British Telecom fa cassa tagliando il personale. Si spiega così la chiusura del trimestre aprile-giugno del gruppo telefonico con un utile lordo in rialzo del 5,5%. Giusto ieri BT Italia ha comunicato l'apertura della procedura per cassa integrazione straordinaria per 220 lavoratori. "Ancora una volta rimaniamo allibiti di tale decisione e ribadiamo con forza il totale dissenso a questa nuova operazione che chiede ennesimi sacrifici ai lavoratori italiani". Questo il commento di Alessandro Faraoni operatore nazionale Fistel Cisl. Per il sindacalista, è la conferma della volontà di British Telecom "di non voler più investire nel mercato italiano, con delocalizzazioni di attività in India ed Ungheria ed uso sempre più indiscriminato di forza lavoro indiane sulle sedi italiane". In compenso, l'utile prima degli interessi, delle tasse, delle svalutazioni, degli ammortamenti e dei costi per il taglio dei posti dell'azienda nell'ultimo trimestre è salito a 1,4 miliardi di sterline (circa 1,61 miliardi di euro) da 1,33 miliardi di sterline dello stesso periodo 2009. Un risultato migliore rispetto alle stime degli analisti che puntavano su utili per 1,39 miliardi di sterline. Ma non abbastanza per modificare le strategie del gruppo, caratterizzate, almeno qui da noi, dal forte ridimensionamento occupazionale. Da qui la netta presa di posizione del sindacato che, dando voce all'insofferenza manifestata dai lavoratori nelle sedi di Milano, Torino e Roma, ha proclamato uno sciopero nazionale per il prossimo 7 settembre. "A fronte dei tanti sacrifici richiesti ai nostri lavoratori nell'ultimo anno, - avverte infatti Faraoni - non siamo più disposti a tollerare questo atteggiamento di disimpegno di BT nel mercato italiano e - conclude il sindacalista - avvieremo tutte le azioni possibili per sensibilizzare le istituzioni locali e nazionali".
E.C.
(29 luglio 2010)










