Alla faccia della "social responsability": protezionismo in casa propria e mordi e fuggi in casa d'altri. Accade così che i francesi, maestri del protezionismo in patria, non ci abbiano pensato due volte nel decidere di chiudere un impianto italiano che fa capo ad una loro società. Il caso riguarda un impianto della Cofely Energia, società del gruppo Gaz de France-Suez, situato a Settimo Torinese. E la denuncia è dei sindacati degli elettrici Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uilcem Uil che, dopo tutti i tentativi di composizione bonaria, per oggi hanno proclamato uno sciopero. In breve, spiegano i sindacati, Gaz de France "scadute le agevolazioni Cip6" ha pensato bene di abbandonare "gli impianti italiani, senza destinare risorse per investimenti e sviluppo per renderli compatibili con il mercato". E poco importa, al "colosso pubblico francese" se alcune decine di lavoratori italiani si troveranno a perdere il lavoro. "E' la globalizzazione, bellezza", si potrebbe dire. Ma qui siamo di fronte al classico caso dei due pesi e delle due misure. Qualcuno ricorda come nacque Gaz de France-Suez? La sua costituzione risale al 22 luglio 2008 a seguito della fusione della francese Gaz de France e della belga Suez, per contrastare l'Opa ostile lanciata a suo tempo dall'Enel su quest'ultima. In breve, una risposta protezionistica al mercato libero, tipica della Francia, che ha dato vita al quarto gruppo al mondo nel Settore dell'elettricità e del gas, controllato dallo Stato francese che detiene oltre il 35% del capitale. "Fin qui tutto bene, - chiosano i sindacati - se non fosse che questo gruppo sotto controllo pubblico, che si fregia di Codici Etici, Responsabilità Sociale ecc. ecc. alla prova dei fatti risulta cinico e spregiudicato come una qualsiasi multinazionale privata".
"Le federazioni di categoria del settore elettrico italiano, Filctem - Flaei - Uilcem, - proseguono i sindacati - stanno già facendo la loro parte per scongiurare la chiusura di Settimo Torinese senza adeguati strumenti di protezione a garnazia dei Lavoratori, per conquistare un futuro per tutto il parco impianti di Cofely Energia". Ora, per i sindacati, tocca al Governo ed alle istituzioni locali "cominciare ad interrogarsi sulla necessità di adottare, anche in Italia, misure a protezione del proprio patrimonio industriale e produttivo dell'occupazione riguardante il futuro dei lavoratori italiani".
E.C.
(Aggiornato il 30 luglio 2010)










