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Antonio Merloni. Venduta la C&T ,resta italiana. Fim: mantenuti tutti i 350 posti di lavoro

VERTENZE

 

di Silvia Boschetti

Nella vertenza Antonio Merloni qualcosa si muove. E' stata formalizzata la vendita della Cylinder and Tanks, azienda di bombole e serbatoi del Gruppo, che è stata ceduta all'imprenditore osimano Luciano Ghergo, titolare della Gi&E di Osimo e della Nuovo Pignone di Porto Recanati.
La firma del decreto di cessione è avvenuta, presso il ministero dello Sviluppo economico, e l'acquirente si è impegnato a mantenere tutti i 350 posti di lavoro.

"In questa difficile vertenza c'è una prima buona notizia - spiega Andrea Cocco, segretario generale Fim Ancona - non solo per l'acquisizione, ma anche per il mantenimento di tutti i posti di lavoro, circa 350, dei tre stabilimenti C&T di Matelica, Sassoferrato (Ancona) e Costacciaro (Perugia), e anche dei livelli retributivi".
Il neo proprietario si è, inoltre, fatto carico del debito pre- commissariamento dell'Antonio Merloni nei confronti dei lavoratori. A settembre organizzazioni sindacali e nuova proprietà si vedranno per fare il punto.
Dopo la vendita dello stabilimento finlandese Asko, acquistato dalla società slovena Gorenje, continua, dunque, la cessione di singoli asset del gruppo elettrodomestico fabrianese in amministrazione straordinaria. Una procedura che per ora bypassa il vero cuore dell'azienda, cioè gli stabilimenti di Marche, Umbria e Ucraina che producono lavatrici, frigoriferi e asciugatrici. I commissari si sono impegnati ad indire un nuovo bando internazionale per eventuali manifestazioni di interesse entro la prossima settimana. Ed è alla cessione del bianco che guardano sindacati e istituzioni locali, come unica chance di salvezza per il distretto produttivo.

"La riapertura del bando per la cessione in continuità produttiva delle attività ex Antonio Merloni - sottolinea Anna Trovò, segretario nazionale Fim - invita investitori e istituzioni ad accelerare ed evidenziare disponibilità ed interessi a dare continuità fiducia e prospettive ad un settore che ha parte determinante nella struttura economica del territorio fabrianese, dalle cui sorti dipende il futuro non solo dei lavoratori della Merloni, ma anche di un elevato numero di imprese dell' indotto dello stesso territorio".
Per la Fim quella in cui si trova ora la Merloni è una situazione di stallo dalla quale cercare di uscire il prima possibile per ridare fiducia ai lavoratori e ad un territorio in grande difficoltà. Una "condizione di stand by" confermata da Anna Trovò insieme ad Andrea Cocco, anche alla fine dell'ultimo tavolo interregionale svolto a Fabriano insieme ad altri esponenti sindacali, ai rappresentanti delle Regioni Marche e Umbria e del ministero dello Sviluppo economico. Infatti se da un lato sono andate avanti le procedure della cessione della Cylinder and Tanks, l'attenzione dei sindacati resta puntata sul bando ministeriale che dovrebbe riaprire le manifestazioni di interesse per la Antonio Merloni.
"Finchè non arrivano le manifestazioni di interesse - sottolinea Cocco - per noi è tutto in stand by". Solo con le manifestazioni di interesse si potranno verificare se ci sono offerte e in particolare "se la proposta dei cinesi di China Machi è effettivamente percorribile". Intanto la vigilanza dei sindacati rimane "massima", soprattutto per gli stabilimenti più grandi: quelli fabrianesi di Maragone e Santa Maria e quello umbro di Gaifana, che rappresentano il 70% del personale del gruppo, "2.300 persone a cui bisogna dare risposte".

(29 luglio 2010)

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