di Ilaria Storti
Lo sciopero Fiom, la sudditanza cigiellina nei confronti dei metalmeccanici nella vicenda Pomigliano, l'incapacità governativa di parlare chiaro delle difficili condizioni dei conti e dell'economia e quella del centro-sinistra di uscire dal canovaccio dell'opposizione pregiudizialmente "contro". C'è un filo rosso che accomuna alcune scelte delle classi dirigenti e non è certamente quell'atteggiamento responsabile che il momento storico richiederebbe. Un atteggiamento che, per esempio, dovrebbe suggerire alla Fiom di fare sindacato e non politica. "Negli ultimi due anni - spiega Raffaele Bonanni, chiudendo la due giorni della Conferenza Nazionale della Contrattazione -, si è interrotta tra Cisl e Cgil la costruzione di un percorso comune di mediazione, per effetto di questa presenza della Fiom che sembra estranea alla Cgil ma che di volta in volta la ingravida e ne influenza tutte le scelte". La vicenda della Fiat di Pomigliano è il "simbolo di questa posizione contraddittoria di Corso Italia, perché non si può dire da un lato che l'investimento va fatto e dall'altro avanzare tutta una serie di congetture sulla violazione della Costituzione e sui diritti". Una "schizofrenia" che induce a rinnegare analoghi accordi passati, alcuni "storici", come quelli di Melfi e Gioia Tauro. La strada della collaborazione, tuttavia, può essere ripresa, a patto che Epifani faccia rientrare le categorie "nei canoni della confederalità".
"Lo sciopero di oggi - sottolinea il segretario generale - è stato l'ennesimo flop. Persino a Melfi, che in questi giorni è il punto più caldo della protesta Fiom, l'80% dei lavoratori ha lavorato. Se Marchionne vuole raddoppiare la produzione auto in Italia deve fidarsi dei sindacati responsabili e puntare tutto sulla partecipazione. Il clima del Paese non è per niente favorevole alle posizioni antagoniste e antinazionali della Fiom, nonostante la grande propaganda in questi giorni di gran parte dei mass media italiani".
La linea che Bonanni indica al sindacato di Via Po è chiara: responsabilità, pragmatismo, riformismo. "Dobbiamo giocare la nostra partita - spiega il leader della Cisl - puntando sulla contrattazione e sul rapporto con gli enti locali. Un rapporto che abbiamo intensificato, riuscendo ad arginare gli aumenti delle addizionali, a concertare sulle tariffe, a fare accordi sul welfare". Quella degli enti locali è una partita che diviene cruciale, soprattutto alla luce del conflitto che la manovra ha scatenato tra centro e periferia. "Noi - afferma Bonanni - dobbiamo evitare che le Regioni scarichino i tagli sui cittadini. Anche perché in molte di esse ci sono enormi sprechi e ruberie e, dunque, margini per recuperare risorse". Nel pubblico impiego, secondo il segretario generale, si possono creare risparmi anche attraverso la riforma della governance degli enti previdenziali prevista dalla manovra. D'altronde, è proprio sul recupero delle risorse che la Cisl sta conducendo una lunga campagna, che tiene insieme la lotta all'evasione, l'individuazione di sprechi e inefficienze, le riforme di sistema, la semplificazione dei livelli amministrativi come premessa per una reale riforma federale. "Questioni - ammonisce Bonanni - che è nostro compito mettere al centro del dibattito, perché i politici non hanno alcun interesse a farlo. Anche per questo in autunno siamo pronti a fare una grande iniziativa su questi temi. La Cisl propone e protesta, ma non lo fa con gli scioperi generali, gravando su aziende e lavoratori già in difficoltà. E per questo, quando noi protestiamo veniamo ascoltati, anche da questo Governo, e riusciamo a trasformare le volontà rapaci in refusi. Sappiamo dosare le nostre iniziative e la nostra forza è l'equilibrio".
(16 luglio 2010)










