia ho mangiato pane e Cisl: mio padre, 86 anni, funzionario Inam, è iscritto al vostro sindacato dal 1954"). Ambrosi offre cifre da brivido. Per tornare ai "tempi belli" della stagnazione, pil e consumi dovranno aspettare rispettivamente il 2019 e il 2015. Nel 2009 hanno chiuso 28 mila pmi del terziario, già 8 mila nel primo trimestre di quest'anno. E nello stesso periodo il 55% dii aziende hanno chiesto credito alla banche senza ottenerlo. La débacle, conclude Ambrosi è vicina. Per Giuseppe Fioroni, presidente del Forum Welfare del Pd, "quella delle Popolari è un'esperienza atipica nel nostro Paese. La politica è troppo attenta a discutere su presidenti e fondazioni. Ma la cosa importante è che chi lavora nel credito e nella finanza conceda accessi e credito con equità a tutti. Quale azienda di credito spende il proprio tempo per capire se vale la pena investire sul progetto di un giovane, indipendentemente dalle garanzie che può dimostrare?".

E' stato fatto credere che si poteva vivere bene senza lavorare: la ricetta di Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato, per superare la crisi è nel segno della concretezza. Guerrini fa un esempio: un giovane uscito dalla Bocconi trovava subito lavori colossali in banche di cultura anglosassone. Un altro ragazzo diventato ingegnere meccanico in un'altra prestigiosa facoltà veniva assunto dalla Magneti Marelli con un contratto annuale da 850 euro. Insomma, "è' stata data la possibilità di fare enormi ricchezze vendendo carta e aria. Occorre tornare alla realtà di cui abbiamo perso cognizione".

Pragmatica la replica di Bonanni: "Abbiamo sempre detto che se stanno bene le aziende stiamo bene anche noi. Ora ci sono anche altri argomenti per stare nello stesso gioco. L'ingordigia della finanza, infatti, ha creato la crisi, mortificando il lavoro a merce qualsiasi e al tempo stesso svalutando il valore dell'impresa". Questo è il cuore del problema, "ma la politica in genere non lo affronta preferendo risposte populiste. Il lavoro per produrre il massimo del suo potenziale ha bisogno di sistemi partecipativi". E insieme, sindacati e imprese, si sono alleati per darsi un nuovo modello contrattuale con l'obiettivo di ridurre le tasse sul secondo livello".

(11 giugno 2010  - ore 20.15)

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