Made in Italy e quote latte, Italia nel mirino dell'Unione europea

EUROPA

Bruxelles chiama Roma. Ma questa volta non si tratta di apprezzamenti per la manovra economica Made in Tremonti. Semmai sono il Made in Italy e le quote latte (inserite, quelle sì, nella manovra appena licenziata dalla Camera) a dare qualche grattacapo alla Com,missione europea

Delusione sulle quote latte - Tra i corridoi di Palazzo Berlaymont, c'è "delusione", dopo aver appreso che l'Italia ha votato una manovra nella quale ci sarebbe una misura che sembra essere contraria alle regole dell'Ue sul rimborso delle multe per il superamento delle quote latte. La Commissione, fa sapere il commissario europeo all'agricoltura Dacian Ciolos, esaminerà sotto il profilo giuridico il testo votato e "non esiterà a intraprendere l'azione necessaria contro l'Italia se la misura non è conforme alle regole Ue". Bruxelles ha inviato una lettera all'Italia in cui chiede con urgenza di essere informata sulla disposizioni approvate.

Si tratta cioè di capire se le misure sono in linea con la normativa europea e con gli impegni politici ripetuti presi dal governo italiano "di imporre un'applicazione rigorosa ed effettiva del sistema delle quote latte in Italia". L'Ue mette inoltre l'Italia in guardia su un altro aspetto: ogni modifica alle regole fissate nel 2003 sulla rateizzazione del pagamento delle multe per le quote latte, potrebbe infatti violare le norme europee sugli aiuti di Stato. Eventualità, dicono in Commissione, prospettata per la prima volta in questi 20 anni di vicende sulle quote latte.

Dubbi sul Made in Italy - La Commissione europea ha scritto all'Italia anche per esprimere una serie di perplessità sulla legge sul made in Italy e chiede di prendere misure per renderla conforme alle normative comunitarie. Le osservazioni sono contenute in una missiva firmata da Heinz Zourek direttore della dg Impresa dell'esecutivo europeo che conclude invitando le autorità italiane a prendere in considerazione una serie di osservazioni e ad informare Bruxelles "sulle misure che intendono adottare al fine di garantire che la legislazione in questo settore sia compatibile con il Trattato e con la direttiva 98/34/Ce".

Nella lettera si sottolinea che la normativa italiana sull'etichettatura obbligatoria e
la tracciabilità dei prodotti tessili, della calzatura e della pelletteria è stata notificata a
Bruxelles il 7 maggio quando "non poteva più essere considerata una bozza", essendo stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale in aprile. Quindi, la direzione generale impresa della Commissione entra nel merito della normativa, che prevede un marchio volontario Made in Italy, rilasciata dalle autorità ai produttori locali da apporre unicamente su prodotti il cui processo di produzione si tiene soprattutto in Italia.

Zourek precisa, in questo senso, che "la Corte di giustizia ha più volte dichiarato che una normativa nazionale che disciplina la marcatura o di applicazione dei regimi di origine sono in violazione degli articoli 34-36" del nuovo Trattato Ue. La Commissione ricorda inoltre che i sistemi di marcatura nazionale, sia quelli obbligatori sia quelli volontari, sono contrari agli obiettivi del mercato interno. Nella legge sul made in Italy, infine, si fa riferimento a una normativa comunitaria, ma la Commissione ribatte che non esiste alcun regolamento Ue per un sistema di etichettatura obbligatoria.

Etichettatura - "Stanno venendo al pettine i nodi sulla legge del made in Italy approvata dal Parlamento perchè, come avevamo con correttezza avvertito durante l'esame parlamentare, l'unica strada per ottenere il 'made in' è quella comunitaria: nessun Paese in materia commerciale può fare da solo, essendo questa una competenza diretta dell'Unione Europea", commenta il vice ministro allo Sviluppo Economico con delega al commercio estero, Adolfo Urso. 

"Questa è stata ed è una battaglia di bandiera - ha aggiunto Urso - assolutamente condivisibile nel merito, ma va condotta sui binari giusti. Ovvero quella del Parlamento europeo dove, grazie al nostro pressing, dovremmo riuscire ad approvare entro la fine dell'anno il regolamento sull'etichettatura obbligatoria delle merci extra Ue. Ora dobbiamo intervenire - ha concluso - attraverso il regolamento per chiarire alle imprese come applicare la normativa per evitare la confusione e scongiurare ogni ipotesi di infrazione". (cdl)

(29 luglio 2010)

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